Bon Appétit costretto a cambiare per le accuse di razzismoTempo di lettura: 5 min

Adam Rapoport, caporedattore del magazine, si dimette per una foto su twitter con il volto tinto e le polemiche sul blackface in Condé Nast

“D’ora in poi ci sarà tolleranza zero per razzismo, sessismo, omofobia o molestie in qualsiasi forma. E questo è solo l’inizio. Vogliamo essere trasparenti, responsabili e attivi e di conseguenza stiamo iniziando a smantellare il razzismo dai nostri marchi”.

Sono queste le parole finali di un comunicato pubblicato sul sito di Bon Appétit nella giornata di mercoledì, comunicato sottoscritto e diffuso dagli attuali membri del magazine americano assieme a quelli di Epicurious – le due testate gastronomiche di proprietà della multinazionale Condé-Nast – in seguito alle accuse di razzismo piovute in capo al capo redattore Adam Rapoport.

La dichiarazione è intitolata “delle scuse dovute da lungo tempo” e “dove arriveremo” ed è stata scritta in seguito alle proteste che si sono levate a causa di una foto pubblicata da Rapoport su Twitter nel 2013 in cui il caporedattore appariva con il viso tinto di marrone, un’immagine definita dai firmatari della dichiarazione “già orribile di per sé, ma che mostra anche il grande e consolidato impatto del razzismo in questi marchi”.

Un’immagine vecchia di sette anni, ma che in questo momento di sdegno mondiale riguardo all’ultimo caso di uccisione di un afroamericano da parte della polizia negli USA, è ritornata a circolare in rete provocando una valanga di accuse di razzismo a Bon Appétit.

Accuse condivise in toto anche dall’intero staff del magazine americano, inclusa la redattrice Sohla El-Waylly, la quale ha anche pubblicato un post su Instagram in cui dichiara di guadagnare solo 50.000 dollari, e che solo i redattori bianchi vengono pagati per apparire nei popolarissimi video del magazine.

In seguito a quest’enorme risonanza mediatica, Rapoport ha rassegnato le sue dimissioni lunedì sera, e a tal proposito Bon Appétit ha affermato che darà la priorità a persone di colore per quanto riguarda il suo successore, da designare in qualità di redattore-capo. Inoltre, la società si è impegnata a istituire dei corsi di formazione per il personale sul tema della lotta al razzismo e per risolvere la questione delle disparità di trattamento economico; la società ha anche dichiarato che per il futuro intende assumere più professionisti di colore.

Nel documento diffuso dallo staff del magazine, si legge anche che “molte nuove assunzione BIPOC (Black, Indigenous, People of Color) sono state effettuate ad un livello base e di basso profilo, e quindi cercheremo di di accelerare i loro avanzamenti di carriera e retribuzione. Per quanto riguarda il personale nero – dichiarano i redattori – è stato utilizzato per apparire in editoriali e scatti promozionali ai fini di far sembrare i nostri marchi diversi. Non abbiamo adeguatamente imparato dai nostri errori, ma le cose cambieranno. Siamo stati complici di una cultura con cui non siamo d’accordo – continua il comunicato– e ci impegniamo a cambiare. I nostri responsabili decisionali sono stati bianchi per troppo tempo, e di conseguenza le ricette, le storie e le persone che abbiamo mostrato troppo spesso provengono da un punto di vista “bianco-centrico”. A volte abbiamo tratto le storie non bianche come “non degne di nota”, o anche “non trendy”.

Abbiamo discusso seriamente – continua il comunicato – di come può concretizzarsi il cambiamento in Bon Appétit e di cosa dobbiamo fare per renderlo un posto inclusivo, giusto ed equo. Innanzitutto – dichiarano i redattori – ciò significa dare la priorità alle persone di colore per il posto di editor nel pool di candidati principali, implementare la formazione sul tema della lotta al razzismo per il nostro personale e risolvere tutte le disuguaglianze salariali che si possano riscontrare nei vari settori. Questo significa smantellare la cultura tossica basata sulla gerarchia verticale che ha danneggiato molti membri del nostro personale sia nel passato che nel presente, e sostenere le indagini interne di Condé Nast per individuare i responsabili di comportamenti offensivi”.

Parole durissime, un’autocritica impietosa che sarà destinata a lasciare il segno, e che sarà con tutta probabilità un vero punto di svolta nel modo di fare informazione, e non solo nel mondo del food: come dichiarano i redattori di Bon Appétit, “questo è solo l’inizio”.

Illyanna Maisonet, scrittrice di cibo portoricana, ha pubblicato alcuni estratti di uno scambio di messaggi con Rapoport che ha dichiarato consenziente, dopo che un editore ha respinto la sua idea di un articolo sul cibo portoricano. Tammie Teclemariam , che scrive per diverse pubblicazioni enogastronomiche e The Wirecutter (di proprietà del New York Times), ha pubblicato su Twitter una foto di Instagram di una festa di Halloween del 2004 che mostra il signor Rapoport e sua moglie vestita da coppia portoricana.

“Non so perché Adam Rapoport semplicemente non scriva lui stesso del cibo portoricano per Bon Appétit!!!”, ha commentato Teclemariam .

Intanto, caporedattrice ad interim di Bon Appétit è stata nominata Amanda Shapiro che ha accettato il ruolo su base temporanea e ha insistito con i dirigenti di Condé Nast e i membri dello staff di Bon Appétit affinché una persona di colore sia nominata come nuovo caporedattore.

Ma anche così, sono sorte nuove controversie. Sono apparsi sui social media post che chiedevano le dimissioni di Matt Duckor, vicepresidente responsabile della programmazione di Condé Nast che sovrintende ai video della rivista, insieme a quelli che sembravano suoi vecchi tweet, in cui faceva battute su uomini gay, coppie dello stesso sesso, persone di colore e persone asiatiche.

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