California Bakery, il forno americano nato a Milano, è in crisi

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Crisi per California Bakery, catena di caffetterie-pasticcerie d’impronta americana.

La società madre è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano il 17 dicembre scorso; ora anche la C.B. Italy srl, la società che ha in carico i ristoranti e i 150 dipendenti del gruppo, avrebbe chiesto il concordato preventivo, ovvero avviare la procedura per provare a risanare la società ed evitare il fallimento.

Tutto era cominciato da un negozietto di dolci e prodotti statunitensi in corso Concordia – e ancor prima da Topolino, dalla torta di mele di Nonna Papera, quella messa a raffreddare sul davanzale e contesa da Ciccio e dall’orso. Aperto nel secolo scorso (no, non mi ricordo esattamente quando: anni Ottanta? Novanta? prima ancora?), era stato rilevato da Marco D’Arrigo con la moglie Caroline Denti ed era diventato appunto California Bakery. Con tutto il corredo del caso – corsi di cucina, libri, la partecipazioni a manifestazioni e anche a Expo2015, in collaborazione con il padiglione USA.

Marco faceva tutt’altro, accadeva anche allora, ma era cresciuto appunto con Topolino e con il mito della torta di mele, la pie di Nonna Papera. Un viaggio negli States, una consulente, Caroline, che sarebbe presto diventata moglie e socia, non so in che ordine, e la favola bella dei donut, delle apple pie, delle cheesecake e velvet cake, dei brownies e dei bagel, e anche degli hamburger, è diventata realtà, con l’apertura di diverse sedi, alcune poi chiuse e sostituite da altre – attualmente, leggiamo sulla loro pagina Facebook, c’è la casa madre, in viale Premuda, e poi corso Como, corso Garibaldi, piazza Sant’Eustorgio, via Larga, via San Vittore, e Piazza Tre Torri a CityLife. Una sede è a Bergamo.

Inutile sottolineare come, visto il successo, le bakery all’americana si siano moltiplicate in città fenomeno che non sembra essersi verificato ad esempio con le pasticcerie e le boulangerie francesi dopo l’apertura di Egalité.

Tuttavia, la formula-California aveva iniziato a mostrare un po’ la corda, qualcuno dice anche dal punto di vista del gusto, e si è arrivati alla sentenza di fallimento, firmata dal giudice Luisa Vasile.

Come riferisce Repubblica, il tribunale – con curatore per il procedimento l’avvocata Bianca Maria Lanzilotta – ha assegnato 30 giorni “ai creditori e ai terzi che vantano diritti reali e mobiliari su cose in possesso del fallito” per la presentazione delle domande di ammissione alla procedura di stato passivo, che ha come termine il 6 aprile. Ma nel frattempo la C.B. Italy srl, la società creata pochi anni fa per dividere gli asset, avrebbe già depositato una richiesta di concordato preventivo “in bianco”, quindi riservandosi di produrre la documentazione necessaria ad avviare un processo di ristrutturazione che non si preannuncia indolore, visto che il patrimonio e le sedi sono nella pancia di questa società, e nulla sembra rimasto in quella già dichiarata fallita.

[Link: la Repubblica Milano]

1 commento

  1. Prezzi esorbitanti, piatti sempre meno curati e un servizio in moltissime occasioni indecente. Se i proprietari se ne fossero occupati in tempo invece che continuare ad aprire punti vendita forse non si sarebbe arrivati a questo. Qualcuno li salverà e qualcuno continuerà ad andarci. A me, al netto del dispiacere per i dipendenti (tranne gli svariati maleducati che ho trovato) non mancheranno.

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