Io apro: i motivi per aderire alla protesta dei ristoranti e quelli per non farlo

Le ragioni dei protagonisti che sono a favore e contro

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Radio social ha fatto bene il lavoro diffondendo Io Apro.

È la protesta che invita i proprietari di ristoranti e bar a riaprire contro le restrizioni che li costringono alla chiusura anche stasera, 15 gennaio. Ultimo giorno in cui è in vigore il Dpcm Natale.

Al grido di #IoApro1501 i ristoratori ribelli, che intendono rispettare le regole del distanziamento sociale ma vogliono andare oltre la protesta di un giorno “per non chiudere più”, sarebbero almeno 40/50 mila. Stando alla pagina Facebook dell’iniziativa. Numeri da prendere con le molle.

Ma sono numerosi anche ristoratori e baristi che si sono schierati apertamente contro la protesta.

Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) non partecipa alla protesta. E invita i ristoratori associati a non infrangere la legge con il rischio di essere multati (sanzioni da 400 a 3000 euro) sia loro che i clienti.

Oggi Mariella Tanzarella ha rappresentato su Repubblica le ragioni del sì a Io Apro e quelle del No. Con due protagonisti della scena milanese. Le riassumiamo di seguito.

Io Apro: Tano Simonato di Tano passami l’olio

Tano Simonato

Vi abbiamo già raccontato la nostra sorpresa. Tano Simonato, fino a oggi affidabilissimo chef stellato del ristorante Tano passami l’olio, è una specie di negazionista del Covid. Dunque aderisce a Io Apro.

Anche se non da stasera, perché i suoi piatti necessitano di ingredienti particolari non facilmente reperibili. Aprirà dunque da lunedì sera. A pranzo e a cena, per la precisione, chiudendo alle 22.

Tano passami l’olio Io apro

È sicuro di non avere problemi con i clienti che, dice, “non vedono l’ora di tornare da me”. Neanche con le forze dell’Ordine. Rassicurato dal suo avvocato, secondo cui non possono farlo chiudere né ritirargli la licenza perché “è anticostituzionale“. Gli appiopperanno delle multe? Non le pagherà.

Poi Simonato parte con le più bizzarre teorie negazioniste. Il Covid è inventato. Forse è stato Bill Gates. Vogliono toglierci la libertà. Convinzioni che lo distinguono dagli altri ristoratori stellati “che hanno tutti paura” di riaprire da stasera (ne fa una questione di categoria, insomma).

Conta sul successo del movimento Io Apro, specie nelle grandi città, perché i ristoranti sono tanti, non così le forze dell’Ordine. Se un ristorante apre non se ne accorgono.

È sicuro che di Covid non morirà. Se invece il governo non lo fa riaprire, morirà di sicuro.

Io non Apro: Clarissa Barcovich di La rava e la fava

La rava e la fava Milano

Clarissa Barcovich guida da oltre 10 anni una fortunata trattoria di Milano. Si chiama La rava e la fava.

Di questi tempi, come tutti i ristoratori, vede nuvole grigie addensarsi sul suo futuro. Ma non per questo stasera riaprirà. Nonostante la situazione disastrosa dive no alla protesta del movimento Io apro.

Intendiamoci, se oggi, a distanza di due mesi dalle prime chiusure a cena (zona gialla), seguite da quelle totali (zona rossa), i contagi sono ancora in crescita, vuol dire che le misure del governo non sono servite a nulla.

E i ristori sono del tutto inadeguati.

Eppure stasera non aprirà. Rifiuta di protestare sulla pelle degli altri. Perché alcuni suoi clienti non ce l’hanno fatta, sopraffatti dal Covid. Altri hanno subito perdite. Altri ancora, invece, sono felici di essere tornati a casa.

rava fava delivery capodanno

Non se la sente, oggi, di esporli al rischio di una multa da parte delle forze dell’Ordine. E nemmeno al rischio di contrarre il virus. Visto che nella foga del momento si rischia di attirare soprattutto chi non indossa la mascherina o se ne frega del distanziamento e le sue regole.

Secondo la ristoratrice le proteste allontanano la soluzione. Che è invece chiedere a gran voce di riaprire in sicurezza. Cancellando i tributi ingiusti e adeguando i ristori alla reale situazione dei ristoratori.

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