Nuovo Dpcm Coronavirus: chiusura ristoranti e bar, cosa sta per succedere

Il nuovo Dpcm annunciato da Giuseppe Conte il 2 novembre prevede la chiusura di bar e ristoranti nelle regioni con Rt più elevato

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Ristoranti salvi con il nuovo Dpcm del 2 novembre, almeno in parte. Confermate le chiusure serali a partire dalle 18, ma non è il temuto coprifuoco serale alle 18 o alle 21.

Lo ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nelle Comunicazioni in Aula sulla situazione epidemiologica e sulle eventuali ulteriori misure per fronteggiare l’emergenza Covidー19.

Se chiusure ci saranno, potranno essere adottate solo con ordinanza del Ministro della Salute nelle Regioni a più grave rischio di contagio.

Cosa accade in Italia con il nuovo Dpcm

Si delineano tre situazioni di rischio che corrispondo a tre scenari e che contemplano automaticamente misure via via più restrittive. Che saranno adottate con ordinanza del ministero della salute e che dipenderà dall’indice di rischio di quella regione. Sempre con ordinanza del ministero della Salute sarà possibile uscire da una regione e entrare in un altro.

Diventa fondamentale l’indice di contagio Rt che a quota 1,5, con 150 contagi ogni 100 mila abitanti, diventa ago della bilancia per l’adozione delle misure più restrittive.

Il Dpcm che sarà approvato tra oggi e domani da Camera e Senato diventa un atto meno di guerra e di emergenza e coinvolge il Parlamento e le Regioni sulla base di un dato scientifico. Che dovrebbe o vorrebbe essere inoppugnabile.

Manca ancora la controparte dell’opposizione che ha rifiutato l’offerta di una condivisione giudicata di facciata, ma Conte si è detto sempre disponibile ad aprire il tavolo condiviso.

Le misure territoriali sono necessarie per un quadro epidemiologico grave ma che viene monitorato da un sistema che l’Italia non aveva durante la prima ondata. La stessa anticipazione delle comunicazioni in Parlamento a oggi invece che a mercoledì 4 novembre è frutto di questo sistema.

I dati della pandemia

La pandemia corre inesorabilmente e costringe i Paesi ad adottare misure sempre più restrittive. L’Europa, in un quadro complesso, è tra le aree più colpite dalla seconda ondata. Nelle ultime due settimane i Paesi europei hanno registrato incrementi superiori a 150 contagi per 100 mila abitanti.

E’ un dato comunicato anche da Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute e regioni che elaborano il report. Siamo a circa la metà dei contagi di Francia, Spagna e Gran Bretagna. Dal monitoraggio 19 – 25 ottobre il dato è quasi raddoppiato rispetto alla settimana precedente. A ieri domenica 1 novembre sono 378.129 casi positivi con il 34% che risulta in isolamento domiciliare.

Oggi solo il 5% dei casi positivi sono in ospedale contro il 41% della prima ondata. La gravità dei contagi appare anche inferiore alla prima ondata con 68% asintomatica o pauci sintomatici. 1939 persone, cioè il 21% sono ricoverati in terapia intensiva a ieri.

La differenza rispetto alla primavera è anche nella Maggiore capacità di screening. A oggi sono stati effettuati 16 milioni di tamponi a circa 10 milioni di cittadini. 11 milioni sono le mascherine distribuite ogni giorno. Conte ha pronosticato che si arriverà a 300.000 tamponi al giorno aiutati anche dal personale militare. Le Forze Armate danno il loro contributo anche con l’allestimento dei Covid Hospital al Celio a Roma, a Taranto e a Milano.

Il coefficiente di rischio e i tre livelli nel nuovo Dpcm

Secondo i parametri del documento di prevenzione elaborato da ISS, Ministero Salute e condiviso dalla Conferenza delle Regioni sugli schemi dei centri ricerca e università dicono che l’Italia è in una situazione di transizione verso lo scenario 4. In particolare in alcune regioni. 11 sono a rischio elevato e altre 8 sono a rischio moderato che passerebbe a elevato in poco tempo. L’RT nazionale a 1,7 e prossimo a 1,5 solo in poche regioni con altre che lo superano.

L’allarme rosso scatta quando viene superato il livello di 1,5.

Tre, come detto, i livelli di rischio.

  1. moderata
  2. alta/molto alta per meno di tre settimane consecutive
  3. alta/molto alta per più di tre settimane consecutive, e situazione non gestibile

Sono 13 le Regioni che nell’ultimo report dell’Iss risultano oltre la soglia: Calabria (1,66), Emilia Romagna (1,63), Friuli Venezia Giulia (1,5), Lazio (1,51), Liguria (1,54), Molise (1,86), Provincia di Bolzano (1,96), Provincia di Trento (1,5), Puglia (1,65), Umbria (1,67) e Valle d’Aosta (1,89). Due Regioni superano quota 2: Piemonte, a 2,16, e Lombardia, a 2,09.

Gli effetti delle misure del Dpcm del 24 ottobre potranno essere constatati dal 14° giorno in poi dell’adozione. Sebbene i risultati saranno positivi – questo l’auspicio di Conte – in questo momento non ci sono evidenze scientifiche dell’impatto delle misure. Tanto che i risultati di venerdi e la situazione certificata grave e particolarmente critica costringono ad intervenire in maniera più restrittiva. Ma su base regionale e quindi differenziata.

Chi potrà chiudere bar e ristoranti anche prima delle 18

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Ecco perché bar e ristoranti non chiudono in maniera generalizzata sull’intero territorio nazionale.

È necessaria una proporzionalità e adeguatezza modulati e differenziati in base al criterio di rischio dei territori. Il sistema di monitoraggio elaborato mette l’Italia in condizione diversa rispetto a prima fase quando “siamo stati costretti a proteggerci nelle nostre case. A marzo in assenza di un sistema di monitoraggio così efficace abbiamo emanato provvedimenti generali su tutto il territorio” che ha portato al lockdown. Ora è diverso. Oggi disponiamo di un sistema di monitoraggio che non solo vede l’Rt ma legge con 21 parametri. Tra cui casi sintomatici, casi di ricovero, casi nelle Rsa con criticità, percentuale tamponi positivi, tempo per ottenere la risposta del tamponetampone, indice replicabilità e occupazione posti letto delle singole strutture sanitarie. “Questo sistema ci impone di intervenire in modo più mirato”, ha spiegato Conte.

Avremo quindi misure mirate con restrizioni e allentamenti che si alterneranno. Uno “stop&go” che non deve meravigliare. Sarebbe doppiamente sbagliato, è il ragionamento di Conte, adottare misure valide sul territorio nazionale. Si rischierebbe di non intervenire dove la situazione è critica e si applicherebbero misure spropositate laddove non è necessario.

Il coprifuoco alle 21 nel nuovo Dpcm?

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Ecco le ulteriori misure restrittive che sono state chieste da Conte.

  1. La chiusura nei giorni festivi e prefestivi dei centri commerciali tranne farmacie, parafarnacie, tabaccai e alimentari.
  2. In corrispondenza della chiusura delle sale bingo, la chiusura dei corner con i video giochi ovunque siano installati.
  3. Chiusura dei musei e delle mostre.
  4. Riduzione della capacità di trasporto del 50% sui mezzi pubblici
  5. Limiti agli spostamenti da e per regioni che hanno elevati indici di rischio
  6. Limiti alla mobilità nella fascia serale più tarda salvo comprovate esigenze lavorative, di studio o di salute.
  7. Didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado fino al 100% degli alunni.

La formula dei limiti alla mobilità nella fascia serale più tarda farebbe pensare al coprifuoco alle 21. Ma nulla ha detto chiaramente il Presidente del Consiglio. Una misura che non inciderebbe sull’attuale chiusura alle 18. Potrebbe di fatto far chiudere l’asporto mentre non ci sarebbero problemi con il delivery se non con una norma puntata a proibirlo.

Quanto alla contrapposizione tra diritto alla salute e salvaguardia dell’economia, Giuseppe Conte ha citato il balzo del PIL nel terzo trimestre. Un +16,1% – superiore alla media dell’Eurozona del 12% – che sottolinea quanto l’estate sia stata l’arma più efficace per combattere il coronavirus. Anche per i ristoranti.

La parola passa al voto della Camera e poi oggi al Senato per il voto definitivo e la firma del nuovo Dpcm.

[Immagini: Luca Managlia, Alberto Rinaudo]

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