Termopolio: cosa si mangiava a Pompei nel fast food degli antichi romani

Per la "tavola calda” riemersa dagli scavi di Pompei possiamo ormai parlare di mania. Scopriamo quali erano i cibi più amati dagli antichi romani

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Il termopolio, la “tavola calda” dei romani riemersa dagli scavi di Pompei con piatti di ogni tipo, dalle lumache a una specie di “paella”, si è aggiunto alle cose che ci rendono orgogliosi di essere italiani.

Da giorni guardiamo affascinati gli affreschi di questo McDonald’s ante litteram, ubicato di fronte alla “Locanda dei Gladiatori”, in pratica lungo la Quinta Strada vesuviana, via dell’Abbondanza.

Anche se a Pompei non era famoso quanto quello di Asellina, antesignana delle quote rosa tra gli imprenditori della ristorazione.

Termopolio

I termopolia se la battevano con le caupone, le trattorie del tempo, nel contendersi i favori dei pompeiani. Niente a che vedere, tuttavia, con il molle stravaccarsi della cena. A pranzo si mangiava per strada e in fretta, visto che nel termopolio di via dell’Abbondanza, come negli altri (ce n’erano centinaia solo a Pompei), non erano disponibili né tavoli né sedie.

Si mangiavano soprattutto focacce, schiacciate, olive e brocche di vini. È gia si rispettava il terroir: Aglianico, Cecubo, Falerno. Il vino di Samo.

Oggi Repubblica dedica un approfondimento ai cibi i più diffusi tra i romani all’epoca del termopolio. Scopriamo quali sono.

Cosa si mangiava a Pompei all’epoca del termopolio

Termopolio

POSCA

Una bevanda energetica e dissetante, sorta di Red Bull dei tempi, fatta con acqua, uova e aceto.

PULS FABATA

Piatto di fave, autentica fissazione dei pompeiani, considerate un piatto divino, mangiate nella polenta con la buccia. Anche fritte.

PANIS CLIBANARIUS

A Pompei si producevano addirittura 80 tipi di pane. La lievitazione era stata introdotta a Roma da macedoni e ateniesi. Il più pregiato, prodotto nei 35 panifici della città, era il panis clibanarius. Niente a che vedere con pane integrale, spesso misto a farina di legumi, in genere riservato agli schiavi. Era di colore candido, morbido e destinato alle classi più facoltose.

GARUM

La già nota salsa a base di interiora di pesce e pesce salato, veniva usata come condimento. Il garum delle officine gastronomiche di Pompei era una specialità vera. Irraggiungibile, secondo il poeta Marziale, benché proibitiva nel prezzo.

PESCE

I più agiati tra gli abitanti di Pompei erano divoratori seriali di frutti di mare. Cotti e crudi, di solito serviti come antipasti ai piatti di murene, dentici e orate. I più richiesti nelle caupone (trattorie dell’epoca) come nei banchetti erano ostriche, datteri, lupini, vongole e patelle.

CARNE

Conosciamo la sensibilità degli abitanti di Pompei per i piaceri della carne. Intesa in questo caso come carne di lepri e pernici. O di maiale, spesso ripieno di uova, tordi, beccafichi e quaglie. Piatti smisurati che farebbero inorridire i nutrizionisti di oggi.

DOLCI

Raffinati e semplici, ma onnipresenti nella generosa dieta del tempo. Erano fritti nel miele cotto, i datteri ripieni di pinoli e noci, poi salati all’esterno. Più elementare la liba, una popolarissima focaccia dolce.

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