Carlo Cracco diffida

Cracco diffida La7 e Corriere dello Sport: onore offeso sul caso Genovese

Carlo Cracco diffida La7 e Corriere dello Sport per avere diffuso la voce di Fabrizio Corona sul coinvolgimento dello chef nel caso Genovese

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Carlo Cracco ha dato mandato al suo legale di procedere contro La7 e contro il Corriere dello Sport-Stadio. Le due testate hanno trasmesso e diffuso le parole di Fabrizio Corona sul coinvolgimento dello chef vicentino, già giudice di MasterChef, nel caso Genovese.

Alberto Genovese è l’imprenditore digitale, diventato milionario con la startup Facile.it, che ha trasformato le feste nella sua “Terrazza Sentimento” in un bestiale orrore. 

“Mi trovo costretto a pubblicare la formale diffida già inviata dal mio legale – ha scritto Cracco su Instagram. Il motivo è “il vergognoso spettacolo offerto da Non è l’Arena e Fabrizio Corona e le notizie scandalistiche completamente inventate”.

Fabrizio Corona ha dichiarato che lo chef più in vista d’Italia non era solo presente alle feste di Genovese, ma che aveva assistito allo stupro e agli eventi accaduti negli appartamenti.

Carlo Cracco ha aggiunto, sempre su Instagram.

“La7 ha assai significativamente già risposto che rimuoverà l’intervento incriminato”. Per poi ribadire la sua totale estraneità ai fatti e l’intenzione “di sporgere querela e richiedere i danni contro chiunque continuerà nella diffamazione”.

Lo chef imprenditore in procinto di aprire un nuovo ristorante a Portofino, ha concluso il suo post su Instagram augurandosi solo che “questo modo di fare informazione cessi al più presto”.

La diffida di Cracco

Cracco diffida

Nella diffida pubblicata, il legale di Cracco accusa il Corriere dello Sport-Stadio di avere puntato su un articolo diffamatorio. Nonché su un titolo –“Corona shock: Cocaina alle feste di Genovese? Lo fa anche Cracco”– “dotato di autonoma attitudine lesiva”.

L’articolo non è più leggibile sul sito del quotidiano sportivo. Ma quando è stato rimosso il link, con tanto di titolo completo, era già stato indicizzato da Google e da altri motori di ricerca.

Il quotidiano romano, secondo il legale di Cracco, ha offeso l’onore, la reputazione, il prestigio personale e le attività imprenditoriali del suo assistito. Infine ha indotto illegittimamente a credere i lettori che Cracco faccia uso di cocaina.

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