Orecchiette a Bari Vecchia. Le nuove regole di legalità

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Salvare capre e cavoli, anzi, orecchiette e tradizioni.

A Bari, Bari Vecchia, le donne sono solite preparare le orecchiette in casa e venderle sull’uscio.

Una pratica che ha attirato l’attenzione della locale polizia che aveva sequestrato una “partita” di tre chili di orecchiette non tracciate e destinate a un ristorante.

E aveva soprattutto attirato l’attenzione del New York Times che aveva raccontato delle orecchiette criminali di Nunzia Caputo, diventata protagonista della protesta delle orecchiette illegali e del video dedicato a Bari Vecchia inserita nelle 52 mete da non perdere.

Cui aveva fatto seguito l’invito alla signora barese di andare a New York per far assaggiare le sue inimitabili orecchiette.

Il vuoto legislativo ora è stato colmato dalla Giunta Regionale della Puglia che ha deliberato le norme da applicare in caso di home food e home restaurant spiegando in conclusione all’articolo 7 i motivi della delibera: “La preparazione e somministrazione degli alimenti presso locali utilizzati principalmente come abitazione privata è un’attività che sta diventando sempre più comune sia in Europa che in Italia. Sebbene la quantità di alimenti prodotti e somministrati attraverso questa nuova tipologia di imprese alimentari non sia elevata, la non corretta applicazione della normativa comunitaria e nazionale in materia di sicurezza alimentare può costituire un problema di salute pubblica non trascurabile. Il rispetto delle prescrizioni di cui alla normativa di settore, richiamate nella presente linea guida, delinea pertanto i limiti entro cui tali imprese possono operare, pur essendo riconosciuta loro la possibilità di dotarsi di strumenti di gestione della sicurezza alimentare flessibili in funzione della dimensione dell’impresa e dei rischi ad essa correlati”.

Gli aspetti igienico sanitari sono quelli che preoccupano per cui una signora delle orecchiette è considerata alla stregua di un’imprenditrice alimentare come previsto dal Regolamento CE 178/2002 che specifica: “La preparazione con regolarità in ambito domestico di alimenti non destinati al consumo domestico privato ma alla immissione sul mercato con fini commerciali, ivi compresa la somministrazione presso la stessa abitazione, è considerata attività di impresa alimentare”.

Tradotto in soldoni, le signore che preparano orecchiette devono rispettare le norme igienico sanitarie anche se nella delibera non è specificato il limite operativo e le quantità produttive consentite i cui aspetti normativi rientrano negli ambiti dell’annona e delle ASL.

A Bari Vecchi alle porte delle micro produttrici di orecchiette pugliesi dovranno apparire cartelli che indicano che in quella abitazione si prepara la pasta fatta in casa e dell’attività dovrà essere preventivamente avvertita l’autorità sanitaria locale per i controlli del caso.

Saranno quindi necessari locali che si prestano a garantire le condizioni igieniche per la produzione delle orecchiette (sono 8 i requisiti che definiscono il perimetro di legalità) e le signore dovranno essere in regola con le prescrizioni di igiene personale procedere a un’etichettatura che consenta la tracciabilità e le modalità di consumo, quindi la data di scadenza delle orecchiette.

La normativa prende in considerazione anche la produzione di conserve e, soprattutto, i rquisiti specifici per i prodotti ittici destinati ad essere consumati crudi.

La delibera vuole conciliare tradizione e rispetto delle regole per garantire cibo salubre anche con disposizioni che la stessa Regione ritiene flessibili perché i controlli saranno assicurati dalla Polizia locale.

Basterà questo per scongiurare la guerra delle orecchiette criminali o i lacciuoli che inevitabilmente si creeranno daranno vita a un mercato di contrabbando o alla fine di una tradizione?

[Link: La Gazzetta del Mezzogiorno]

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