Tano Simonato: il ristorante Tano passami l’olio ha un buco da 500000 euro

Lo chef stellato alla ribalta per le bizzarre posizioni anti-Covid fa luce sulla difficile situazione economica del suo ristorante di Milano

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Tano Simonato ha detto all’Agi di avere un buco da 500.000 euro e altri debiti.

Incontriamo spesso su Scatti di Gusto lo chef che ha aperto nel 1995 a Milano il ristorante Tano passami l’olio, una stella Michelin dal 2008. Soprattutto per il sostegno dato a “Io Apro”, la protesta dei ristoratori contro i Dpcm del governo. Ma più ancora per le stravaganti posizioni anti-Covid.

Simonato rifiuta l’etichetta di negazionista, eppure il repertorio sciorinato nelle interviste più recenti è quello. La frase simbolo è: ”Il covid si può curare, è solo una forte influenza… La normale influenza stagionale, tutti gli anni, fa circa 50mila morti”.

Tano Simonato ristorante

Nell’intervista con Agi, tuttavia, lo chef stellato sembra più sincero del solito. Spronato dalla moglie che lo rimprovera duramente: “Smetti di parlare del Covid, parla del ristorante”. 

“Non apro per protesta”, chiarisce Simonato, “ma per un’esigenza di sopravvivenza”. Aiuta poco di questi tempi avere una stella Michelin”.

Diversamente dai ristoratori che hanno aderito alla protesta di “Io apro” venerdì scorso, Simonato ha aperto Tano passami l’olio solo lunedì sera. Perché i suoi piatti sani e leggeri d’impostazione mediterranea sono preparati con ingredienti non facilmente reperibili.

Intervistato durante una serata che ha visto avvicendarsi tra i tavoli del ristorante da 38 coperti una decina di commensali, lo chef ha tenuto abbassata  la mascherina. Al contrario, indossata durante il servizio, come tutto il personale del locale.

La parte più sincera e a suo modo drammatica dell’intervista, è quella in cui Simonato ha descritto la sua situazione economica. Immaginiamo, purtroppo, somigliante a quella di molti altri ristoratori italiani.

Tano passami l’olio

Ho un buco da 500mila euro e altri debiti. Perché a novembre 2019 mi sono impegnato nei lavori di ristrutturazione. Tre mesi dopo però mi hanno chiuso  tutto e non ho recuperato quei soldi“. Amaro anche il commento sui ristori del governo: “Il denaro che mi danno lo incasserei in tre serate”.

Alle 22 però lo chef ha chiuso il ristorante di via Petrarca, nel centro deserto di Milano, di nuovo precipitata in zona rossa. Chiude ma conferma che domani riaprirà.   

Perché è certo che di Covid non morirà. Se invece i Dpcm non lo fanno riaprire, morirà di sicuro.

4 Commenti

  1. “Il denaro che mi danno lo incasserei in tre serate”, allora se è davvero così come dice dovrebbe avere un bel gruzzoletto da parte, guadagnato precedentemente…

  2. Bello notare che un noto (e certamente preparato chef) è pure medico/virologo ecc. (il covid è solo una forte influenza a suo dire…). Dal 2008 è stellato. In 12 anni di onorata carriera e lavoro l’azienda avrà pur realizzato qualche utile? Capisco che siamo a Milano e che i costi tra personale e spese fisse siano altissimi! Tuttavia bastano 6/8 mesi di inattività a mandare sul lastrico un’azienda? Io onestamente non capisco.

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