Ferrari ristorante Cavallino Maranello

Ristorante Cavallino a Maranello. La Ferrari lo affida a Massimo Bottura

Il ristorante Cavallino, luogo simbolo della Ferrari, si rinnova nella leggenda di Maranello con il tre stelle Michelin Massimo Bottura

Locali

Ferrari riapre il ristorante Cavallino a Maranello e alla guida mette uno chef da Formula 1: Massimo Bottura.

Inizia così il nuovo capitolo dello storico ristorante, di fronte all’ingresso dello stabilimento, segnalato dal cavallino rampante emblema di tante vittorie conquistate sui circuiti.

Per questa nuova gara la squadra è composta dal tre stelle Michelin Massimo Bottura e l’architetto India Mahdavi.

Un locale che trasuda aneddoti e leggende perché frequentato da Enzo Ferrari in persona. Qui riceveva a pranzo i suoi collaboratori, i clienti e gli amici più stretti nella sala privata dove amava guardare il Gran Premio. Tra loro anche il mitico Gioacchino Colombo che nel 1945 progettò la prima vettura Ferrari 125S Sport.

Intorno ai tavoli del ristorante Cavallino si sono accomodati ospiti illustri. Come il principe Bernardo d’Olanda, la Principessa Liliana de Rèthy e il pilota 3 volte campione del mondo Jackie Stewart. Così come tutti i piloti e i tecnici che hanno fatto parte del Team Ferrari nel corso delle diverse decadi.

Sempre al Cavallino, nel 1987, Bernie Ecclestone e Jean-Marie Balestre appresero da Enzo Ferrari che mai avrebbe accettato le nuove regole di dismissione dei turbo. Gli risposero “Ingegnere, scriva Lei le regole”.

Massimo Bottura al ristorante Cavallino

Massimo Bottura, modenese DOC e grande estimatore delle Ferrari, trasmetterà lo spirito e le caratteristiche distintive del territorio di origine.

Al ristorante Cavallino la tradizione è protagonista. La storia e l’identità del territorio sono riviste in chiave contemporanea, per esaltare il meglio del passato nei sapori del presente e del futuro. “E’ una cucina buona, sana, con una storia dietro ogni piatto; è una cucina a cui non si può dire di no”, spiega Bottura.

cotechino alla rossini

Così il Filetto alla Rossini diventa un Cotechino alla Rossini. Coronato da un tartufo minerale e da una salsa alle amarene di Modena per addolcire il palato.

I classici tortellini, cotti in brodo di cappone e serviti in crema di Parmigiano Reggiano, diventano ancora più buoni perché preparati appositamente dal Tortellante. Cioè il progetto di formazione che insegna a giovani adulti affetti da autismo l’arte del confezionare i tortellini grazie alle rezdore.

Il bollito è cotto a bassa temperatura per conservare le proprietà organolettiche delle carni provenienti dai migliori artigiani e agricoltori.

gnocco fritto modenese

Il gnocco fritto è aeroso e croccante, proposto con una selezione di salumi emiliani.

La cucina è guidata dallo chef modenese Riccardo Forapani. Formato per 13 anni all’Osteria Francescana, ha lunghe e solide radici nella tradizione emiliana e nell’eccellenza delle materie prime locali. E la volontà di evolvere una proposta senza tempo.

La sala è capitanata da Luis Diaz affiancato dalla sommelier Silvia Campolucci.

Il ristorante Cavallino è “una nuova prospettiva e un nuovo modo di far vivere la cucina modenese”, chiosa Massimo Bottura.

Gli interni del Cavallino

ristorante Cavallino Maranello Ferrari

Il motore della cucina è da Formula 1, contemporaneo e cono uno sguardo alla tradizione, proprio come la carrozzeria.

Lo spazio del ristorante Cavallino è stato integralmente ristrutturato e riprogettato dall’architetto, designer e scenografa India Mahdavi.

Nella vecchia casa colonica, con una nuova facciata rossa, India Mahdavi ha giocato con il tradizionale vocabolario decorativo della trattoria italiana. Ispirando i suoi codici architettonici al mondo Ferrari, allo spirito di conquista, con giocosa eleganza.

pergolato

Il giardino, riprogettato da Marco Bay, crea un patio come una sala da pranzo open- air, un’oasi di verde all’ombra di un pergolato. Al piano superiore, si trovano le due sale private e la terrazza panoramica. Qui gli ospiti potranno godere di un pasto all’aperto con vista diretta sull’ingresso principale dello stabilimento al civico 4 della via più celebre di Maranello.

Le sale del ristorante Cavallino sono state collegate da India Mahdavi con una serie di archi che scolpiscono ritmicamente gli spazi.

Il pavimento in cotto tradizionale alterna piastrelle color terra e avorio in un motivo a scacchiera che ricorda una tovaglia appena stirata. I tavoli e gli schienali delle panche in pelle gialla, dalle forme grafiche e arrotondate, si appoggiano alle boiserie in rovere delle pareti.

ristorante Cavallino Maranello Ferrari

Sempre alle pareti, rare raccolte celebrative di fotografie, poster, souvenir e cimeli raccontano la storia dell’incredibile avventura industriale e sportiva della Ferrari.

Al piano terra del ristorante Cavallino, anche la Sala Enzo Ferrari, con le sue rifiniture in legno di pioppo, attinge alla storia di emozione e passione del brand. L’ingegnere amava passare qui il suo tempo, davanti al camino, a guardare le gare.

Per ripristinare la modernità della trattoria infondendole una nuova identità, India Mahdavi ha rivisitato l’heritage e il vocabolario visivo della Ferrari.

Il segno digitale

ristorante Cavallino Maranello Ferrari
ristorante Cavallino Maranello Ferrari

Utilizzando la digitalizzazione e l’ingrandimento, ha disegnato un Cavallino pixelato, riferimento al logo del brand, il Cavallino Rampante. Il simbolo del Cavallino è rappresentato nella lamiera traforata del cancello d’ingresso, sulla carta da parati del ristorante. E perfino nei merletti che decorano le tende bianche alle finestre, come in ogni trattoria che si rispetti.

ristorante Cavallino Maranello Ferrari sala

L’architetto ha creato in esclusiva per il ristorante Cavallino anche una nuova seduta in pelle, a metà tra una sedia e una poltrona.

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Ristorante Cavallino. Via Abetone Inferiore, 1. Maranello (MO)

[Immagini: Danilo Scarpati]

Di Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da oltre 40 anni. Legge compulsivamente da oltre 50 anni. Mangia da oltre 60 anni. Racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non, da una decina d'anni. Verrà ricordato per aver fatto la foto della pizza di Cracco.