Coronavirus: i ristoranti vogliono chiedere i danni del lockdown al Governo

La decisione sarebbe clamorosa, eppure le associazioni di categoria stanno pensando a una class action per procurato allarme contro Palazzo Chigi

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È più che un’intenzione. I ristoratori delle isole Eolie sono pronti a istituire la prima class action, con richiesta al Governo dei danni procurati dal lockdown dovuto al coronavirus. Questo a seguito della lunga chiusura forzata subita dai loro locali.

Ma ci sta pensando molto seriamente anche Fipe, l’associazione che unisce oltre 350 mila imprese della ristorazione. Concluso agosto, la Federazione italiana dei pubblici esercizi sembra intenzionata a intentare azioni risarcitorie contro Palazzo Chigi.

Con quali motivazioni? Bar e ristoranti sono imprese che si fondano sul lavoro di un milione e duecentomila operatori. Quando questo si ferma –dicono da Fipe– non è possibile ripartire senza un sistema di protezione sociale e un valido rilancio economico.

La class action prevederebbe un’azione di risarcimento danni per procurato allarme. Infatti alcune regioni, fa notare l’associazione dei gestori di pubblici esercizi, hanno pagato un danno esorbitante. Specie quel 30 per cento delle 350 mila attività italiane dislocate del Sud, dove l’elemento del rischio non era marcato. Invece, nonostante l’economia in quelle zone sia basata principalmente sul turismo, non è stato possibile andare avanti.

Con un calo medio del fatturato tra il 30 e il 40 per cento rispetto all’anno scorso, i mancati incassi per bar e ristoranti nel periodo di lockdown dovuto al coronavirus, si contano milioni di euro. Fipe è fermamente convinta che non si dovesse chiudere l’intero Sud, visto che i problemi di contagio erano concentrati nel Nord Italia.

La scadenza per intraprendere l’eventuale class action è settembre, quando le regioni del Mezzogiorno potranno fare i conti di quanto hanno recuperato in queste settimane di agosto.

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