Vissani contro tutti: specie gli chef che alzano i prezzi per coprire le perdite

Lo straripante chef umbro annuncia una class action contro il governo Conte. Ma a sorpresa se la prende anche con i suoi colleghi ristoratori

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Gianfranco Vissani, 69 anni, sulla scena da decenni con irruenza e fantasia, non smentisce lo straripante temperamento neanche questa volta. L’irsuto chef umbro non ce l’ha con Laura Castelli, contro cui si era scagliato poco più di un mese fa, quando il viceministro aveva invitato i ristoratori a cambiare lavoro in assenza di clienti. Castelli, secondo Vissani, sarebbe stata mal interpretata.

Ma, nell’intervista data oggi a Libero, il cuoco di Baschi mette nel mirino il resto del mondo:

– Per prima cosa pensa a se stesso: “devo ancora ricevere i soldi della cassa integrazione”;

– Poi ai suoi dipendenti: “Guadagnavano 1.200 euro al mese, si sono ritrovati con 400: come fanno a vivere così, e il mutuo, l’affitto, le bollette?”

– Se la prende con i cosiddetti ”aiuti di stato”, di cui hanno beneficiato “certe grandi industrie trasferite all’estero” (l’allusione alla FCA degli Agnelli è evidente).

Ma a sorpresa, lo chef, ristoratore, nonché volto televisivo di numerosi programmi di cucina, attacca anche i suoi colleghi.

“Cosa fanno certi ristoratori italiani, si rivalgono sui clienti, provando a recuperare le perdite alzando i prezzi. È proprio vero che l’individualismo non ha mai fine”.

“La verità – continua Vissani, “è che Conte ha tagliato fuori l’imprenditoria”. Quindi snocciola al primo ministro italiano la sua ricetta:

“Per me sarebbe stato meglio fare un anno bianco. Tasse sospese almeno fino all’anno prossimo. Poi nell’inverno 2021 se ne sarebbe riparlato“.

Non fa passi indietro il cuoco umbro, neanche al cospetto dell’Europa: “Conte ci ha presi in giro. E pure Rutte (primo ministro olandese), quello dell’Olanda, paradiso fiscale. Ma che Europa è questa?”.

E per finire, con l’associazione Ristoritalia, di cui è presidente onorario, annuncia una class action nei confronti del governo.

Perché considera i 600 euro riconosciuti dal governo alle Partite IVA alla stregua di una mancetta elettorale. Mentre ”i diritti elementari, quelli umani, sono stati calpestati”.

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