1 metro al ristorante non è sicuro per l’immunologa Antonella Viola

Troppo rischioso andare al ristorante con un solo metro di distanza tra commensali. La soluzione è mangiare all'aperto

”Sono sconcertata dalle decisioni prese, un metro di distanza non è assolutamente sufficiente in un ristorante, in un luogo chiuso in cui non si usa la mascherina, in cui si chiacchiera, si sta insieme per tanto tempo”.

È la dichiarazione dell’immunologa Antonella Viola dell’Università di Padova durante l’intervista rilasciata stamattina al programma Agorà di Rai 3 condotto da Serena Bortone (dal minuto 12:30).

Sulla distanza di un metro al ristorante e negli altri esercizi di ristorazione si è consumato lo scontro notturno tra Stato e Regioni con gli scienziati del Comitato Tecnico Scientifico è il Ministro della Salute Roberto Speranza poco propensi a riaperture indiscriminate e con così poca distanza tra i commensali.

Alla fine ha prevalso la linea guida delle Regioni guidate da presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e si è arrivato al lodo con la statuizione del rischio calcolato.

Che per l’immunologa Viola evidentemente è troppo alto ed è mal calcolato.

Un metro di distanza non tutela le persone

A sentire lei, la decisione dal punto di vista scientifico non tutela le persone che andranno al ristorante.

“Ci sono decisioni che non si comprendono come la riapertura delle palestre così accelerata, con l’apertura di spogliatoi e docce. Queste riaperture dovrebbero essere possibili in alcuni Regioni, in altre non sono giustificate. E non riesco a trovare una motivazione scientifica per cui si può riaprire un ristorante e una palestra e non un teatro o un cinema dove le persone hanno le mascherine, sono distanziate e non parlano”.

Meglio mangiare all’aperto

L’unica soluzione, considerato il metro di distanza, è mangiare all’aperto.

“L’aria aperta per me non è un problema, se vogliamo essere più morbidi sulle spiagge, sui tavolini all’esterno questo non è un problema. E nei negozi non sono riportati casi di contagio, perché ci si sta poco tempo e con la mascherina”.

Anche lei sottolinea che le possibilità di contagio aumentano all’aumentare del tempo trascorso vicini e senza mascherina come accade a tavola e soprattutto in luoghi chiusi.

“I problemi sono quando le persone stanno al chiuso per molto tempo, più di 15 minuti, senza mascherina, parlando e producendo molti droplet. In un ambiente chiuso in cui c’è riciclo di aria, il contagio va ben oltre il metro”.

Un’indicazione che frenerà le persone dall’andare al ristorante o che spingerà i ristoratori ad adottare misure più restrittive e distanze più ampie per far sentire al sicuro i clienti?

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