Lettere contro Laura Castelli, chef furiosi: riportate gente nei ristoranti

La viceministra del Movimento 5S è riuscita nell’impresa disperata di mettere d’accordo tutti gli chef, o quasi

Tempo di lettura: 7 min

Nonostante le puntualizzazioni, il viceministro all’Economia Laura Castelli è entrata nel mirino non solo dei ristoratori, ma anche degli chef, che le hanno scritto una lettera.

Le incaute parole sul cambiare mestiere proferite nel corso di TG2 Post hanno messo sotto i riflettori una parte della compagine governativa che dovrebbe guidare la fase 3 della ricostruzione post pandemia di Coronavirus.

Gianfranco Vissani, dopo la risposta affidata alle agenzie, ha fIrmato la lettera stilata dai rappresentanti dei movimenti che si sono costituiti durante il lockdown.

A detta del coordinamento rappresentano circa 50 mila ristoratori italiani che si sono sentiti attaccati da Laura Castelli.

Ecco chi sono e cosa hanno scritto.

E a seguire la lettera inviata dall’APCI, l’Associazione Professionale Cuochi Italiani.

1. La lettera dei movimenti alla sottosegretaria Laura Castelli

Gianfranco Vissani con Treviso Imprese Unite, Ristoratori Milanesi, Associazione ristoratori valle Camonica e Associazione pubblici esercizi alta valle Camonica, Associazione ristoratori Gussago Franciacorta, Associazione Palazzolese Enogastronomica, Movimento impresa Lombardia Liguria Riparte, Ristoratori Emilia Romagna, Ristoratori Toscana, Futuro Ho.re.ca Pisa, RistorItalia, Horeca Ciociaria, Associazione Commercianti per Salerno, Movimento Impresa Puglia, A.I.O.S., ARTHoB.

“Se si sbagliano i tempi ed i modi si fa danno.

Per noi il commento del viceministro al servizio mandato in onda dal TG2 è BOCCIATO.

Non siamo più disposti a scusare, a capire o giustificare.

Siamo diventati intolleranti a questi scivoloni televisivi che mettono alla gogna mediatica un intero comparto. Ci hanno dato dei pigri, dei rivoluzionari, multati e adesso anche degli incapaci. Tutti questi appellativi non appartengono alla nostra categoria che rappresenta un importante colonna economica italiana ( 13% del Pil)

 I ristoratori non hanno mai chiesto clienti al governo, hanno chiesto sostenibilità per le riaperture.

Molte attività, hanno riaperto con la consapevolezza di ricominciare in una situazione emergenziale, dove gli incassi non coprono i costi.

Con il coraggio e lo spirito di sacrificio che sempre contraddistingue la nostra categoria abbiano scelto di voler continuare a regalare una serranda alzata in città,   di voler essere vicini ai nostri collaboratori, per sopperire ad uno stato che ha lascito nell’incertezza centinaia di migliaia di lavoratori del settore.

Nonostante tutto troviamo la positività e la dignità di non mollare   e tentare di preservare occupazione e conservare la tradizione enogastronomica, elemento trainante del Made in Italy.

Abbiamo chiesto aiuti concreti e sufficienti a salvaguardare le nostre attività, disposti a farci carico di ulteriori indebitamenti non voluti e non previsti che toglieranno altri anni nostra volontà di crescita, sviluppo ed innovazione. Ci siamo solo ritrovati con un pacchetto di promesse su promesse ancora non mantenute.

A  tutto ciò cosa si aggiunge l’incapacità della comunicazione politica.

Mai ci saremmo aspettati una dichiarazione del vice ministro Castelli totalmente fuori focus.

Da quando è cominciata l’era dell’impresa 4.0 avete propinato alle aziende digitalizzazione, robotica, e-commerce, app tecnologiche, ecologia, monopattini, delivery e tanto altro, ma nulla di tutto questo rappresenta l’essenza dei principi fondamentali della ristorazione fatto di ospitalità, accoglienza e relazione.

Ci volete vedere mangiare tutti davanti al PC in smartworkig?

Così siete liberi di ingabbiarci a casa e negli uffici e lasciare le città in balia del degrado e delle attività clandestine.

Senza lavoratori, senza studenti, senza turisti migliaia di alberghi, musei e pubblici esercizi a breve abbasseranno le proprie serrande per non rialzarle più.

La politica non è show ma ha la responsabilità di dire cose giuste, nel modo giusto e con le parole giuste.

Gli chef ed i ristoratori, dopo gli artisti sono la categoria più creativa che ci sia.

Caro ministro Castelli non abbiamo bisogno di aiuti per cambiare modo di fare le nostre attività.

Non si risolve il problema invitando aziende non convertibili a convertirsi in altro.

Non sforzatevi ad analizzare il mercato che cambia nella domanda ed offerta, lo sappiamo fare bene anche noi.

In questo momento non abbiamo bisogno di sentirci dire nulla di tutto questo, abbiamo bisogno che turismo e mobilità torni a vivere nelle nostre vie. Abbiamo bisogno che portiate a termine le vostre promesse poi parleremo se vorrete della RISTORAZIONE 4.0.

Cordiali Saluti

2. La lettera dell’APCI alla viceministro Laura Castelli

Roberto Carcangiu contro Laura Castelli

Non possiamo restare indifferenti alle incresciose dichiarazioni del Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli che, durante un’intervista a TG2 Post, ha  suggerito con disarmante superficialità ai ristoratori di cambiare mestiere, come unica e indecorosa soluzione alla richiesta di aiuto del comparto. Dichiarazioni che denotano una mancanza di competenza nella conoscenza del sistema economico, di cui l’industria della ristorazione e dell’ospitalità sono un anello fondamentale e insostituibile. Non si tratta solo di ‘non andare al ristorante’, si tratta della sopravvivenza di una filiera agroalimentare che occupa migliaia di persone e che rappresenta l’orgoglio del Made in Italy. Un comparto che ha sempre fatto della creatività e della ricerca di nuovi modelli di business un valore e che ora va fortemente supportato dalle istituzioni con provvedimenti seri e non con dichiarazioni superficiali.Il Presidente di APCI – Associazione Professionale Cuochi Italiani, Roberto Carcangiu, difende con forza la categoria e il suo ruolo rilevante all’interno dello sviluppo economico del Paese e dichiara:

“Caro vice ministro, scrivo volutamente in minuscolo il suo ruolo, perché le ricordo che il valore delle Istituzioni  non nasce per caso, ma viene dato da duro lavoro, etica, anni di storia e non ultimo resilienza. Basterebbe questo a chiudere il discorso. Con la sua frase “ leggera” lei ha ferito le centinaia di migliaia di persone che continuano imperterrite a lavorare, per poter offrire il loro sapere (mi creda non è solo gastronomico). Il comparto è costituito da persone abituate a lavorare 14-15 ore al giorno  per poter fare la cosa “giusta”, persone che nonostante tutto credono ancora nella propria voglia di fare nonostante il terreno di gioco sia alquanto accidentato. Vede caro Vice Ministro la ristorazione non è solo chi che le scalda la focaccia la mattina, ma è una filiera articolata che va dai produttori di attrezzature ai fornitori di ogni tipologia di prodotto, e poi indotto, trasporti, scuole, di cui il ristorante non è che l’ultimo anello. Non ho niente di personale nei confronti del partito che rappresenta, o nei cofronti del suo essere giovane e donna (anzi)  e tantomeno al buon e sicuro stipendio che lei percepisce. Essendo una persona appartenente alla categoria della ristorazione lo posso dire che nel nostro mondo uno guida il gruppo solo quando lo sa fare, se no sta “dietro”  e fa l’apprendista. Guidare la vita delle persone è un atto di responsabilità gravoso, pieno di insidie che ha come  scopo il maggior bene possibile. E lei nel suo ruolo istituzionale è di questo che dovrebbe preoccuparsi, fare bene il suo lavoro. Chiudo rassicurandola sul fatto che la categoria di professionisti che rappresento non ha bisogno di elemosine di sorta e men che meno di assistenzialismi particolari (che appartengono a ben altre categorie), ma di strumenti operativi che possano aiutare gli Italiani (e non solo)  a uscire di casa sentendosi, sicuri  affinché il nostro Paese possa ritrovare quella che viene a torto o ragione definita normalità”.

A rafforzare il messaggio del Presidente anche le parole di Sonia Re, Direttore Generale di APCI – Associazione Professionale Cuochi Italiani, che sottolinea:

La crisi ha modificato stili di vita, modalità di lavoro e modelli di consumo? Certo! Ma affermare che migliaia di professionisti debbano rinunciare alla propria passione, al proprio lavoro di sempre…non aiuta a salvare un settore già al collasso! Un settore che peraltro è evidentemente vivo nel cuore dei clienti e che ha ‘solo’ bisogno di avere energia per trovare nuove prospettive. Un settore senza il quale perderemmo parte della nostra identità, economica ma anche culturale e sociale. Superficialità imperdonabile, nelle parole del Vice Ministro Castelli,  anche e soprattutto nei toni – per affrontare un tema così importante, nei confronti di migliaia di lavoratori che in questi mesi hanno combattuto per salvare la propria quotidianità e il proprio posto di lavoro, insieme a quello dei propri dipendenti. Come si può pensare di affrontare e superare l’emergenza, se arrendersi è la sua unica risposta? Per me la Risposta è NO, Vice Ministro Castelli, noi non cambiamo mestiere! Che lo cambi lei se non è in grado di percepire il valoreeconomico e culturale della ristorazione per il nostro Paese. Per il turismo, per l’interocomparto dell’ospitalità, per la tanto anelatafiliera integrata tra produttori e ristorazione, per la soddisfazione di chi ogni giorno fa questo mestiere con dignità e orgoglio”.  

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui