Preconto al ristorante: 4 motivi per cui non è sinonimo di evasione fiscale

Preconto al ristorante: sono in molti a ritenerlo sinonimo di evasione fiscale. Per i ristoratori invece ha almeno 4 seri motivi per esistere

Tempo di lettura: 7 minuti

Ristoratori e anche voi, frequentatori di ristoranti, vi siete accaniti contro il preconto. Quell’animale mitologico a metà tra tentata evasione fiscale e riguardo per i clienti.

Una battaglia consumata a colpi di commenti sulla nostra pagina Facebook.

Cosa sia successo ad Antonello Caporale, giornalista del Fatto Quotidiano, in un ristorante salentino ve lo abbiamo raccontato in un post diventato virale.

Terminata la cena, è arrivato il conto, anzi il pre-conto, detto ormai amichevolmente preconto.

Cos’è il #preconto? “Un’invenzione dei #ristoratori evasori che imbrogliano i clienti contando sulla loro ingenuità”, secondo Il Fatto Quotidiano.#Ristoranti #EvasioneFiscale #Finiamola

Posted by Scatti di Gusto on Sunday, 27 September 2020

Definiamolo: è l’equivalente di un pro-forma che un professionista manda a un cliente per chiedere di saldare la fattura della prestazione. Un documento interno senza alcun valore fiscale.

Sembra quasi di sentire le parole che l’accompagnano: “Siamo d’accordo, ti trovi con il valore delle prestazione che abbiamo pattuito?”.

Al ristorante il preconto, però, scatena polemiche.

Le ragioni del sì al preconto del Partito dei Buonisti

Bonus pos

Il partito dei buonisti lo fa sembrare una puntata di “Ok il prezzo è giusto”. Con tanto di punto interrogativo.

Controlli il preconto voce per voce, lo sgrani come il rosario, contabilizzi le bottiglie di acqua che il tavolo ha prosciugato. Ti tranquillizzi che il pupo non abbia bevuto troppe bevande gasate. Hai modo di verificare la tua perizia nella scelta del vino con il giusto ricarico. Stili la classifica dei piatti più gettonati. Imprechi, un po’ non tanto, sulla voce coperto e servizio che resta sempre sospesa nel limbo dell’italico giudizio giusto-sbagliato.

Poi decidi come lo pagherai. E che tipo di documento fiscale chiederai in cambio. Perché, quasi sempre scritto in piccolo come nei contratti bancari, ti dicono che, appunto, non vale come documento fiscale. Passa alla cassa e riceverai lo scontrino o la fattura.

Un po’ come il Monopoli, passa e ritira al Via. Ed è qui che si appuntano i migliori motivi del sì al preconto e le ire di chi vorrebbe farlo scomparire dalla faccia della terra.

Perché i metodi di pagamento possono divergere e moltiplicarsi quanto il numero dei commensali. C’è chi vuole pagare con la carta di credito o il bancomat. E chi ha messo mano alla moneta spaccando il centesimo nella divisione alla romana: ognuno paga il suo. Il calcolo più complicato del mondo.

Ma per spiegarvi perché il preconto ha ragione di esistere, passo la parola al nostro lettore Antonio Callea.

4 motivi per dire ok al preconto

Preconto

Da ristoratore che fa i preconti senza per questo evadere, vi spiego la ratio.

Quando il cliente chiede il conto, se facessimo direttamente lo scontrino/ricevuta, in circa la metà dei casi si verificherebbe questo problema:

1) vogliono la fattura, non lo scontrino

2) vogliono il conto diviso in due o più scontrini/fatture.

3) vogliono pagare metà con carta e metà in contanti (poi spiego perché è un problema)

4) vi fanno notare un errore nel conto.

In tutti questi casi, poiché annullare uno scontrino non è cosa semplice e gli incassi delle carte devono corrispondere esattamente all’importo sullo scontrino pena eventuale contestazione della Agenzia delle entrate, l’unica soluzione è fare un preconto, si verifica esattamente come vuole pagare il cliente, se ha bisogno di scontrini separati per ogni commensale, se vuole fattura etc, a quel punto si emetterà il documento fiscale adatto.

Contestare questo solo perché qualcuno evita di fare poi lo scontrino vuol dire non capire niente di ristorazione per cui invito il “giornalista” autore dell’articolo ad approfondire le questioni prima gettare discredito su una categoria che ha ben poco da evadere visto che gli utili da tassare sono in molti casi ridotti all’osso.

Chiaro perché sì al preconto?

Il preconto è un servizio al cliente?

servizio preconto ristorante

Il preconto, fa notare un altro lettore, è da equiparare a un servizio in più al cliente. Un’attenzione nei suoi riguardi che potrà controllare la validità.

Forse sorvolerei su questo punto che sembra piuttosto a sfavore. È come se, vuoto per pieno, mi dicessero venga a guardare in frigo la corretta conservazione dei cibi con tutte le date apposte di scadenza. Come non sono un controllore dell’ASL, così non mi sento un ispettore dell’Agenzia delle Entrate. Sei tu ristoratore che non devi sbagliare, non io che devo controllare. Sto pagando per un servizio compreso il conto che è il valore del tuo servizio. Ecco, questo punto non l’ho capito.

Invece mi è chiara la raffica di commenti sulla pressione fiscale. Visto che in Italia paghiamo tutti (?!) troppe tasse, un po’ di nero aiuta la barca.

Le ragioni del no: è evasione fiscale

Ed è su questo punto che il Partito del No al preconto scocca le sue migliori frecce. La tentazione di non emettere il documento fiscale è troppo forte. Il preconto induce al peccato di omessa emissione con danno a tutta la collettività.

Ancora i buonisti. Impossibile evadere. Il pagamento viene registrato e finisce direttamente all’Agenzia delle Entrate con tutto il dettaglio del movimento. Ecco perché è necessario il preconto. Una tavolata di 4 amici può chiedere un giustificativo ciascuno per la propria quota. 4 scontrini o il mix tra ricevute e fatture moltiplicato il numero di pagamenti con carta di credito, bancomat, contante. Un tavolo diventa 4 ricevute. Come saperlo al momento della fatidica domanda “Mi scusi, mi porta il conto?”.

È questo il momento fatidico in cui il percorso si divide tra ristoratori buoni e ristoratori cattivi.

La cassa fa la differenza

preconto ristorante

Al preconto deve seguire il o i documenti fiscali. E se pagate con carta elettronica il riscontro c’è. Se siete tra quelli che chiedete fattura e fornite il vostro codice univoco addirittura il documento cartaceo fiscale è solo una copia di cortesia. Potete farne beatamente a meno. Arriverà nel vostro cassetto fiscale e anche all’Agenzia delle Entrate sapranno se quel ristorante è gettonato di più per gli spaghetti a vongole o per i tortellini in brodo.

Mi è venuto il dubbio che sulla mega classifica dei piatti più consumati al ristorante abbia scommesso anche il governo Conte nell’annunciare la lotteria degli scontrini che ti regala la possibilità di ritornare a tavola gratis per una volta. E la lotteria non prende in esame le cifre più alte pagate, ma il numero di transazioni effettuate nel periodo. Cioè ha più probabilità di vincere chi paga 1.000 caffè al bar con il bancomat che il lussurioso disposto a spendere tutti e 3.000 € scegliendo una gran bottiglia di vino. C’è anche un premio di 5.000.000 di euro per il consumatore e un premio di 1.000.000 di euro per l’esercente, ogni anno.

Il contante fa del preconto una tentazione

Bellanova 5mila euro

Nella lotteria che distingue tra buoni e cattivi, il contante fa la differenza. E infatti, al tavolo con 4 amici è arrivato il preconto. Divisione in quote paritarie fa 15 € a testa e spiccioli. C’è sempre il buon samaritano che sale a 17,50 €. Va in cassa con il contante raccolto e oplà. Sconto in cassa di 2,50 € e niente documento fiscale.

La storia del preconto è questa. La differenza la fa la cassa. E pensare che in tempi di Covid-19 la raccomandazione è pagare al tavolo con carta elettronica per diminuire la possibilità di contagio.

Ma quella del preconto è una pandemia difficile da controllare. Sta a noi clienti vigilare o al ristoratore fornire il vaccino necessario?

1 commento

  1. Ho fatto ristorazione per 30 anni, ed il pre conto non esisteva. Salvo richiesta di fattura, la ricevuta fiscale era automatica. Quando i commensali erano più di uno, la divisione era fatta da loro stessi. La storiella del controllo che tutto è in ordine da parte del cliente è una favoletta. E’ lo stesso ristoratore a preoccuparsi che ogni voce corrisponde a quanto ordinato. Punto!

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