Bomba alla pizzeria Sorbillo: Selvaggia Lucarelli e la verità del pizza-racket

La bomba alla pizzeria Sorbillo nel gennaio del 2019 fu messa per una precisa strategia dei clan del pizza-racket ai decumani di Napoli

La bomba alla pizzeria Sorbillo, in via Tribunali a Napoli, esplose qualche anno fa. Più che i danni materiali, la deflagrazione provocò una ridda di ipotesi e polemiche. L’incendio divampò sui canali social e sui media.

Da una parte Gino Sorbillo che in diretta documentò l’arrivo delle Forze dell’Ordine per le indagini del caso. Una mossa che sollevò un movimento di indignazione e di sostegno al pizzaiolo napoletano. Che utilizzò, giustamente, l’arma della comunicazione per creare il caso ed alzare l’asticella. Un modo per evitare che l’intimidazione potesse fare il suo corso. Cosa analoga era accaduta anni prima con un incendio alla pizzeria.

Dall’altra parte, si alzò il partito dei negazionisti. Pronti a sostenere che la bomba alla pizzeria Sorbillo fosse una boutade se non peggio una trovata pubblicitaria del pizzaiolo per far parlare di sé. E su questa sponda c’era anche Selvaggia Lucarelli, intelligente e mai scontata giornalista, che ha messo spesso nel suo mirino proprio Gino Sorbillo.

La tesi, in breve per chi non volesse leggere la sequenza di risposte e contro risposte, era che “La bomba non era per lui e lui lo sapeva“.

A distanza di due anni, però, le indagini hanno fatto il loro corso e Valentino Di Giacomo ha dato conto dello stato dell’arte con un articolo sul Mattino.

Da cui si evince che i re delle pizzerie erano sotto la minaccia del racket e in mezzo alla faida tra i clan Sebillo e Mazzarella che si contendevano il territorio dei Tribunali. I pm della Procura di Napoli, Urbano Mozzillo e Celeste Carrano, hanno ricostruito il pizza-racket.

Salvatore Vesi ha ammesso ai carabinieri di aver dovuto pagare il pizzo: 500 euro per un “regalo di Pasqua” del 2019. La pizzeria di Salvatore Di Matteo, quella dove si fermò il Presidente Clinton, fu bersagliata dai colpi di pistola. I proprietari di Pizza e pummarola denunciano e ricostruiscono i fatti: dall’estorsione dei Sibillo, finiti in carcere, erano passati all’estorsione dei Mazzarella.

E poi – non in ordine temporale – c’è la bomba alla pizzeria Sorbillo nella notte del 16 gennaio 2019 che in un certo senso fa da spartiacque nella lotta dei clan. A marzo del 2019 ci sono gli arresti che decimano il clan Sibillo e che hanno l’effetto di far arrivare gli emissari dell’altra banda. E con la Pasqua, la dazione del “regalo”.

La bomba alla pizzeria Sorbillo e la strategia del pizza-racket

Una strategia ai danni delle pizzerie dei decumani di Napoli che rende difficile credere che la bomba alla pizzeria Sorbillo “non era per lui e lui lo sapeva”.

Vero è che nell’articolo Valentino Di Giacomo non specifica chi ha messo la bomba alla pizzeria Sorbillo. Il clan Sibillo o il clan Mazzarella? Le intercettazioni dei due baby-boss dei clan opposti lasciano intendere che c’era una strategia dei Mazzarella per attirare l’intervento della polizia e ridurre il raggio d’azione dei Sibillo. E la bomba alla pizzeria Sorbillo potrebbe avere avuto questo obiettivo più che ottenere il pizzo da Gino Sorbillo. Che da ex carabiniere mai avrebbe ceduto alle minacce. Come l’escalation mediatica da lui stesso avviata ha nei fatti confermato.

Ed è questo il motivo per cui l’invito di queste pagine è sempre evitare in prima battuta i distinguo rispetto a fatti criminali. Supporre o costruire complotti per cercare di dire che tutto è tranquillo sono le opzioni sbagliate che rischiano di trasformare la vittima in colpevole. E vale anche se questo o quel pizzaiolo è antipatico.

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