Umberto Carriera: cosa pensare di chi non chiude il suo ristorante alle 18?

Sono eroi o patetici showman in cerca di facile notorietà?

Tempo di lettura: 3 minuti

Siamo qui convenuti per giudicare Umberto Carriera, 30 anni, titolare di 6 ristoranti a Pesaro e provincia. Nonché i replicanti che, come lui, rifiutano di chiudere i loro ristoranti alle 18.

Ordunque, sono eroi o patetici showman in cerca di facile notorietà?

Umberto Carriera: i fatti nudi e crudi

Ieri, nella sua pagina Facebook, il carismatico capopolo Umberto da Pesaro elencava trionfante le tappe della maratona televisiva che lo avrebbe portato su Tv8, Sky e, ovviamente, Mediaset.

Orgoglioso del fatto che, a mettere il sigillo sul suo ruolo di Masaniello dei ristoratori pesaresi a reti unificate, sarebbe stata addirittura Barbara D’Urso, “la Ophrah Winfrey che ci meritiamo” (cit.)

Il frenetico agitarsi di Umberto Carriera inizia nelle ore post-Dpcm. Se per effetto della morsa anti-Covid di Conte i ristoranti saranno costretti a chiudere alle 18, allora LUI deve fare qualcosa.

È o non è, per effetto dei suoi 6 locali, il “multiristoratore”?

Il personale social show di Umberto Carriera inizia lunedì scorso con la manifestazione che, nel lessico eccitato del ribelle, diventa un atto di “disobbedienza civile”. In piazza, a Pesaro, intervengono 500 persone tra sostenitori, imprenditori e lavoratori del settore intrappolati nella stretta del Dpcm.

Tutto fila liscio, nessuno scontro. Contabilità degli atti ribelli: zero. Ma come annunciato giorni prima sui social, alla manifestazione segue il secondo atto di disobbedienza. Questa volta però (in)civile.

Carriera apre oltre l’orario consentito il suo nuovo ristorante, “La Macelleria” di Pesaro, dove 90 invitati brindanti protestano, a favore di diretta social, invocando “libertà, libertà”.

Nel suo sbrigativo pragmatismo, il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, non gradisce i brindisi anti-sistema. Paragona l’insubordinazione a una “pagliacciata gigantesca” e sanziona il multiristoratore con 400 euro di multa e 5 giorni di chiusura.

Poco importa. Ieri, il Carriera, a Pomeriggio 5, la Neverland dursiana che fa inorridire i radical chic, ribadisce “in esclusiva”:

“Ho 6 ristoranti, stasera ne terrò aperto un altro. Quale? Lascio il beneficio del dubbio. Sarò multato tutti i giorni ma non chiuderò mai”.

Il giudizio: Umberto Carriera, eroe o showman in cerca di facile visibilità?

È il momento del giudizio. Non possiamo sottrarci mentre i replicanti di Carriera si moltiplicano ogni ora che passa. Ne va della salute pubblica. Siamo sostenitori di questi eroi anti-sistema o ci pregiamo di far parte dei numerosissimi nemici?

La difesa

Nel periodo più difficile dal dopoguerra a oggi per i ristoranti Carriera dà lavoro a 40 persone. Ma non proviene da una famiglia di ristoratori. Caso raro, faceva notare ieri il Corriere Adriatico. Niente pappa pronta, perciò.

Gli studi economici non avranno portato la laurea, ma lo spirito imprenditoriale non manca. Il ribelle ha pure scritto un libro, “Il coraggio delle scelte”, titolo quanto mai premonitore.

Ai tempi del Covid, il trentenne imprenditore sostiene di aver rispettato tutte le misure, tra distanziamento, termoscanner e mascherine. Sollecita il governo a un forte cambio di direzione. “Altrimenti al posto dei tamponi si dovranno contare i cappi al collo degli imprenditori”.

L’accusa

Ditemi voi, cosa dobbiamo pensare di un Paese dove chi trasgredisce le regole favorendo contagi e diffusione della pandemia, anziché in galera, finisce dalla D’Urso? Se lo chiedevano numerosi i nemici del Carriera, ieri scatenati sui social.

Alla sicurezza dei suoi dipendenti non ci pensa nessuno, ma dove sono i sindacati?

Presto, mettete il Masaniello dei ristoratori in condizioni di non nuocere. È solo uno showman meschino senza senso del ridicolo disposto a tutti pur di farsi pubblicità.

Il verdetto

E no, l’ultima parola spetta a voi. You decide.

2 Commenti

  1. Basterebbe che i vigili di quel posto facessero il loro lavoro.
    Con una bella multa salata (pr davvero, non 5000 euro) passa la voglia di fare gli eroi televisivi.

  2. Speriamo che il ristoratore non decida che anche le normali norme sanitarie e di igiene siano a lui antipatiche e prepari e serva il cibo come si fa in Thailandia, altrimenti altro che covid. Epidemia di dissenteria!! Io preferisco mangiare in ristoranti sicuri ma forse in qualche “catena” di Pesaro e provincia non è così

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui