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Temo che ripercorrere quel metro che oggi ci separa sarà molto difficile. Lo dice Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, in un’intervista al Corriere della Sera al termine di una giornata che ha registrato una circolare di chiarimento criticata dall’assessore regionale della Lombardia Giulio Gallera e dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca: “è da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione”.

Una concessione che sembra una miccia pronta a far deflagrare una nuova bomba di contagi perché si potrebbe pensare ad un imminente fuori tutti, ma che cerca di limitare i danni psicologici e di umore a chi è costretto a stare confinato nelle quattro mura di un appartamento troppo piccolo.

Gli estremi della distanza interpersonale sono racchiusi tra la vicinanza di un bambino al genitore e il metro con mascherine e guanti del resto del mondo che dopo battaglie per l’inclusione sociale deve lottare per mantenere tutti lontani dal suo simile.

supplizio di Tantalo

Un supplizio di Tantalo per il genere umano che fa della socialità reale uno dei suoi caratteri distintivi.

Quando torneremo alla normalità è la domanda cui tutti vorrebbero risposta certa e determinata. Mano al calendario. Le fughe in avanti assomigliano alla pozione di Asterix che rende invincibili. Siamo tutti applicati a scrutare l’orizzonte per gridare quel “Terra, terra” liberatorio.

È navigazione a vista, giorno dopo giorno, bollettino dopo bollettino.

La nostra paura è accompagnata dalla voglia di un ritorno alla semplicità che è sempre stato l’antidoto di qualsiasi eccesso. Un ritornare più buoni quasi a voler espiare l’innovazione. Ogni progresso è regresso, dicevano i più vecchi di fronte agli sconvolgimenti dell’innovazione che cambiava il quadro di riferimento. Una sintesi popolare del gap generazionale. Il fax contro i social potremmo esemplificare noi naviganti del web.

compressione di pasta e fagioli
pasta e fagioli

E quindi torneremo alla pasta e fagioli perché la compressione di pasta e fagioli è troppo per noi che vorremmo prendere un caffè al bar al bancone accanto a illustri sconosciuti o mangiare una pizza assemblata al banco della pizzeria e assembrati a un tavolo che raccoglie la nostra voglia di socialità.

Ma c’è quel metro di distanza anti droplet, anti gocciolina potenzialmente carica di Coronavirus a tenerci a freno.

Pensiamo alla “revenge spending”, alla voglia di gridare che siamo ancora vivi spendendo quelle risorse, quei denari, che ci farebbero riacquistare la libertà.

Quale sarà il costo di questa libertà?

layout pizzeria

Non lo sappiamo. Possiamo solo provare a immaginare un futuro diverso che prova a ritagliare i diversi aspetti della vita quotidiana pre COVID-19 come in un gioco di sagome ritagliate sul cartoncino di quello che era una routine appena un mese fa.

E uno di quei cartoncini ha proprio la forma di un tavolo nei layout delle pizzerie e dei ristoranti.

Vediamo quei cerchi e quei rettangoli come gli elementi della nostra galassia della ristorazione. Sarà di nuovo via Lattea o ci prepariamo a un Big Bang?

Lo scopriremo strada facendo, ma chi riuscirà ad intercettare la retta dei desideri e dei nuovi bisogni in mezzo a tante curve potrà fare da esempio agli altri con formule che potrebbero riscrivere i conti economici delle attività di ristorazioni. Coltivando la speranza che tutto resterà uguale.

Ci siamo rifatti al modello cinese per applicare la teoria del lockdown, della serrata globale, per vincere questa prima battaglia contro il virus e abbiamo compreso, forse un po’ meno, che le limitazioni al diritto alla libera circolazione in favore del diritto alla salute potrebbero funzionare ad elastico: tutti a casa appena gli ospedali vanno sotto pressione, segno di una recrudescenza del contagio. Gli effetti di una seconda quarantena li spiega questo articolo del Post che racconta come si sia ritornati alla serrata ad Hong Kong, la regione cinese uscita quasi indenne dalla pandemia.

distanza tra tavoli per coronavirus
distanza tavoli

E alla Cina ho pensato di guardare chiedendo cosa succede a Bruno Ferrari che ha diversi ristoranti a Shanghai e che era in procinto di aprire un nuovo ristorante in Abruzzo. Ha illustrato le cautele e le misure nell’articolo in cui si dà conto di questa navigazione a vista e la possibilità che si veda un po’ di luce a maggio anche per il settore della ristorazione.

Le riporto di seguito anche qui.

Per poter garantire la non ricaduta delle potenziali infezioni ci saranno molte altre cose da seguire:

  1. misurare la temperatura ad ogni cliente che entra nel ristorante, quindi munirsi di termometro laser
  2. annotare i dati del clienti, la temperatura rilevata, contatto telefonico e numero passaporto con annessa ora di entrata e uscita dal locale
  3. avere quindi una persona che svolge solo questa mansione
  4. se un cliente ha la temperatura superiore a 37,3 bisogna rifiutarlo e chiamare il pronto soccorso
  5. avere a disposizione all’entrata il gel disinfettante
  6. il cliente che si presenta al ristorante deve indossare la mascherina prima di entrare –
  7. una volta finito di mangiare e sta ancora seduto al tavolo deve indossare la mascherina di nuovo
  8. i tavoli distanziati 1,5 mt
  9. i clienti non possono mangiare uno di fronte all’altro ma solo uno di fianco all’altro
  10. nel menu non potranno essere presenti più cibi crudi
  11. il locale dovrà seguire procedure come disinfettare tutto dai tavoli alle pareti alle maniglie delle porte regolarmente dopo ogni turno di servizio e annotare il tutto su un registro
  12. i dipendenti dovranno avere un modulo in cucina e sala dove annotano ogni volta che si sono lavati le mani e hanno disinfettato tutte le superfici
  13. i camerieri e cuochi dovranno tutti indossare mascherine e guanti
  14. i ristoranti che solitamente hanno una capienza di 50 coperti, potranno solo ospitarne meno della metà
  15. ristoranti con spazi all’aperto probabilmente non potranno usarli, in base alle zone dove si trovano, se in pieno centro, o in mezzo la strada ecc..

Mi ha sorpreso il punto 15 perché lo stare all’aperto mi sembrerebbe una facilitazione nell’applicazione della distanza e dell’areazione. Ma evidentemente c’è dehors e dehors.

Però quanto descritto da Bruno Ferrari non è fantaristorazione, ma la realtà in cui deve operare.

E cosa succede in termini di operatività economica?

“Su 2 ristoranti ho registrato circa il 90% di perdite tra febbraio e marzo. In un altro ristorante, che si trova a 70 km da Shanghai, abbiamo avuto circa il 50% di perdite.
La differenza è che durante l’epidemia limitata alla sola Cina e subito dopo, il 70% della clientela era solo cinese. Ora che il virus è scoppiato in Italia e in Europa, la clientela cinese e’ quasi scomparsa. Alcuni clienti mi mandano messaggi per chiedermi quando sono stato l’ultima volta in Italia e poi prenotano”, mi spiega Ferrari.

L’indice di paura, insomma, è elevato e un ristorante italiano in Cina è visto come un ristorante cinese in Italia all’inizio dell’epidemia.

Guardatevi il video se avete un po’ di tempo (e qui c’è quello con l’intervista rilasciata al Corriere).

E prendete nota su questi aspetti.

gel disinfettante ristorante
gel disinfettante ristorante

All’ingresso del ristorante ci sono gel, termometro, alcol, modulo registro e disciplinare che spiega cosa fare.

registro sanificazione ristorante

Questo è il registro delle firme per certificare l’avvenuta sanificazione in sala.

ristorante italiano a shanghai

Lo spazio tra i tavoli non obbliga a rifare il layout della sala perché è stabilita una distanza tra tavoli con i clienti. Ma c’è l’obbligo di non sedersi uno di fronte all’altro. È possibile sedersi solo uno a fianco dell’altro anche se il tavolo misura 1 metro per 1 metro.

Infine, l’argomento privacy e il tracciamento degli spostamenti.

tracciamento coronavirus

“Il QR Code serve per circolare in Cina. Da questa app vedono se sei contagiato o meno Come funziona? Tracciano tutti i tuoi spostamenti e pagamenti tramite alipay (in Cina la privacy è zero) e ti rilasciano un codice che può essere rosso – giallo o verde. Questo codice serve perri entrare nel palazzo dove vivi, negli uffici governativi, nelle banche o al cinema e per spostarti in treno in caso di necessità. Senza questo codice non vai da nessuna parte. È collegato al tuo passaporto con Alipay e con il numero di telefono. Se sei straniero, con il visto turistico non lo puoi avere e se non hai il numero sim intestato a te non lo puoi avere. E sono problemi”, spiega Bruno Ferrari.

Sarà anche questo il modello cinese che adotteremo?

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