
In effetti, era abbastanza strano, che nessuno lo avesse ancora ipotizzato. Che la pizza di Cracco potesse essere opera di un pizzaiolo egiziano, o comprata in un discount, sarebbero state ipotesi in linea con il livello dei commenti che si stanno leggendo e sentendo un po’ dappertutto. A parte naturalmente che ci sono pizzaioli egiziani, o arabi, o comunque extracomunitari, che fanno un lavoro egregio se non ottimo.

Comunque: nella notte mi imbatto nella grande e inaspettata e decisiva rivelazione su Facebook: la pizza di Cracco non la fa Carlo Cracco personalmente (e su questo, forse, non avevamo dubbi), e nemmeno Marco Pedron, che si occupa del laboratorio di pane e pasticceria. No: la fa un’altra persona, anzi “arriva in atmosfera modificata dal laboratorio del papà della pizza gourmet”.
Lo scrive Michele Franco, pizzaiolo di Cenerè, pizzeria presente nella nostra Classifica delle migliori e peggiori pizzerie a Milano 2018. Anzi, mi correggo: pizzaiolo di Cenerè fino a settimana prossima: è in procinto di trasferirsi armi e impasti alla Pizzeria P di Lissone, prendendo il posto dell’ottimo Daniele Ferrara, in partenza per altri forni il 15 aprile. Non mi ha detto per dove: so solo che sarà ancora più lontano di Lissone – rispetto a Milano, ovviamente.

Ma torniamo alla notizia della paternità della pizza di Cracco. Inventore della cosiddetta “pizza gourmet”, ovvero quella pizza caratterizzata dall’uso di ingredienti particolarmente ricercati e dagli accostamenti e abbinamenti che ricalcano quelli della grande cucina, è, lo dico per i profani, Simone Padoan, che esercita l’arte della pizza gourmet a San Bonifacio, nel Veronese, nella sua pizzeria I Tigli.

E in effetti dire “papà della pizza gourmet” è come dire nome e cognome, o quasi: se infatti il primo commentatore tirava in ballo Renato Bosco, altro nume tutelare della pizza “settentrionale”, anch’egli dal veronese, e anch’egli attento a lievitazioni impasti e farciture, già il secondo avanzava un timido “Simone…” subito insignito di un “mipiace”.
Tutto a posto, direte voi. NO, per niente – il mistero si infittisce. Un ulteriore commentatore, bene informato, svela ulteriori, inquietanti, retroscena, che peraltro adombrano anche ipotesi assolutorie, anzi, quasi gratificanti.

“So di un altro nome, sempre comunque un grande panificatore, , mi sono divertito a non dire nulla,” scrive un altro pizzaiolo, Enrico Sgarbossa, italiano con locale in Australia, che aggiunge le sue considerazioni filosofeggianti: “Leggere e sorridere a tutte le minchiate che hanno sparato giornali, riviste gourmet, pizzaioli, ecc ecc. purtroppo, questo è l’atteggiamento che teniamo. sparare a 0 senza sapere le cose, senza provarle, senza rispettarle, ma poi, pensavate che Cracco e co, non avesse accesso o fosse così sprovveduto da non prendere un professionista che gli ha fatto da consulente?”.















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