“Si è spento all’età di 94 anni Giacomo Bulleri, uomo simbolo della grande ristorazione italiana. Nel 2017 il New York Times intitolava a piena pagina The man who cooked for Italy. Giacomo, l’uomo che cucinava per l’Italia, e non solo, dati gli innumerevoli personaggi internazionali che si sono avvicendati per più di sessant’anni nei suoi locali.”

Inizia così il comunicato che annuncia la comparsa di Bulleri, anzi, di Giacomo – lo chiamavano tutti per nome, un nome che era lo stesso dei suoi locali, da Giacomo Ristorante a Giacomo Bistrot, Giacomo Tabaccheria, Giacomo Pasticceria, Giacomo Rosticceria

Giovanotto di 94 anni, viene da dire, toscano, nato a Collodi, la terra di Pinocchio, trasferitosi in giovane età a Torino, poi a Milano. Qui apre, nel 1958, il suo primo ristorante, Trattoria Da Giacomo, in via Donizetti, e inizia quell’avventura gastronomica all’insegna della cucina di tradizione e di qualità che lo porterà alla fama, dapprima milanese, in seguito planetaria. Non per niente Giacomo può annoverare, nel suo carnet, tutti i più bei nomi della cultura, della moda e dello spettacolo italani ed esteri, da Maria Callas a Kissinger, a Versace, da Mondadori a Montanelli, e, in tempi più recenti, Letizia e Gianmarco Moratti, Franca Sozzani, Mike Bongiorno, Michelle Obama, Woody Allen, Maradona, Morgan Freeman, Mick Jagger, Madonna, Rania di Giordania.

L’incontro con l’architetto Mongiardino, avvenuto proprio in quegli anni, lo rende consapevole dell’importanza della cura e dell’estetica in un locale. Da questa consapevolezza nascono, a partire dal 2009, e con l’aiuto della figlia Tiziana e del genero Marco Monti, con lo Studio Peregalli, la serie di ristoranti che il New York Times definisce “the most exquisite restaurants in Milan, if not the world”.

Toscanaccio, come si dice, attento patron fino all’ultimo della sua costellazione di locali, maniaco della perfezione e della cura dei dettagli, Giacomo non esitava a far notare i punti critici e a correggere gli errori. Fino agli ultimi anni era comunque una presenza attiva e attenta, assieme ai suoi familiari. L’azienda-Giacomo è uno degli ultimi avamposti delle aziende a conduzione familiare.

Milano deve molto a Giacomo e ai suoi locali, protagonisti dell’altro versante della ristorazione milanese, quella che non aveva seguito il “giovane” Gualtiero Marchesi (che era nato solo 5 anni dopo di lui) nella sua opera di rinnovamento, ma ne aveva probabilmente tratto quegli spunti che hanno permesso alla sua cucina di rimanere al passo con il tempo presente e con quello passato.

L’apertura del locale a Pietrasanta, nella sua Toscana, abbandonata da ragazzo, è stato probabilmente il punto d’arrivo. la conclusione di una carriera lunga e piena di soddisfazioni. L’ultimo traguardo, eccomi, sono tornato.

E noi, che ricordiamo il vecchio Giacomo col suo cappello aggirarsi da un locale all’altro, l’ultima volta, seduto da Giacomo Tabaccheria, e che abbiamo pianto Gualtiero l’altr’anno, non possiamo non piangere, commossi testimoni, anche Giacomo, l’altra faccia, non meno splendente, della ristorazione meneghina.

Coloro che desiderassero visitare la salma potranno recarsi presso la casa funeraria di Piazza Mistral 9 a Milano, domenica 8 settembre dalle 9 alle 18 e lunedì mattina dalle 9 alle 12. I funerali avranno luogo lunedì 9 settembre alle 14,45 nella Chiesa di Santa Maria della Passione in via Conservatorio a Milano.

[Immagini: il primo piano di Giacomo è di Giovanni Gastel]

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