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La Regione Toscana ha emanato un’ordinanza che autorizza dal 24 aprile la vendita di cibi per asporto nei pubblici esercizi come ristoranti, pizzerie, gelaterie, bar e pasticcerie.

L’ordinanza accoglie le richieste delle associazioni di categoria, secondo cui mediante la prenotazione per telefono, email o messaggio Whatsapp il cliente si presenterà al punto vendita a un orario prestabilito, senza che si creino assembramenti.
   

“Affiancando l’asporto alla consegna a domicilio, già possibile ma estremamente impegnativa ed onerosa, si ‘riaccendono’ le cucine e si rimette in moto un po’ di occupazione, fornendo un servizio essenziale a consumatori e famiglie”, affermano la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini e il presidente di Fipe-Confcommercio Aldo Cursano.

“Accogliamo con favore l’ordinanza 41 firmata dal presidente della Toscana Enrico Rossi, che permette a ristoranti e alle altre imprese della somministrazione della regione di tornare a vendere d’asporto. Il take away è la soluzione più efficace per far ripartire ristoranti, bar e locali nella sicurezza di tutti, dipendenti e clienti. Per questo chiediamo che la possibilità prevista in Toscana sia estesa in tutta Italia”.

Così, in una nota congiunta, FIPE Confcommercio e FIEPeT Confesercenti, le principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese della somministrazione in Italia. 

Nella fase di riapertura di fabbriche e uffici, la consumazione al di fuori dei locali svolgerà ancora un ruolo cruciale. La consegna a domicilio, però, non basta.

È fondamentale dunque che ristoranti e bar possano riprendere anche la vendita d’asporto, per garantire il servizio con maggior sicurezza, visto che il take away riduce drasticamente il rischio di assembramenti. Non a caso, la facoltà di vendita d’asporto è già concessa in molti importanti Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Svizzera, Turchia e Olanda. L’Italia dovrebbe rapidamente adeguarsi per il beneficio di tutti, imprese e cittadini. 

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