Nuovo Dpcm con ipotesi lockdown a Milano anche per ristoranti e bar

Cosa potrebbe cambiare tra limitazioni e ristori per le attività della ristorazione

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Si parla con insistenza di ipotesi nuovo Dpcm che da lunedì 2 novembre potrebbe introdurre ulteriori limitazioni anti–Covid. E, nel caso di alcune città osservate speciali, anche un nuovo lockdown.

In ballo nella nuova stretta ci sarebbero lo stop agli spostamenti tra Regioni e la creazione di nuove zone rosse. Oltre, ovviamente, alla chiusura totale delle attività ritenute particolarmente a rischio. Tra queste, ristoranti, pizzerie e bar.

Milano, o meglio, la sua area metropolitana (la cintura con boom di contagi e ospedali a rischio collasso), sembra essere la candidata principale al nuovo lockdown. Il governo sta trattando con Comune e Regione.

Ma, ora dopo ora, vengono monitorate le curve del contagio anche a Roma, Torino, Bologna e Napoli (in Campania sono già state chiuse le scuole). Perché chiudere solo il capoluogo lombardo non viene ritenuta una mossa sufficiente.

Il coronavirus sta correndo troppo perfino per tenere aperte le scuole. La volontà del governo, ministro Azzolina a parte, va nella direzione di fermare le lezioni in presenza su tutto il territorio italiano.

L’ipotesi peggiore sulla nuova stretta voluta dal premier Conte e dai suoi ministri, ipotizza il blocco operativo delle attività non ritenute essenziali già da lunedì 2 novembre, oltre al veto di spostamento per i cittadini.

Lockdown e ristoranti a Milano

nuovo dpcm Milano

Questo per ristoranti, pizzerie, bar e le altre attività della ristorazione che operano nella cintura metropolitana di Milano, significherebbe la rinuncia anche alle ore di apertura –dalle 5 alle 18– autorizzate dall’ultimo Dpcm. Compresi i ristoranti d’albergo, cui è oggi concesso di restare aperti oltre le 18, a patto che i clienti siano contemporaneamente ospiti delle strutture.

L’auspicio è che l’eventuale nuovo lockdown venga sostenuto dal governo Conte con ristori finalmente significativi.

Messa davanti alla prospettiva di una nuova chiusura, seppure limitata ad alcune città, la Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha iniziato a circoscrivere l’area degli indennizzi. Di seguito i più menzionati:

– Azzeramento della tassa rifiuti, proporzionata ai mesi di effettiva chiusura. E più in generale decontribuzione per il 2021, visto che finora, nonostante tutto, non c’è stata.

– Ampliamento dell’esenzione IMU (almeno del 50 per cento) anche per i ristoranti.

– Abbassamento dell’aliquota Iva al 4% sempre nel 2021.

– Nuovo contributo a fondo perduto, questa volta calcolato sui consumi di gas e energia elettrica del 2020. Un modo per compensare la riduzione obbligatoria dei coperti prima, e la chiusura totale, poi.

[Immagini: Andrea Cherchi]

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