Il futuro del food a Milano: affitti calmierati e rivincita dei quartieri

Milano potrebbe cambiare aspetto con l'emergenza Coronavirus dalla revisione degli affitti all'interesse per quello che accade sotto casa

Il mondo della ristorazione e del commercio continua a interrogarsi sul futuro, e si moltiplicano le analisi e le richieste di soluzioni alla crisi. Un’indagine della Confcommercio parla di un quarto dei piccoli esercizi commerciali a rischio chiusura nell’area Milano-Monza Brianza-Lodi.

La situazione della ristorazione, lo abbiamo già scritto più volte qui su Scatti di Gusto, non è molto migliore. Delivery e take away non sono probabilmente la soluzione, anche se consentono a molte realtà di proseguire la propria attività. L’idea delle dark kitchen, le cucine senza ristorante, può essere forse una via di uscita, pur se parziale, dalla crisi.

Un’indagine di Engel & Völkers Commercial presso gli operatori del food fornisce alcuni dati e indicazioni interessanti sulle tendenze del mercato immobiliare, ma non solo, delle attività ristorative a Milano..

Poco meno del 50% degli intervistati ritiene che nell’ambito food non si tornerà alla normalità prima di un anno e mezzo, mentre oltre il 15% prolunga il periodo emergenziale a due anni. Il 7% pensa addirittura che la situazione pre Covid-19 debba essere dimenticata per sempre.

La ricerca di nuovi locali 

IT ristorante milano lavori in corso

Le metrature dei nuovi locali in centro si riducono, e prevarranno take away e delivery. Secondo Engels & Volkers, la ricerca di location sarà limitata in zona 1 e molto più diffusa nei quartieri, in particolare per gastronomie e piccoli locali. Verranno preferite strutture con facilità di sosta, che permettano di acquistare cibo “al volo”, anche direttamente dall’auto. E verranno preferiti anche gli spazi con la possibilità di aprire un dehors. 

Le future location dovranno avere “caratteristiche diverse da quelle che avrebbero preso in considerazione prima della crisi, anche se le scelte potranno divergere: spazi più piccoli che consentano però consegna a domicilio o spazi con maggiore vivibilità”. 

Il quartiere nuova frontiera della ristorazione

beergarden isola milano esterno

Del resto, durante il lockdown, i milanesi hanno riscoperto la vita di quartiere. Considerando che il flusso turistico dei prossimi mesi verrà sicuramente a mancare, sarà questa la nuova frontiera della ristorazione.

“Il quartiere diventa il punto di riferimento,” sostiene Flavia Carri, retail services consultant di Engels & Volkers. “Sta aumentando di conseguenza la richiesta di location per il servizio d’asporto, dove i clienti possano sostare con l’auto, ritirare la cena e portarsela a casa. In questo momento ci sono più difficoltà a piazzare un locale sfitto in via Dante, per esempio, rispetto a una location idonea al take away in un quartiere o in periferia.” Si aggiunga anche il proliferare dei piccoli negozi di alimentari e dei negozi di vicinato delle catene della grande distribuzione (local, express e simili), Sono stati la rivelazione dell’era emergenziale nella cosiddetta gdo.

I contratti di affitto e i locali monovetrina

Gli affitti scenderanno, ma solo per il periodo dell’emergenza. I proprietari sono stati costretti a rinegoziare gli affitti per evitare la rescissione dei contratti. Si parla di uno sconto del 30-40% del canone di locazione per tutto il periodo di crisi: Ma si ipotizzano anche formule di affitto vincolate alla percentuale di fatturato dell’attività, sull’ordine del 9-10% degli incassi mensili, secondo un modello già utilizzato nei centri commerciali. Ma le cifre saranno comunque destinate a tornare ai livelli iniziali.

Per le nuove ricerche, gli spazi preferiti dai potenziali nuovi clienti del real estate per la ristorazione scendono dal taglio 80-120 mq, il più gettonato prima dell’emergenza, a un formato monovetrina sui 50 mq, ideale per l’asporto. E i format della ristorazione specializzati sullo street food che stavano iniziando a potenziare la somministrazione in loco hanno dovuto, giocoforza, cambiare strategia, tornando alla loro iniziale formula.

L’appello del Comune di Milano ai designer

Pizzeria Briscola designer Fabio Novembre

Milano ha già chiesto ai suoi cittadini idee e proposte per la ripresa post-Coronavirus con il piano “Milano 2020. Strategie di adattamento”, trasformazione del progetto “Milano 2030”. Lo ha fatto in uno dei suoi videomessaggi il sindaco Giuseppe Sala. Ora arriva l’appello specifico a creativi e designer.

L’Amministrazione ha approvato le linee guida del progetto, alla ricerca di idee utili per la riapertura degli spazi commerciali e pubblici. Lo spiega l’assessora alle Politiche del lavoro, Attività produttive e  Commercio Cristina Tajani: “Mai come ora abbiamo bisogno della fantasia di designer, architetti e creativi per individuare soluzioni capaci di conciliare la sicurezza e il distanziamento sociale con i bisogni di socialità e convivialità delle persone e della fruizione di negozi e servizi”.

Abbiamo già riferito le idee di Fabio Novembre, architetto e designer di fama, in merito, che vanno dall’utilizzo di tavoli rotondi al ripensamento dei social table.

Si parla di distanziatori, di segnaletica verticale e orizzontale per la gestione degli accessi, di nuovi arredi. Ma anche di soluzioni innovative per ottimizzare lo spazio di locali e dehors.

[Link: Il lockdown dei piccoli negozi, Il food lascia il centro e va nei quartieri, Appello ai designer da Pambianco]

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