Poke House, il ristorante che ha avuto 5 milioni nonostante il Coronavirus

Cos’ha di speciale la catena di ristoranti milanesi specializzati in Poke, il piatto a base di pesce crudo tipico delle isole Hawai, ma reinterpretato in chiave californiana

Tempo di lettura: 2 minuti

Intanto, definire Poke House “un ristorante“ è una semplificazione brutale. Otto aperture in un anno o poco più, altre tre in questi giorni. La squadra composta da oltre 100 persone. Un fatturato consistente che si aggira sul milione di euro al mese.

In più –è notizia delle ultime ore– Poke House ha ottenuto un nuovo round di finanziamento da 5 milioni di euro, guidato dal fondo Mip (Milano Investment Partner), che è diventato proprietario del 25%.

Ma cos’è precisamente Poke House? È cos’ha di tanto speciale da attrarre investimenti in un momento delicato per il mondo dei ristoranti, attraversato dagli effetti preoccupanti del Coronavirus?

Poke House sta diventando il più affermato marchio italiano di poke. Il piatto a base di pesce crudo sminuzzato in cubetti, condito con salse variamente colorate tipico delle isole Hawai (detto anche “sushi delle Hawai”). Un presente da conquistatore delle tavole internazionali, in linea con la tendenza del “fast casual” (ambiente easy, servizio rapido) incluse quelle italiane.

Ma più che le isole caraibiche, Poke House nasce dall’idea di Vittoria Zanetti di portare a Milano un angolo di California, la sua passione.

Mantovana, famiglia impiegata nel settore della ristorazione, Zanetti resta folgorata durante il classico viaggio post laurea (Scienze Politiche all’Università Cattolica di Milano) dall’estate infinita di Santa Monica.

Rientrata a Milano si mette in testa di proporre i migliori poke della città. Decide di farlo insieme all’attuale CEO di Poke House, Matteo Pichi. Giovane anche lui, ma con una carriera da startupparo già avviata grazie a Foodinho, start up del food delivery poi venduta a Glovo.

Nasce così a novembre 2018 il primo dei locali dal design finto casual, in realtà studiato in ogni particolare per evocare lo stile di vita californiano (rosa caldo alle pareti, blu cobalto negli arredi, quadri al neon, cactus, stampe giganti).

A cosa serviranno i 5 milioni di euro?

Nelle parole dei fondatori serviranno a crescere ancora. Con l’obiettivo di diventare il principale marchio di poke in Europa. Okay, dichiarazioni di circostanza quando si raccolgono tanti soldi.

Più interessante il seguito, Zanetti e Pichi vogliono assumere nuovo personale e sviluppare soluzioni tecnologiche che assecondino l’esplosione di ordini che hanno registrato dal lockdown in poi grazie al delivery. Sul quale Poke House è intenzionata seriamente a puntare.

A parte i nove ristoranti che intende aprire entro la fine dell’anno.

2 Commenti

  1. “Ma più che le isole caraibiche, Poke House nasce dall’idea di Vittoria Zanetti di portare a Milano un angolo di California, la sua passione”…rigà, isole caraibiche?? Ma che davvero? Hanno spostato le Hawaii?!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui