Coronavirus. Papa, 007 e sindaci avvertono: “La gente ha fame”

Il lavoro nero e l'economia sommersa sfamavano 4 milioni di persone che ora sono allo stremo. Crescono gli scippi della spesa e le incitazioni alla rivolta

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L’allarme fame per Coronavirus arriva da più parti. Se la messa e la benedizione di Papa Francesco da una piazza San Pietro vuota con immagini devastanti e meravigliose al tempo stesso ha fatto il giro del mondo, non dovrebbero sfuggire le sue parole pronunciate stamani durante la messa a Santa Marta.

“Cominciamo già a vedere il dopo. In questi giorni in alcune parti del mondo si sono evidenziate alcune conseguenze della pandemia. Una è la fame. Si comincia a vedere gente che ha fame perché non può lavorare, perché non aveva un lavoro fisso. Cominciamo a vedere già  il dopo. Verrà più tardi ma comincia adesso”, ha detto Papa Bergoglio.

Il suo è un invito alla preghiera e alla solidarietà.

Ma ci sono inviti più pressanti, e terreni, di fare attenzione. E fare presto. Soprattutto al Sud.

Peppe Provenzano, il ministro per il Sud, parla apertamente della necessità di dare soldi a chi lavorava in nero. Estendere il diritto al Reddito di Cittadinanza e assicurare 1.000 – 1.100 € al mese per garantire una vita dignitosa durante questa emergenza sanitaria che è anche economica. Un fiume di soldi da mettere a bilancio per l’Italia che deve evitare le rivolte per procurarsi un pezzo di pane. E spunta l’idea di una patrimoniale: “Le formule per realizzare un fisco davvero progressivo possono essere inedite”, risponde Provenzano, ma l’idea di mettere le mani nelle tasche dei cittadini che hanno messo fieno in cascina è preoccupante per tutti in una situazione di emergenza come questa.

Cita il video girato a Bari in cui un nucleo familiare perde la testa perché non possono ritirare 50 € dal bancomat. E l’assessora al welfare del Comune di Bari, Francesca Bottalico, è andata di persona a consegnare due pacchi della spesa alla famiglia che in un video gridava:” Non abbiamo più soldi, non abbiamo più niente. Venite a vedere”.

L’emergenza spesa è ben chiara al Ministero degli Interni. Repubblica afferma che c’è un report dei nostri 007 che avverte di un “potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee o organizzate, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia dove l’economia sommersa e la capillare presenza della criminalità organizzata sono due dei principali fattori di rischio”.

Nel Mezzogiorno d’Italia quasi 4 milioni di persone si affidavano all’economia sommersa del lavoro nero e sono già allo stremo senza sussidi. Un esercito di lavoratori saltuari, di parcheggiatori abusivi, di stagionali che non hanno mai visto le regole al pari di commessi di negozi e di impiegati in cucine e nelle sale di esercizi commerciali.

La speranza di arrivare a fine mese, di mettere il piatto a tavola, si è già spenta.

E incalza il moto di ribellione, di fare la spesa al supermercato senza pagare come è accaduto a Palermo dove sono intervenute le forze dell’ordine che ora stazionano davanti agli ipermercati.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo di lunga e navigata esperienza, avverte dei rischi che ci potrebbe essere contiguità tra rivolta sociale e mafia pronta a mettersi alla testa dei rivoltosi: “Accanto a tantissimi che stanno vivendo questo momento di crisi gravissima con angoscia ma con dignità ci sono gruppi di sciacalli e professionisti del disagio che promuovono azioni violente, persone e gruppi che già dalle immagini mostrano e rivendicano la propria appartenenza al sottobosco mafioso. Chiedo a tutti i cittadini di segnalarli alle autorità di polizia”.

Una polveriera pronta ad esplodere partendo dai social. “Se mia figlia non potrà più mangiare un pezzo di pane andremo ad assaltare i supermercati”, dice al sindaco di Palermo in un video un padre con la figlia che addenta una fetta di pane con la nutella.

Il tentativo di 20 persone di non pagare la spesa al supermercato Lidl di Palermo è partito dal gruppo Facebook Rivoluzione nazionale con migliaia di adepti che hanno già una strategia: “Chi per il giorno 3 aprile è pronto alla guerra lo scriva qui sotto e facciamo gruppo. Per farci sentire dobbiamo razziare i supermercati come fanno in Siria e in Spagna. La protesta vera è proprio questa, così capiscono a cosa siamo arrivati”.

Il 3 aprile è una data spartiacque. E il ritorno alla normalità, anche alla normalità del lavoro nero, non è affatto scontata. Ci potrebbe essere una proroga di altri 15 giorni che inghiottirebbe anche la Pasqua nel buco nero della disperazione dei nuovi poveri.

Ma non è solo Palermo a tremare per l’esercito dei rivoltosi che vuole organizzarsi al di fuori delle regole per segnalare il proprio disagio.

In Campania lo scippo del sacchetto della spesa sta diventando tragica realtà. Al pari delle rapine nelle farmacie – aperte in questo periodo di emergenza – che sono diventate il bancomat dei malviventi.

Una situazione molto delicata, avvertono dal Viminale, che ha dato indicazione ai comitati per l’ordine pubblico e la sicurezza di prestare molta attenzione.

Le azioni di solidarietà e di sostegno non sono viste come una cura sistemica da chi vive l’emergenza cibo. A Palermo hanno attivato un soccorso di beni di prima necessità insieme a  Caritas, Banco alimentare e Banco delle opere di carità.

A Napoli e a Potenza si sta affermando la spesa sospesa sul modello della pizza sospesa: si acquistano prodotti che si lasciano alla cassa a disposizione di chi non può fare la spesa.

Ma sono azioni di di volontariato e di buon cuore che hanno il sapore dell’elemosina. E che non sono comprese da chi si aspetta un aiuto certo e sicuro dallo Stato.

[Aggiornamento] In Sicilia sono partiti i controlli a campione sui prezzi dei cibi del Nucleo operativo per la sicurezza agroalimentare del Corpo forestale della Regione Siciliana, per il timore di rialzi ingiustificati. Lo ha annunciato il Presidente della Regione, Nello Musumeci: “C’è stata purtroppo una ingiustificata corsa collettiva per riempire le dispense e non vorremmo che qualcuno ne abbia approfittato per operare inammissibili rincari”.

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