La notizia della morte di Gualtiero Marchesi deflagra improvvisa nei giorni delle vacanze, quelle natalizie.

Il 26 dicembre la pioggia di commenti dal web è incessante: tutti hanno un ricordo per il grande chef che ha avuto il merito di cambiare le sorti dell’alta cucina in Italia.

Al funerale c’è anche il drappello di ordinanza dei cuochi in divisa e la commemorazione degli allievi che hanno attinto dalla sua fonte di insegnamento. Oltre al pensiero commosso via like degli appassionati di cucina in Italia. Che come gli allenatori di calcio sono all’incirca 60 milioni.

Poi il buio appena lumeggiato dalle iniziative che alla sua scuola si ricollegano.

Fino a questi giorni di vacanze estive quando Camillo Langone su Il Foglio denuncia la nostra inciviltà la cui cartina al tornasole è l’incuria per il culto dei morti. La nostra inciviltà di Paese in grado di partecipare in un solo fuoco di artificio che avvampa il web alla scomparsa del personaggio che ha reso più forte l’italica cucina, ma capace di dimenticarsi dell’uomo e del suo ricordo nello spazio del cambio di due stagioni.

Dall’inverno all’estate che non è fatta per i ricordi se non fosse per lo scritto di Langone che a otto mesi dalla scomparsa di Marchesi pubblica la desolante foto della tomba senza la lastra di marmo a chiudere il tumulo e senza le date a ricordare l’arco della sua esistenza. C’è solo un fiore. Finto, di plastica, che per un cultore del vero e dell’arte culinaria suona come una tremenda beffa.

Il culto del cimitero di San Zenone al Po di cui il giornalista si professa praticante per via della tomba posta sulla destra, quella di Gianni Brera cantore delle virtù calcistiche, è occasione per guardare le differenze. Il fiore di plastica da un canto e il posacenere dall’altro che invita i visitatori di Brera a fumare un sigaro toscano e a depositare la cenere a eterno omaggio.

Lo stesso che dovrebbe ricevere Gualtiero Marchesi davanti alla sua ultima dimora.

Ma come sostituire il sigaro, si chiede Langone?

I nostalgici del tabagista Brera sono soliti fumarsi un sigaro toscano davanti alla di lui fotoceramica, lasciando la cenere sul posacenere apposito, ed è una bella idea facile da realizzarsi mentre purtroppo è molto complicato mangiare riso, oro e zafferano in un cimitero. Forse basterebbe portare un fiore. Un fiore vero, perché il Divino Gualtiero era un esteta.

In attesa di una sistemazione più dignitosa per il “signor Marchesi” che forse è solo in dirittura di arrivo.