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Non bastavano le polemiche sul governo-che-non-c’è, al Vinitaly i leader della Lega Matteo Salvini e del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio hanno ribadito la distanza delle loro posizioni anche sul vino. A chi sperava in una tregua ideologica, almeno di fronte a un bicchiere di quello buono, è toccata un’amara delusione. Salvini e Di Maio sono riusciti a evitarsi accuratamente non solo arrivando in fiera in momenti diversi (mattina l’uno, pomeriggio l’altro) ma puntando su zone vinicole molto distanti.

Matteo Salvini è rimasto fedele alla sua Lombardia, apprezzando il 9.9 (si legge novepuntonove), rosso prodotto da Alessia Berlusconi (figlia di Silvio) nella sua azienda La Contessa, a Montenetto nel bresciano, in regime di agricoltura biologica: si tratta di un marzemino in purezza fermentato in acciaio, che esalta i profumi tipici e la morbidezza del vitigno con un basso apporto alcolico (solo 9,5%).  Sempre entro i confini regionali, Salvini si dedica poi alla Valtellina, lodandone i nebbioli (o come in dialetto locale, chiavennasche) che danno vini sinceri, veraci, frutto di antiche tradizioni contadine. Senza risparmiare frecciatine in chiave enologica, offrendo idealmente al suo rivale a Palazzo Chigi “uno Sfurzat, perché è un vino di Valtellina e perché si deve sforzare di più”.

Dalla sua, Luigi Di Maio punta decisamente nel centro-sud, che tante soddisfazioni gli ha regalato nelle ultime elezioni, e si ferma nello stand dell’Irpinia, presente con ben 92 cantine – tra singoli produttori e consorzi -, e 10 milioni di bottiglie prodotte quest’anno delle denominazioni più prestigiose, tra cui il Fiano d’Avellino, 24%, il Greco di Tufo, 41%, e il Taurasi, 10%, vino importante, corposo e asciutto, ottenuto con uve aglianico (in percentuale non inferiore all’80%) e di origini antiche: se ne parla addirittura in epoca romana.

Per ipotesi, se si fossero incontrati a metà strada, allo stand della Toscana magari, i due leader avrebbero trovato finalmente un punto d’incontro: in fondo, un buon Sassicaia mette d’accordo tutti.

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