Venezia. 21 euro per cappuccino e spremuta al bar per le norme anti-CovidTempo di lettura: 3 min

All'Illy Caffè nei Giardini di San Marco a Venezia, la spesa per una consumazione passa da 8 a 21 € perché al bancone non si poteva stare

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Non sempre le norme anti-Covid rappresentano una sciagura, per bar e ristoranti.

O comunque non la rappresentano di certo per alcuni locali che, proprio grazie alle norme sul distanziamento sociale alias fisico, riescono a trarre vantaggio dalla buona fede di ignari avventori, applicando rincari esorbitanti e arrivando a far pagare uno cappuccino e una spremuta la bellezza di 21 euretti sonanti.

Questo è quello che accaduto a Venezia, quando un uomo, non il classico turista da spennare ma un normale lavoratore, è entrato in un bar per consumare un cappuccino seguito da una spremuta. Totale, 21 euro.

Il bar è all’interno dei Giardini Reali

Certo, la location del bar è prestigiosa, e pur non essendo in piazza San Marco si trova comunque all’interno dei Giardini Reali, freschi freschi di riqualificazione terminata lo scorso inverno. Il bar in question è l’Illy Caffè, ed è qui che l’uomo ha avuto l’amara sorpresa, causata proprio dalle norme anti-Covid.

Il malcapitato infatti avrebbe voluto gustarsi tranquillamente la sua consumazione in piedi, al banco ma, in ottemperanza alle norme anti-assembramento, se il bancone è già affollato il locale non permette ai suoi clienti di rimanere in piedi e li invita ad accomodarsi al tavolo. Triplicando però i prezzi delle consumazioni, ma nello stesso tempo guardandosi bene dall’avvisare i clienti, che dietro un così cortese invito si siedono tranquilli e beati con l’erronea convinzione di vedersi applicati gli stessi prezzi della consumazione al banco, proprio in quanto esortati dai gestori stessi ad accedere ai tavolini.

La differenza di prezzo tra bancone e tavolini

“Volevamo bere in piedi – racconta il protagonista della vicenda al Corriere del Veneto – , ma il personale ci ha invitato a sederci, viste le restrizioni; nessuno però ci ha detto che i prezzi erano triplicati. Mai avremmo immaginato di pagare oltre venti euro, un furto».

Infatti, tra i 12 euro per la spremuta e i 9 euro per il cappuccino – al posto dei rispettivi 5 e 3 se consumati in piedi – il conto è lievitato fino alla cifra di 21 euro, al posto degli 8 che si sarebbero pagati se la medesima ordinazione fosse stata consumata al banco.

Prezzi senza dubbio elevati, più alti persino del vicino caffè storico “Al Todaro” con vista sul suggestivo molo di San Marco, che ai suoi clienti fa pagare 7 euro il cappuccino e 9 euro una spremuta.

Le reazioni

Un rialzo che ha destato l’ira e lo sconcerto persino del segretario del Psi veneziano Luigi Giordani, che ha apostrofato l’accaduto né più né meno che “una vergogna”.

“C’è dispiacere per quanto accaduto, episodi simili non devono succedere. Forse c’è stato un momento di stress al banco e gli operatori non hanno fornito tutte le informazioni che avrebbero dovuto dare”, ha spiegato Alessandra de Gaetano, retail director di Illycaffè.

Un prezzo ancora più alto perché il nuovo spazio voleva restituire un’area della città ai veneziani.

“Come restituzione alla città fa pensare, cifre così elevate non sono certo per i residenti. Avevamo già protestato perché il Demanio aveva concesso questa vasta area senza gara per una cifra molto contenuta di 28 mila euro all’anno per i 19 di concessione. Tutta l’operazione e il successivo restauro sponsorizzato da Generali non ha coinvolto la città”, commenta la vicepresidente di Italia Nostra di Venezia Lidia Fersuoch.

Insomma, per i clienti di alcuni locali, fortunatamente non per tutti, l’avvertimento è quello di guardarsi non solo dai pericoli di un virus strisciante, ma anche delle interpretazioni ulteriori che vengono date delle norme anti-covid.

Soprattutto quando, di tali interpretazioni, il povero cliente non viene minimamente messo al corrente.

[Link: Corriere]

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