Covid: quel milione di euro che il fornitore di ristoranti vip non riavrà mai più

Il crollo del fatturato non ha colpito solo i ristoranti, anche i fornitori di molti locali stellati sono in difficoltà. I veri numeri di una crisi senza precedenti

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I clienti lo chiamavano in lacrime dopo le prime chiusure per Covid. ”Non sapevano come pagare i 1.500 euro dell’ultima fornitura”. Questo dice oggi al Corriere Roma Fabio Galli, responsabile del gruppo Galli, uno tra i principali fornitori di carne a Roma e nel Centro Italia.

I vari lockdown, espliciti o mascherati, non hanno mandato in crisi di liquidità soltanto ristoranti, pizzerie e bar. Ma l’intera filiera della ristorazione, compresi i fornitori. A muoversi con cautela sono soprattutto quelli che annoverano tra i clienti chef famosi e ristoranti stellati.

Un circolo vizioso originato dal bisogno di fare cassa, che non va incontro a chi le casse le ha già vuote perché costretto a chiudere il suo locale.

Come hanno reagito alla crisi causata dal Covid i fornitori

Covid soldi persi dalla ristorazione

Ci sono stati modi diversi di reagire alla crisi della ristorazione innescata dal Covid da parte dei principali fornitori.

Longino & Cardenal

Riccardo Uleri di Longino e Cardenal, società lombarda con fatturato vicino ai 30 milioni di euro in epoca pre-Covid, ha proposto pagamenti rateizzati sui periodi pre-lockdown. Una specie di extrafido che l’azienda ha potuto concedere ai clienti perché economicamente solida.

Davvero Distribuzione

Giordano Paparella, che da Fiumicino rifornisce di prodotti freschi, salumi, latticini e formaggi molti ristoranti romani, vorrebbe fare molto di più. Ma i suoi fornitori pretendono pagamenti immediati. Così, per non mandare in blocco il sistema, la sua azienda è costretta a fare altrettanto con i clienti.

High Quality Food

Durante i lockdown causati dal Covid, Simone Cozzi, a capo di un’altra azienda specializzata in forniture per ristoranti, ha condiviso piani di rientro da marzo del 2020.

Gruppo Galli

Covid soldi sprecati

E poi c’è il Gruppo Galli, oltre 500 clienti tra macellerie, ristoranti stellati e hotel esclusivi della capitale.

“Alla fine dell’anno scorso eravamo in credito con i clienti per oltre un milione di euro, soldi che non rivedremo mai”.

I numeri della crisi forniti da Fabio Galli sono impressionanti anche quando l’imprenditore romano parla della sua azienda.

“Lo smart working ha decretato la fine dei pranzi veloci fuori ufficio e dei buoni pasto. Fornivamo carne alle mense universitarie, solo alla Sapienza 3.500 pasti al giorno: fino a novembre scorso la riduzione è stata del 90%”.

Per dare una dimensione esatta dello tsunami economico che si è abbattuto sui conti dell’azienda, Galli cita altre cifre.

“In alcuni mesi del 2020 i nostri investimenti sono crollati del 95%, e anche in autunno sono stati inferiori del 75% rispetto all’anno precedente. Senza contare i 500 mila euro di merce nelle celle frigorifere”.

Parlando di Roma è inevitabile pensare alle ricadute su settori quali turismo e terziario. “Prima c’era un turismo di qualità, un buon ristorante in centro poteva guadagnare anche 40-50 mila euro a settimana. Oggi molti di questi si ritrovano nel baratro. I ristori non sono sufficienti”.

La realtà è molto più dura di quello che sembra. Fabio Galli è sconsolato: “Riconvertire un’azienda o un’attività non è mai facile”. Oggi più che mai.

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