Covid. Distanza di due metri al ristorante in tema di varianti e vaccinazione

Le raccomandazioni del nuovo documento di Inail, Iss, ministero della Salute e Aifa indicano in due metri la distanza da mantenere a tavola

Due metri di distanza a tavola. Li raccomandano Inail, Iss, ministero della Salute e Aifa che hanno stilato un documento dal titolo ‘Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione’.

Con una raccomandazione che rivede le prescrizioni al ristorante, quando saranno riaperti, e anche a tavola in casa.

Il canonico metro di distanza non è più sufficiente (in verità c’era chi dubitava da tempo). Almeno non lo è più con le nuove varianti del Covid che hanno preso il sopravvento sulla forma virale iniziale. Quella che ci ha costretto al primo lockdown della primavera scorsa.

Il documento, infatti, raccomanda più di due metri di distanza da chiunque altro mentre si mangia, si beve o si sta senza mascherina.

La sicurezza di non rimanere vittima del contagio in ambienti chiusi è affidata alla mascherina, all’igienizzazione delle mani e alla ventilazione. Ma nel momento in cui la mascherina non è indossata, come al ristorante, in pizzeria o alla tavola di casa con persone non conviventi, la barriera diventa fragile.

E la misura precauzionale del metro di distanza, da osservare al ristorante tra tavoli e commensali non conviventi, è diventata insufficiente. Al momento non ce ne accorgeremo perché tuta l’Italia è in zona arancione o in zona rossa.

Tutta tranne la Sardegna, isola felice in zona bianca, in cui i ristoranti sono aperti anche la sera e il coprifuoco è spostato oltre le 22. Bisognerà vedere, quindi, se questa nuova raccomandazione sarà recepita in zona bianca con l’applicazione dei due metri. Oppure se la distanza resterà a un metro.

Spiega Repubblica che “A fronte della circolazione di varianti del virus SarsCov2, per il distanziamento fisico un metro rimane la distanza minima da adottare ma, si legge nel rapporto, sarebbe opportuno aumentarla “fino a due metri, laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo”. Laddove dunque è ancora o sarà possibile sedersi a consumare in bar o ristoranti le distanze, e dunque la lunghezza dei tavoli, dovrebbe essere aumentata ulteriormente”.

La data di riapertura dei ristoranti e la distanza dei due metri

Una nuova limitazione se e quando qualche regione potrà passare dalla zona arancione a quella gialla e dunque permettere l’apertura dei ristoranti a pranzo.

La data del prossimo monitoraggio è per il 26 marzo e Piemonte e Lombardia sperano di ritornare in arancione. Zona che permette la riapertura dei negozi oltre quelli di stretta necessità.

Ma non i ristoranti. A meno di clamorosi capovolgimenti della curva di contagio, non autorizzano a sperare in ritorni in zona gialla.

Poiché la zona rossa è comunque già stabilita per i giorni di Pasqua (3, 4 e 5 aprile), se ne riparlerà dopo il 7 aprile.

Le altre raccomandazioni del documento che riguardano le vaccinazioni impongono sempre cautela. Raccomandata la quarantena anche per chi è stato vaccinato se ha avuto un contatto stretto con un caso positivo al coronavirus Chi ha contratto il Covid e dovrà vaccinarsi con una sola dose dopo un periodo variabile tra i 3 e i 6 mesi dalla malattia. A meno che non sia immunodepresso. In questo caso si accorciano i tempi tra le due inoculazioni.

La strada per vedere tutti seduti al ristorante a cena dipenderà dall’andamento della campagna vaccinale. O dagli effetti della bella stagione come già accadde l’anno scorso. Ma questa volta a tavola come in spiaggia, la distanza interpersonale potrebbe essere portata a due metri. Un limite ulteriore per la capienza di sale e dehors.

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