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Sono stati i primi a chiudere e saranno gli ultimi a riaprire. Lunedì 18 maggio è la data da segnare in calendario per bar, ristoranti e pizzerie. La data di fine serrata appare ancora lontana almeno stando alle notizie che arrivano dal tavolo tecnico scientifico che accompagna il Governo nel prendere le decisioni sulle misure di contenimento del contagio da COVID-19.

I due maggiori quotidiani italiani, Corriere della Sera e Repubblica, chiariscono che la fase di sblocco del periodo transitorio, la cosiddetta ‘fase 2’ avrà un calendario differenziato per attività, per regioni e per fasce di popolazione.

Il picco del contagio, insomma, è una media nell’indice nazionale, ma ogni Regione ha una sua propria curva e caratteristiche diverse legate sia ai casi positivi che alla possibilità di offrire assistenza sanitaria ai cittadini senza mettere alle corde ospedali e reparti di terapia intensiva e sub intensiva.

Aggiornamento. Chiusura fino al 3 maggio con decreto

A questo link le novità

1. Lunedì 13 aprile

zeppola dolce

Lunedì 13 aprile, il giorno di Pasquetta, scadono le misure di contenimento in atto. Per venerdì 10 o sabato 11 è atteso l’annuncio del nuovo decreto che dovrebbe confermare le misure in atto. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha già detto che non è possibile mantenere ancora per molto l’Italia ferma sia per motivi psicologici che economici. E gli uni sono benzina necessaria per iniziare a pensare al futuro prossimo.

Timide riaperture che si muoveranno sempre nella linea strategica della necessità, ma di produzione soprattutto. Nel pacchetto di nuove aperture ci sarebbero le industrie che realizzano la latta per inscatolare gli alimenti o i macchinari per l’agricoltura, per stare nel campo agroalimentare.

Distanza interpersonale e obbligo di indossare i Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) – mascherine, guanti e occhiali – si affiancherebbero al divieto per i lavoratori interessati di recarsi in fabbrica in caso di febbre superiore a 37,5°C).

L’allentamento della chiusura per i negozi riguarderebbe innanzitutto librerie e cartolerie con ingressi scaglionati nei locali e obbligo di indossare mascherine per tutti. La logica è quella di consentire agli studenti di avere i materiali per prepararsi agli esami.

Sul fronte alimentare il via libera sempre considerata la ‘fase 2’ e l’adozione delle misure di contenimento con i DPI, alle pasticcerie.

La formula della consegna a domicilio è quella ritenuta più probabile (anche se, ad esempio, in Campania è vietata).

In dubbio, invece, l’asporto.

“Non capiamo però perché non si possa permettere ai ristoranti di servire pasti da asporto, senza doverli necessariamente consegnare a domicilio”, si chiede Lino Stoppani, presidente della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), mentre Confartigianato si batte per un’apertura immediata delle pasticcerie che perderanno – si stima – 650 milioni di fatturato con i mancati incassi della Pasqua.

Anche in questo caso, la logica della consegna a domicilio anziché l’asporto prevale per la possibilità di limitare le occasioni di contagio: i clienti, cioè, non si muoverebbero da casa.

2. Lunedì 4 maggio

tortellini da asporto

L’altra data da segnare nel calendario delle ripartenze (piuttosto che delle riaperture) è quella di lunedì 4 maggio.

Con le persone ancora in casa, dunque, e l’altro ponte di tradizione, quello del 1 maggio festa dei lavoratori, superato. Evitata la tentazione di uscire per strada e di pensare a gite fuori porta, la data del 4 maggio potrebbe segnare l’effettivo inizio della ‘fase 2’ sempre ammesso e concesso che il fattore di contagio Ro sia prossimo allo zero.

Qui entrerà in gioco l’indice di contagio “regionale” e ogni Governatore di Regione dovrà garantire la tenuta del fattore Ro vicino allo zero.

La riapertura riguarderà le aziende di produzione e altri negozi potranno alzare le serrande garantendo però misure di contenimento e ingressi scaglionati proprio come avviene adesso nei supermercati e nelle farmacie.

Di riaperture di ristoranti, bar e pizzerie non se ne parla ancora. Ma potrebbe essere la data in cui avviare il delivery e l’asporto che si affiancherebbe alle consegne a domicilio. Probabile l’istituzione di fasce orarie per i lavoratori in considerazione di un aumento complessivo delle attività sempre nell’ottica di limitare al massimo le occasioni di contatto e contagio (con l’obbligo di indossare mascherine e guanti sempre vigente).

3. Lunedì 18 maggio

chef con le mascherine

La ‘fase 2’ dovrebbe essere consolidata e potrebbero arrivare i primi allentamenti dei divieti di spostamento dei cittadini tra comuni e sarebbe il momento di stilare una nuova lista di attività commerciali da far ripartire.

Favorite le Regioni con le popolazioni che hanno avuto il maggior numero di contagi e di guariti – dunque teoricamente più immuni – e un basso numero di malati che non stressano le strutture sanitarie.

Si torna a passeggiare e ad uscire di casa seppure con tutte le precauzioni del caso.

È la data che segna al momento la riapertura per bar, ristoranti e pizzerie non solo con l’asporto e la consegna a domicilio, ma anche con il servizio ai tavoli.

Le norme devono essere ancora scritte, ma è sicura la necessità di riorganizzare gli spazi perché si dovrà tenere conto di una distanza di almeno un metro e ottanta o di due metri tra tavolo e tavolo.

La misura minore è l’ultima ipotesi al vaglio dei tecnici per la riapertura, oltre a tutte le misure già stabilite a tutela della salute di lavoratori e clienti, quindi obbligo di indossare mascherine e guanti. La misura dei due metri, che sembra eccessiva, è dettata dalla necessità di mantenere la distanza di un metro da chi occupa il tavolo.

Resta da chiarire (e chiunque abbia un minimo di dimestichezza per i flussi intorno a un tavolo) come potrebbe essere svolto il servizio a partire dall’effetto “sogliola” del movimento dei clienti e dei camerieri che dovrebbero voltare le spalle passando tra due tavoli confinanti. L’adozione delle mascherine quindi appare scontata perché altrimenti il rispetto della distanza di un metro in tutti i punti porterebbe la misura della distanza a 2,50 metri. E l’adozione delle protezioni personali sarebbe necessaria non solo per camerieri e dipendenti, ma anche per i clienti.

Ragionevolmente dovrebbe cadere la necessità di un ulteriore distanziamento tra gli occupanti dello stesso tavolo anche in funzione della maggiore libertà di movimento concessa ai gruppi. Si potrebbe, cioè, andare in auto in più di 2 persone e quindi non ci sarebbe motivo di vietare tavoli formati da 4 o più persone. Ma il numero 4 potrebbe essere la limitazione imposta per evitare l’effetto tavolate.

4. Le altre misure

Palazzo Petrucci

Le indiscrezioni che filtrano sono ancora poche per consentire di fare un quadro in grado di orientare con precisione la ripresa delle attività di ristorazione. Tra quelle ipotizzabili e quelle che necessitano di disposizioni si possono annoverare in una scala di ragionevole priorità e probabilità:

  1. obbligo di distanza interpersonale
  2. obbligo di indossare mascherine
  3. ingressi scaglionati
  4. distanza tra tavoli
  5. misurazione della temperatura all’ingresso
  6. obbligo di prenotazione con introduzione del tempo di occupazione del tavolo
  7. messa a disposizione di disinfettanti all’ingresso e al tavolo
  8. gestione e sanificazione continua dei servizi igienici
  9. limitazione del numero delle sedute per singolo tavolo
  10. dehors aperti e barriera su strada

[Link: Corriere della Sera, Repubblica]

5 Commenti

    • Va bene tutto, ma almeno bisognerebbe cercare di capire quello che si legge: mascherina prima di sedersi al tavolo e dopo, mascherina sempre per il personale, dai…

  1. Il problema non sono tanto le misure che i locali adotteranno ma chi si fida di andrà in un ristorante o pizzeria prima di due o tre mesi anche se in piena regola ….eppoi in ristorante o pizzeria si va anche per distendersi un po’ fare un po di chiacchiere e stare in po insieme forse si chiama aggregazione sociale?…. ben tutto questo non credo sarà più possibile …entro.mi lavo subito le mani mangio bevo prima possibile poi in breve mi alzo pago e vado via…preferisco saltare il pasto ed il posto in ristorante o pizzeria e mangiare beatamente a casa visto che poi ora ci siamo abituati…

  2. Penso che bar e ristoranti possano gestirsi non solo con il distanziamento delle persone ma anche con il fissare un termine temporale per la consumazione. . Ad esempio, al bar, per prendere un caffè e pagare, si potrebbe stabilire che il cliente non debba rimanere più 3 o 5 minuti nel locale, mentre al ristorante i clienti dovrebbero dichiarare, già in congruo anticipo, cosa devono consumare, in modo che il ristoratore possa stabilire quanto tempo, presumibilmente, il cliente deve stare all’interno del locale e quindi ne possa gestire al meglio il flusso. Piero Angius.

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