Il latte che arriva dall’estero per realizzare i formaggi che dovrebbero essere italianissimi, quelli difesi a spada tratta contro l’italian sounding. È la nuova puntata di Report realizzata da Rosamaria Aquino alla scoperta di un stortura dell’agroalimentare italiano che fa il paio con le cosce di maiali d’oltralpe utilizzate per i prosciutti nostrani.

Dopo il caffè e le capsule, i datteri di mare e il traffico dei molluschi, è dunque la volta dei viaggi del latte e delle cagliate scarrozzate di notte per abbeverare i caseifici italici a corto di materia prima. Ma anche desiderosi di impiegare latte che costa meno per essere più competitivi con il prezzo finale.

Sono appena 4-5 centesimi di euro al litro in meno il costo del latte che arriva dalla Germania rispetto a quello del suolo patrio.

Ma utilizzandolo, una forma di Parmigiano Reggiano invece di costare 300 € alla produzione costerà solo 100 €. Un terzo, quindi.

Un percorso che inizia nell’inchiesta del programma condotto da Sigfrido Ranucci a Vipiteno a guardare il primo camion che dalla Germania deve arrivare a Verona.

Latte straniero, formaggio italiano con una trasformazione che va di pari passo con gli autotreni: motrice con targa straniera e rimorchio con targa italiana. Il latte tedesco diventa così formaggio del Bel Paese.

Finanche il fiordilatte molisano al 100% che vorrebbe diventare una Dop è realizzato a partire dal latte tedesco: una mozzarella italo-tedesca, come ammette un casaro.

Latte e quote latte vanno a braccetto. Insieme alle multe che fioccano per il mancato rispetto dei limiti di produzione. Ma che non vengono pagate. Milioni di euro, non bruscolini.

Si intuisce ma i contorni del quadro non sono chiari.

Mancano i dati e la commissione di verifica del rispetto delle quote latte non è mai partita.

Nelle banche dati nazionali sono stati inseriti 6 milioni di capi. Ma il conto con i quantitativi di latte dichiarati non coincidono. I dati falsi sarebbero serviti a far incassare contributi non dovuti (e a sforare le quote con multe di 4 miliardi e mezzo di euro pagati dall’Italia alla UE) e a farci chiedere perché mai dichiarare più latte di quanto veniva munto?

Mistero.

O forse no. Almeno per l’allevatrice Franca Miretti Peretti: “Secondo me serviva a fare coprire tutto il latte in nero che arrivava dall’estero. E già vent’anni fa arrivava latte dall’Austria e superato il confine diventava magicamente italiano, no?”

Meccanismo collaudato su cui avrebbe dovuto fare luce la commissione interna mai partita.

In soldoni, noi che ci battiamo e ci strappiamo le vesti per l’italian sounding, quella pratica per cui all’altro capo del mondo imitano un prodotto italiano storpiando anche il nome, – esempio su tutti il parmesan – siamo anche quelli che lo autoproducono questo maledetto italian sounding. Facciamo i formaggi generici lì dove si fa anche la Dop. Con un inevitabile caos.

E a poco serve scrivere sulle etichette un generico UE di provenienza del latte perché se il latte è rumeno io non lo voglio comprare. Almeno questo è il pensiero di Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti. Il motivo è nell’allevamento dei capi di bestiame. Che in Romania possono assumere antibiotici senza lasciare traccia di questo passaggio. Cosa non possibile in Italia.

Difficile verificare i dati delle importazioni perché un funzionario del Ministero della Salute non li diffonde. “Io non posso dare dei dati che lei come cittadino mi affida. Sono dei dati eh anche…. eh privati… commerciali. E’ come se qualcuno chiedesse di sapere il suo conto in banca, lei sarebbe felice?”

Ci sono i dati di cui Report è entrata in possesso. E riguardano i nomi pesanti dell’industria casearia italiana tra le 1800 aziende che importano latte dall’estero.

Galbani acquista tonnellate di cagliate lituane, creme di latte dalla Spagna, mozzarelle dalla Francia.

Prealpi compra tonnellate di formaggi e cagliate dalla Germania, formaggi a pasta dura persino dalla Finlandia, mozzarelle dalla Danimarca. 

Granarolo compra latte dalla Francia, dalla Repubblica Slovacca, dalla Slovenia e dall’Ungheria.

Il gruppo Newlat con i marchi Giglio, Polenghi e Torre in Pietra compra tonnellate di latte crudo dall’Ungheria.

La Parmalat di Collecchio compra tonnellate di latte crudo dalla Slovenia, Belgio, Croazia, Ungheria, Repubblica Slovacca e grattugiati dalla Polonia equivalenti a circa il 30% di tutta la sua produzione.

E anche chi produce mozzarelle come Francia e Cuomo comprano dalla Germania le mozzarelle.

A questa lista si aggiungono i grattugiati misti e i caseifici del Grana Padano che acquistano latte e formaggi da Germania, Polonia, Ungheria, mentre quelli del Parmigiano acquistano da Lituania e Lettonia.

Un’anomalia, però, in regola come si evince dalle etichette.

Non resta che assicurarsi il Parmigiano prodotto da Paolo Crotti mentre ci si interroga perché l’utilizzo “professionale” dei formaggi a latte straniero dovrebbe costituire un fatto diverso: sempre nello stomaco dei consumatori finisce.

E registrare il disastro dei controlli sulle produzioni dei consorziati a una Dop.

Perché il problema è sempre quello: a controllare è il controllato che appena può addolcisce e invece di uno schiaffo allunga una carezza.

Quindi non ci meravigliamo se a vincere il campionato del mondo dei formaggi è un erborinato dell’Oregon.

Per tutto il resto c’è la trascrizione e il link alla puntata.

L’inchiesta di Report sul latte straniero e sui formaggi italiani

LATTE VERSATO 

Di Rosamaria Aquino

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 

In Italia produciamo all’anno 11 milioni di tonnellate di latte destinato alla produzione formaggi. Ma non basta, in altri paesi il clima d’estate è meno torrido, la produzione più abbondante rende il prezzo più conveniente. E così lo importiamo. Non ci sarebbe nulla di male, E invece c’ è difficoltà a parlarne, soprattutto da parte dei grandi marchi. Il sospetto è che si vuole celare un segreto. Il custode è un tenace dirigente di un ministero. La nostra Rosamaria Aquino riuscirà a strapparglielo?   

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Vipiteno, ore 9. Questo è il primo dei camion di latte straniero che raggiungerà le aziende italiane.

ROSAMARIA AQUINO

Da dove viene questo latte?

AGENTE GUARDIA DI FINANZA – BRESSANONE

Allora questo latte viene dalla Germania.

ROSAMARIA AQUINO

E dove va?

AGENTE GUARDIA DI FINANZA – BRESSANONE

Ed è diretto a Verona.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

In poche ore passano decine di camion. I finanzieri controllano le bolle, e consultano i siti delle aziende riceventi per vedere cosa dichiarano sui formaggi che producono.

AGENTE GUARDIA DI FINANZA – BRESSANONE

Utilizziamo solo latte 100% molisano.

ROSAMARIA AQUINO

Ah quindi questi stanno andando in Molise a portare questo latte tedesco…

AGENTE GUARDIA DI FINANZA – BRESSANONE

Doveva fare i chilometri…

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

I camion si mimetizzano: davanti motrici straniere, dietro i rimorchi rigorosamente italiani. Così come italianissimi risulteranno i formaggi che saranno prodotti col latte di queste cisterne.

AGENTE GUARDIA DI FINANZA – BRESSANONE

Chi c’ha la Spagna?

ALTRO AGENTE

La Spagna ce l’ho io.

MANFRED LIBERA – COMANDANTE GDF BRESSANONE

Qui passa anche latte spagnolo. Questo è latte di capra… qui abbiamo 23mila litri… dice: “Principalmente da aziende agricole del Veneto”.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Altro camion fermato, altra sorpresa.

AGENTE GDF

La provenienza è sempre dalla Germania. Destinazione… in provincia di Campobasso.

AGENTE GDF

Questo è il carico del latte, questo il documento di trasporto.

MANFRED LIBERA – COMANDANTE GDF BRESSANONE

Facciamo una chiamata alla sala operativa così vediamo….

ROSAMARIA AQUINO

“Solo latte vaccino e latte di pecora dai migliori allevamenti locali”.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Dopo i controlli con la Guardia di finanza siamo sempre più confusi: latte straniero, formaggi italiani… linee produttive diverse… E’ ora di andare a chiedere direttamente a loro: i casari.

AZIENDA MOLISANA

Questo è fiordilatte molisano, ancora non è tutelato dalla Dop.

ROSAMARIA AQUINO

Ma che tipo di latte utilizzate?

AZIENDA MOLISANA

Il latte… abbiamo selezionato un latte dalla Sassonia, è tedesco.

ROSAMARIA AQUINO

Quindi mozzarella italo-tedesca.

AZIENDA MOLISANA

Sì. Comunque è secondo la tradizione del fiordilatte molisano.

AZIENDA PUGLIESE

Non ci siamo resi conto, ma un buon 40% in Italia se non lo importiamo dalla Germania o dai paesi limitrofi, noi non possiamo produrre perché non c’è tanto latte in Italia. Perché io mi ricordo quando c’erano le quote latte i produttori producevano, poverini poi si son trovati a dover pagare le multe perché avevano prodotto in più.

ROSAMARIA AQUINO

Le quote latte… introdotte nel 1984 e abolite nel 2015, dovevano servire a controllare la quantità di latte che si produceva in Europa.

Funzionava così: a ogni paese veniva assegnata una quota DI LATTE da produrre. E all’interno di quel paese, veniva assegnata a ogni allevatore la sua personale quota. Vietato sforare. 

Perché l’Europa multava il paese, e il paese multava a sua volta l’allevatore che aveva barato. Ma alla fine qualcosa si è inceppato. 

FRANCA MIRETTI PERETTI – ALLEVATRICE

Qui era tutto pieno di animali, qui c’era tutta la rimonta… tutti dove c’è il box che adesso vedi vuoto. Abbiamo tenuto duro fino all’altro anno, poi abbiamo deciso di chiudere.

ROSAMARIA AQUINO

Qui quante multe ci sono? Lei? Ha detto?

ALLEVATORE 1

Un milione e 200mila euro più o meno.

ROSAMARIA AQUINO

La sua?

ALLEVATORE 2:

Settecentodieci…

ALLEVATORE 3

Sui 400mila.

ALLEVATORE

La multa è su un milione e centocinquanta.

ALLEVATORE 5

Praticamente c’è più multa del valore aziendale.

ALLEVATORE 3

Diciamo che non li paghiamo perché quei soldi non son dovuti, assolutamente, perché l’Italia non è mai uscita dalla quota.

ALLEVATORE 5

Chi ha sbagliato sicuramente è Agea che ha falsificato i dati.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO 

L’Agea è l’agenzia dello Stato che coordina e controlla l’erogazione dei Fondi per l’agricoltura. E che ci fosse qualcosa di anomalo, viene il sospetto ascoltando la registrazione ambientale all’ex capo di gabinetto dell’allora ministro dell’agricoltura Galan. Quando un investigatore gli fa capire che i dati sugli sforamenti delle quote latte sarebbero falsati.

GIUSEPPE AMBROSIO – EX CAPO DI GABINETTO MINISTRO GALAN

La nostra cosa è corretta. Comunque, politicamente non la possiamo utilizzare, perché se, diciamo, abbiamo verificato che i dati so’ sbagliati, cade tutto il castello e la Commissione europea per come ci troviamo ci si incula.

MARCO MANTILE – EX VICECOMANDANTE CARABINIERI MIPAAF

Sì sì, ma noi non possiamo… non ci può coinvolgere in questo. quelli sono dati oggettivi, dottore.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Il castello è rimasto in piedi. Hanno preferito far crollare una parte del comparto, fermando chi aveva indagato sul sistema.

ROSAMARIA AQUINO

Dopo quella richiesta cos’è cambiato nella sua attività?

MARCO MANTILE – EX VICECOMANDANTE CARABINIERI MIPAAF

Sono stato sollevato dall’attività operativa. Non era dignitoso continuare rimanere in un reparto dove ero confinato.

ROSAMARIA AQUINO

Lei avrebbe continuato quell’indagine?

MARCO MANTILE – EX VICECOMANDANTE CARABINIERI MIPAAF

Assolutamente sì.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 

Mantile, oggi è direttore della sede Regione Veneto a Roma e Bruxelles. Mentre l’ex capo di gabinetto di Galan, Ambrosio, diventato poi anche consulente dell’ex ministro Centinaio, è stato denunciato dagli allevatori per tentata concussione. Il procedimento è pendente. Tornando invece all’inchiesta di Mantile: è confluita in quella dei Ros, il reparto dei carabinieri che ha continuato a indagare, e che cosa è emerso? Che i circa 6 milioni di bovini inseriti nelle banche dati nazionali, non producevano i quantitativi latte dichiarati. C’hanno messo dentro vacche che non hanno mai partorito qualche furbo pure tori e i vitelli, che anche a stimolarli, latte non ne producono. I dati falsi sarebbero serviti a far incassare contributi non dovuti. Questo da una parte fa pensare che l’Italia non ha mai sforato la quota nazionale di latte, e non avrebbe dovuto pagare 4 miliardi e mezzo di multa all’ Europa. Dall’altra pone una domanda. Perché è stato dichiarato più latte di quanto veniva munto? C’era un segreto da nascondere?  

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO NUOVO
Il tribunale di roma, dopo aver a lungo indagato sulla falsità dei dati forniti all’ europa, è stato costretto a  chiudere con un’archiviazione, perché, scrive il gip, “la falsità dei dati è nota a tutte le autorità amministrative e politiche rimaste consapevolmente inerti per vent’anni”. Ma ha inviato gli atti al ministero delle Politiche Agricole, perché facesse pulizia al suo interno.  

ROSAMARIA AQUINO

Salve, Rosamaria Aquino di Report

CRISTINA GERARDIS – AVVOCATO DELLO STATO

Ah.

ROSAMARIA AQUINO

La stavamo cercando, abbiamo chiesto più volte di incontrarla

CRISTINA GERARDIS – AVVOCATO DELLO STATO

Ah.

ROSAMARIA AQUINO

Senta, volevamo sapere, questa commissione di verifica interna dei dati sulle quote latte a che punto è e concretamente cosa sta facendo?

CRISTINA GERARDIS – AVVOCATO DELLO STATO

No non è stata…. ma mi sta registrando?

ROSAMARIA AQUINO

Certo, stiamo riprendendo.

CRISTINA GERARDIS – AVVOCATO DELLO STATO

Ok… e non… non è partita perché dopo il cambio di Governo non è più successo niente.

ROSAMARIA AQUINO

Non è partita la commissione interna?

CRISTINA GERARDIS – AVVOCATO DELLO STATO

Assolutamente no.

ROSAMARIA AQUINO

Ma la gip di Roma aveva mandato gli atti proprio al Ministero.

CRISTINA GERARDIS – AVVOCATO DELLO STATO

Beh io però….

ROSAMARIA AQUINO

Chi ha deciso che questa commissione non partisse?

CRISTINA GERARDIS – AVVOCATO DELLO STATO

Non lo so. Semplicemente non è partita

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Chi parla è Cristina Gerardis che era stata designata come presidente della commissione interna al ministero dell’Agricoltura per verificare i dati delle quote latte.

ROSAMARIA AQUINO

Era l’ultimo baluardo per avere una risposta su queste quote latte.

CRISTINA GERARDIS – AVVOCATO DELLO STATO

Poteva essere utile fare una verifica rispetto a quello che dice il gup del Tribunale Penale di Roma, che ci sono dati falsi. Valuterà il nuovo Ministro che azioni assumere.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO NUOVO

Ora la palla passa alla ministra Bellanova. Chissà se avrà voglia di scoprire perché sono stati forniti dei dati falsi all’ Europa sulla prodzione di latte.  Tra gli allevatori che chiedono giustizia e che hanno dovuto chiudere c’è chi ha un’idea precisa. 

ROSAMARIA AQUINO

Perché hanno aumentato i capi di bestiame?

FRANCA MIRETTI PERETTI – ALLEVATRICE

Secondo me serviva a fare coprire tutto il latte in nero che arrivava dall’estero. E già vent’anni fa arrivava latte dall’Austria e superato il confine diventava magicamente italiano, no?

MARCO MANTILE – EX VICECOMANDANTE CARABINIERI MIPAAF

Un’ipotesi che secondo me non è peregrina è quella di coprire una presenza di latte non italiano sul territorio nazionale.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Dati fasulli per favorire l’ingresso di latte straniero. E oggi che le quote non ci sono più? In Italia produciamo oltre 1 milione di tonnellate di formaggi, per farlo abbiamo bisogno di molto latte e non ce la facciamo…. Dal 2017 però c’è l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte, è sufficiente un generico “latte UE”. Ma da quali paesi viene?

PRODUTTORE DI LATTE ANONIMO

Questi camion normalmente arrivano nelle ore notturne e scaricano la mattina presto, per esempio sappiamo che arrivano delle cagliate oppure del latte.

ROSAMARIA AQUINO

Da dove vengono?

PRODUTTORE DI LATTE ANONIMO

Soprattutto Romania, Lituania, Estonia…

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO 

A raccontarci come funziona il sistema è un grosso produttore di latte che preferisce restare anonimo.

ROSAMARIA AQUINO

Perché c’è questa corsa al latte straniero?

PRODUTTORE ANONIMO

Il latte costa meno, intorno ai 4/5 centesimi in meno del nostro latte.

ROSAMARIA AQUINO

Cosa ha significato per voi agricoltori l’ingresso di questo latte estero?

PRODUTTORE ANONIMO

Una concorrenza sleale.

ROSAMARIA AQUINO

Parliamo di un milione e mezzo di tonnellate di latte straniero che entra ogni anno nei nostri caseifici. Proprio adesso che in nome dell’italianità difendiamo i prodotti dai dazi che vorrebbe imporre Trump.

ETTORE PRANDINI – PRESIDENTE COLDIRETTI

Non è giusto far credere che stai acquistando un prodotto italiano, quando italiano non è. E’ giusto che tu possa acquistare un prodotto lituano, io non lo farei mai…

ROSAMARIA AQUINO

Perché non lo farebbe mai?

ETTORE PRANDINI – PRESIDENTE COLDIRETTI

Perché se io utilizzo oggi un farmaco all’interno di un’azienda zootecnica italiana sono costretto a registrare qualsiasi passaggio, qualsiasi farmaco utilizzo. In tanti altri paesi a livello europeo quest’obbligo non c’è.

ROSAMARIA AQUINO

Quindi potrebbe essere che un bovino prenda un antibiotico e questo non venga tracciato?

ETTORE PRANDINI – PRESIDENTE COLDIRETTI

Se allevato all’estero questo può assolutamente esistere.

Tu puoi utilizzare latte proveniente dalla Romania, però devi scrivere che è latte rumeno. Questo noi vogliamo. Il massimo della trasparenza.

ROSAMARIA AQUINO

Secondo lei in Italia quanto auto-italian sounding produciamo con tutto questo latte estero?

ETTORE PRANDINI – PRESIDENTE COLDIRETTI

Se noi avessimo oggi la possibilità di accedere ai dati glielo darei nella virgola.

ROSAMARIA AQUINO

In una recente intervista lei individua proprio una persona singola e fisica che mette il segreto su questi dati. Di chi parliamo?

ETTORE PRANDINI – PRESIDENTE COLDIRETTI

Silvio Borrello.

ROSAMARIA AQUINO

Deve essere potente questo funzionario…

ETTORE PRANDINI – PRESIDENTE COLDIRETTI

O lui o chi c’è dietro di lui.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

La lista delle aziende italiane che comprano latte estero c’è. Ma il custode che da anni impedisce l’accesso è un solerte funzionario del ministero della Salute.  In questi anni ha detto no. Ai politici che chiedevano e persino alla Magistratura, dopo che una sentenza lo costringeva a renderla accessibile. Tuttavia è rimasto al suo posto. 

SILVIO BORRELLO – DIRETTORE GENERALE SANITA’ ANIMALE MINISTERO DELLA SALUTE

Io non posso dare dei dati che lei come cittadino mi affida. Sono dei dati eh anche…. eh privati… commerciali. E’ come se qualcuno chiedesse di sapere il suo conto in banca, lei sarebbe felice?

ROSAMARIA AQUINO (SPOSTA QUI) 

Sembra un po’ come se la politica dicesse qualcosa e poi il Ministero viaggiasse un po’ per i fatti suoi.

SILVIO BORRELLO – DIRETTORE GENERALE SANITA’ ANIMALE MINISTERO DELLA SALUTE

Allora la politica dà degli indirizzi politici però i provvedimenti li firma il direttore generale e se io faccio un danno economico come è stato paventato da alcune industrie che hanno detto che non volevano l’ostensione dei dati… mi hanno in qualche modo avvisato che avrebbero fatto una richiesta di risarcimento danni.

ROSAMARIA AQUINO

A luglio di quest’anno, l’allora vicepremier Di Maio, dice: se questo dirigente non vuole ottemperare a quello che dice la sentenza è meglio che cambi lavoro. Si riferiva a lei?

SILVIO BORRELLO – DIRETTORE GENERALE SANITA’ ANIMALE MINISTERO DELLA SALUTE

Ah non lo so… io non l’ho sentito… però se si riferiva a me io sono ancora qua.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 

Come dargli torto. Però come è possibile che il direttore generale Borrello tuteli le aziende e non risponda alle Istituzioni? Ha resistito anche a ciò che imponeva la magistratura. Consegnare senza indugio la lista? Se è ancora al suo posto, alla fine ha ragione lui a fare il caparbio. La nostra Rosamaria, che è caparbia pure lei, è venuta in possesso della lista. E’ stata consegnata a Coldiretti, ma è del 2017 ed è riferita a soli 3 mesi. Se è questo che difendeva, ci ha beffati. Però leggere i nomi dei 1800 tra aziende e multinazionali che acquistano latte straniero, aiuta a comprendere la dimensione.

Galbani acquista tonnellate di cagliate lituane, creme di latte dalla Spagna, mozzarelle dalla Francia.

Dice che le cagliate sono solo l’1% delle loro produzioni le utilizzano per formaggini e mozzarelle per la ristorazione, e riportano l’origine in etichetta

PREALPI: tonnellate di formaggi e cagliate dalla Germania, formaggi a pasta dura persino dalla Finlandia, mozzarelle dalla Danimarca. Ci ha scritto che mette l’origine in etichetta.

GRANAROLO compra latte dalla Francia, dalla Repubblica Slovacca, dalla Slovenia e dall’Ungheria.

Il gruppo NEWLAT che significa GIGLIO, POLENGHI, TORRE IN PIETRA tonnellate di latte crudo dall’Ungheria.

PARMALAT di Collecchio che compra tonnellate di latte crudo dalla Slovenia, Belgio, Croazia, Ungheria, Repubblica Slovacca e grattugiati dalla Polonia equivalenti a circa il 30 % di tutta la sua produzione, e lo indica in etichetta.

Poi ci sono i produttori di mozzarelle FRANCIA e CUOMO che dalla Germania comprano le mozzarelle.

Francia dice che commercializza prodotti a marchio tedesco in Italia e che le mozzarelle tedesche sono destinate alla ristorazione. 

Poi ci sono anche i caseifici del GRANA PADANO che oltre la produzione DOP fanno i grattugiati misti e acquistano latte e formaggi da Germania, Polonia, Ungheria. Quelli PARMIGIANO che acquistano da Lituania e Lettonia.

Su nostra domanda rispondono “Utilizziamo il prodotto straniero solo per i formaggi generici”. Se è tutto trasparente allora qual è la difficolta a parlarne?

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Questa è Forme, fiera di Bergamo. Aspira a diventare il Vinitaly dei formaggi. In gara ci sono formaggi presentati come italiani, almeno in etichetta, e quelli provenienti da tutto il mondo.  

ROSAMARIA AQUINO

Si può capire assaggiando un formaggio se c’è latte italiano o no?

GIUDICE DONNA

No. Non è possibile capire se è italiano o no. Mi permetto anche di dire che ci sono territori anche al di fuori dell’Italia, che consentono di produrre materie prime di eccellente qualità.

ROSAMARIA AQUINO

Io però se compro un prodotto italiano vorrei sapere se è veramente italiano.

GIUDICE DONNA

Io personalmente lo vorrei assolutamente sapere. Certo non è che made in Italy è sempre sinonimo di migliore.

GIUDICE UOMO

Io sono pro Italia tutta la vita… però sinceramente i cugini francesi o gli inglesi… noi qua stiamo valutando senza sapere da dove vengono.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Alla fine ha vinto un erborinato dell’Oregon… con buona pace di chi oggi fa resistenza a Trump. I formaggi più colpiti dall’introduzione dei dazi sono proprio quelli della Dop: il costo di una forma di Parmigiano passerebbe dai 40 a 60 dollari al chilo.  Alla base della difesa della Dop italiana c’è un mantra: di latte straniero non se ne deve nemmeno sentir parlare.

PAOLO CROTTI – PRODUTTORE PARMIGIANO

Il latte per il Parmigiano reggiano deve esclusivamente provenire dalle seguenti province: Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna a sinistra del Reno e Mantova a destra del Po, quindi una piccola fetta di Mantova e una piccola fetta di Bologna.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

E’ uno dei caseifici di parmigiano che il latte va a prenderlo direttamente in stalla a 100 metri da dove si produce. La fama è arrivata addirittura in Vaticano, il suo formaggio l’ha gradito pure il Papa, e da quelle parti ne capiscono. Ma quanto costa produrre seguendo con rigore il disciplinare della dop?

PAOLO CROTTI – PRODUTTORE PARMIGIANO

Sui 300 euro.

ROSAMARIA AQUINO

300 euro a forma.

PAOLO CROTTI – PRODUTTORE PARMIGIANO

Esatto.

ROSAMARIA AQUINO

Se questo latte non provenisse da area dop, magari latte estero, quanto verrebbe a costare?

PAOLO CROTTI – PRODUTTORE PARMIGIANO

Mediamente sui… 100 euro.

ROSAMARIA AQUINO

C’è qualcuno che fa il furbo?

PAOLO CROTTI – PRODUTTORE PARMIGIANO

Che cosa mi vuoi arrivare a far dire?

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Queste, secondo stralci della lista segreta del Ministero che abbiamo potuto leggere, sono alcune delle aziende che producono sia dop che formaggi cosiddetti “similari”, che finiscono per fare concorrenza alla stessa dop.

ROSAMARIA AQUINO

Questi sono fatti con latte italiano o straniero?

UOMO AZIENDA DOP

Essendo dei mix non può che esserci…

DONNA AZIENDA DOP

No no no, non puoi mandare… scusa.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Già alla prima domanda arriva subito un membro dell’azienda a controllare cosa stiamo chiedendo.

ROSAMARIA AQUINO

Vabbè quindi non possiamo vedere se c’è latte straniero, non straniero, latte Ue. No.

UOMO AZIENDA DOP

Allora… uhm…. Dovrebbe esserci latte Ue… se c’è… uhm se c’è latte…

ROSAMARIA AQUINO

Nella Dop abbiamo capito che non ci può essere, ma nell’altro?

UOMO AZIENDA DOP

Dovrei aprirvi le vetrine, sono un po’ in difficoltà come faccio?

DONNA AZIENDA DOP

Posso aiutarvi?

ROSAMARIA AQUINO

Si: volevamo sapere una cosa, se questo formaggio che diciamo è simil grana è prodotto con latte italiano o straniero.

DONNA AZIENDA DOP

Questo io non glielo so dire ma non è una produzione nostra. Noi non lo produciamo, produciamo solo formaggi DOP.

ROSAMARIA AQUINO

Però voi lo distribuite ma non sapete che latte c’è? No!

DONNA AZIENDA DOP

No no no no no noi sappiamo esattamente che prodotto è, abbiamo anche tutte le specifiche, ma io personale non autorizzato dall’azienda non so dare le specifiche di un prodotto.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

E dopo qualche altra domanda sull’origine del latte arriva la telefonata dello staff della fiera.

STAFF FIERA “FORME”

Io ho il dovere di seguirvi, far vedere come van le cose… se mi girate così.

ROSAMARIA AQUINO

Devi inseguirci intervista per intervista?

STAFF FIERA “FORME”

Sì sono qui apposta. Vorrei capire un attimino il taglio che state dando alle varie domande.

ROSAMARIA AQUINO

Ma te le ho dette prima le domande

STAFF FIERA “FORME”

Sì però visto che sento già qualche difficoltà negli stand ha chiamato quello che ha organizzato la fiera è ha detto: c’è un casino con Report e adesso sono cazzi vostri, mi ha proprio detto così.

ROSAMARIA AQUINO

Ce ne andiamo controllate a vista..e senza risposte… Continuando a scorrere la lista notiamo che alcune aziende che fanno anche la Dop acquistano latte straniero a colpi di 50mila chili al giorno. Ma se uno volesse scoprire se nel dop ci finisce latte straniero dovrebbe andare nell’unico laboratorio esistente per questo tipo di analisi. E’ l’istituto agrario San Michele all’ADIGE. La proprietà dei dati è dei Consorzi e il Grana vorrebbe accompagnarci in tutte le fasi, sin dalla campionatura. 

STEFANO BERNI – DIRETTORE CONSORZIO GRANA

“San Michele all’Adige può ricevere solamente campioni consegnati da un pubblico ufficiale o un agente vigilatore del consorzio riconosciuto”

ILARIA PROIETTI

Ok cioè noi non possiamo andare lì e portare dei campioni che abbiamo prelevato diciamo personalmente, questo giusto? Ho capito bene.

STEFANO BERNI – DIRETTORE CONSORZIO GRANA

No. Né voi né nessun altro eh!

ILARIA PROIETTI

Ok.

ROSAMARIA AQUINO

Ma che rapporto c’è tra Consorzio e laboratorio?

DOTTORESSA FEDERICA CAMIN – ISTITUTO SAN MICHELE ALL’ADIGE

Il consorzio Grana Padano è il consorzio più serio che abbia mai conosciuto. Perché loro finanziano… ma danno un finanziamento abbastanza grosso alla fondazione per scovare chi dei loro associati imbroglia.

ROSAMARIA AQUINO

Se io dovessi trovare il campione di Grana Padano prodotto da una persona che ha una carica nel consorzio che cosa succede in quel caso?

DOTTORESSA FEDERICA CAMIN – ISTITUTO SAN MICHELE ALL’ADIGE

Mah io veramente loro sono…cioè… mmm … beh innanzitutto quelli che hanno una carica non penso possano essere anche produttori. Ma comunque….

ROSAMARIA AQUINO

Alcuni lo sono eh.

DOTTORESSA FEDERICA CAMIN – ISTITUTO SAN MICHELE ALL’ADIGE

Comunque non m’è mai successo che loro dicessero: eh non questo non… no veramente.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO 

Nel 2017 la Procura di Reggio Emilia indaga 27 persone per frode e contraffazione di Grana Padano e Parmigiano.

Nell’inchiesta finiscono anche pezzi grossi dei consorzi, tra cui lo stesso Berni sul quale pende una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio, perché, sarebbe venuto meno al suo dovere di terzietà cercando di diminuire le responsabilità della Nuova Castelli, alla quale erano state sequestrate 7.700 forme. Chi controlla come controllano i controllori? In un film giallo a questo punto entrerebbe in gioco “la scientifica”.

SILVIA CANADELLI – VICEDIRETTRICE ISTITUTO SPERIMENTALE LAZZARO SPALLANZANI

Essendo il Grana Padano un formaggio made in Italy estremamente contraffatto, abbiamo deciso di tracciare praticamente tramite la tecnica del Dna la zona di provenienza del Grana Padano.

ROSAMARIA AQUINO FUORI CAMPO

Il ministero dell’Agricoltura alle analisi già in vigore ha deciso di affiancare da qualche anno una ricerca pubblica chiamata Newtech, che dal Grana Padano e dal suo latte, tirerà fuori nientemeno che il Dna. Partner del progetto sono il Centro di ricerca Agricola e l’istituto Spallanzani. Ma come avviene l’analisi?

GRAZIELLA BONGIORNO – RESPONSABILE LABORATORIO GENETICA MOLECOLARE
Quello che viene mangiato dalla bovina, quota parte di questo Dna vegetale viene secreto nel latte. Dal latte riusciamo a recuperare il Dna, quindi andando a fotografare i latti prelevati da tutti i caseifici che aderiscono al Consorzio del Grana Padano sarà possibile dato un campione di latte ignoto valutare se è compatibile o meno con il latte che viene prodotto nell’areale del Grana Padano

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 

Ma ci vuole un anno e mezzo per ottenere i risultati. L’unico vantaggio è che accettano i prodotti da analizzare da chiunque. L’alternativa oggi è l’unica analisi, quella fatta della fondazione, è finanziata dal consorzio. Il vigilante che per legge veste i stessi panni del vigilato. E che a sua volta e’ vigilato dal Ministero dell’agricoltura. Lo stesso che  non si è accorto che la sua agenzia Agea ha fornito all’Europa, dati “assolutamente falsi”, sulle quote latte lo scrive il gip Paola Di Nicola, con una sentenza che mette sotto accusa tutta l’amministrazione pubblica. Ma è stata costretta a chiudere con un’archiviazione, perché, scrive il magistrato, è esistita “per decenni una totale incapacità, superficialità e connivenze” da parte di tutti gli organi di controllo, continua il magistrato: “La falsità dei dati è nota a tutte le autorità amministrative e politiche rimaste consapevolmente inerti per vent’anni per evitare di scontentare singole corporazioni o singoli centri di interesse così determinando ingenti danni allo Stato italiano che ha pagato le multe e agli allevatori /produttori onesti che avevano rispettato le regole e lo stato. La Gip aveva inviato gli atti al ministero delle Politiche agricole. Il ministero ha istituito una commissione di inchiesta che è nata e morta nel giro di pochi mesi. Rincorrono tanto l’oblio, a discapito dell’onesta e della qualità, che non hanno neppure voglia di piangere sul latte versato. Poi si rammaricano se alla fiera più importante del nostro paese vince il formaggiaio dell’Oregon.

1 commento

  1. Non sono sorpreso, i primi truffatori e spacciatori di falso made in Italy sono gli italiani stessi. Purtroppo questi criminali mettono in cattiva luce anche gli onesti. Ma alla politica nostrana sta bene così, visto che di fatto non fa mai nulla. Non sarebbe altrimenti collusa con la mafia a tutti i livelli, come ben si sa, storicamente è così.
    Poi sono i primi a piangere perchè ci “copiano”, pretendono a parole che in Italia si compri solo italiano (o finto italiano, in questi casi), ma allo stesso stesso tempo vorrebbero che gli stranieri comprassero italiano e non locale. Un paese che è una barzelletta, ormai.

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