ristorante Lovigino a Torino

Lovigino: polemiche per il nome del boss della mafia al ristorante di Torino

Il ristorante Lovigino attaccato dalle associazioni antimafia: il nome richiamerebbe quello di un ex boss della camorra. Ma non c'entra nulla

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“Lovigino” è il nome di un ristorante aperto a Torino da tre mesi. Ma è anche il soprannome di un ex boss della camorra, Luigi Giuliano.  

È il 27 luglio 2021 quando due imprenditori di San Salvario, il quartiere trendy alle spalle del Castello del Valentino a Torino, inaugurano il loro locale.  

Hanno deciso di chiamare il ristorante Lovigino, appunto. Che però è il soprannome di un noto boss della camorra.

La scelta dei due soci, a loro dire, è stata involontaria, una pura coincidenza. Tuttavia, ha scatenato l’indignazione delle associazioni che lottano contro la mafia. 

Le reazioni delle associazioni  antimafia

Dopo qualche tempo, infatti, insorgono e gridano allo scandalo associazioni come Libera Torino, Arci Torino, Anpi, Spi-Cgil, Pd San Salvario. E ancora, Borgo Po e Cavoretto, Sinistra Ecologista, Liberi Uguali Verdi, Articolo Uno, e molte altre. 

Associazioni che diramano congiuntamente una nota che prende spunto dal nome del ristorante, Lovigino.

“Le mafie sono una cosa seria. La morte delle vittime, il dolore dei loro familiari, il disprezzo dei diritti, della giustizia e della democrazia tipici dell’agire criminale, anche. Non si può scherzarci sopra o pensare di farne marketing. 

“Ancora una volta, come purtroppo è accaduto in altre città, anche europee, si decide di esaltare la scelta criminale e di giocare sullo stereotipo mafioso. In questo modo si compiono scelte che alimentano un immaginario in cui i delinquenti sono dei modelli da emulare. Ci sembra una scelta di cattivo gusto, oltre che uno schiaffo alle vittime innocenti delle mafie (che ci sono state anche nella nostra città). Ma soprattutto a quelle di camorra, in Campania e non solo. E ci sembra offensivo per i familiari delle vittime di mafia, che qui come altrove spesso sono ancora in cerca di verità e giustizia. Dovrebbero ricevere segnali di chiarezza e vicinanza, non certo di compromissione o scherno.” 

La difesa dei titolari del ristorante Lovigino

I titolari dal canto loro fanno sapere di non aver voluto in alcun modo alludere al soprannome del boss. Affermano anzi di aver scelto per il ristorante il nome Lovigino giocando su altre parole. Tanto da non avere neanche pensato alla possibile associazione tra Lovigino e Luigi Giuliano. Addirittura, nel locale non si trova alcun richiamo alla malavita, affermano. 

“La ricerca del nome,” spiegano, “è avvenuta tramite una società di marketing, che ci ha sottoposto svariati nomi. Ne cercavamo uno che si avvicinasse al ‘Love’, al ‘Passion’ e al ‘Pleasure’. Visto che noi due, che ci conosciamo da 32 anni, tra di noi ci chiamiamo ‘cugino’, ci hanno proposto Lovigino. Un nome di fantasia che poteva richiamare il messaggio che volevamo mandare. Inoltre suona anche molto bene.     

“Entrando nel nostro locale non c’è nessun richiamo alla criminalità organizzata e a nessun clan mafioso, che resteranno sempre lontanissimi da noi.”

Sembrerebbe, perciò, solo un “pericoloso” malinteso. 

Riceviamo e pubblichiamo

Si è rivolto al mio studio il sig. Alessandro CASTAGNERIS, titolare del ristorante “LOVIGINO” sito in Torino, via Baretti 12 per contestare il contenuto della “notizia” pubblicata in data odierna sulle Vostre testate on line e che avrebbe attribuito al nome del suo ristorante un collegamento “mafioso”, stante l’asserito riferimento al soprannome di un boss della Camorra (tale Luigi Giuliano soprannominato, appunto, Lovigino).

Nulla di più lontano dalla realtà. La scelta è ricaduta su un nome di fantasia, nato dall’assonanza con la parola “love” (in italiano, amore), che a ben guardare non ha alcuna capacità di identificare un individuo specifico, come invece insinuato negli articoli pubblicati.

Invero, il locale non ha nessun riferimento al boss o alla criminalità organizzata e neppure un richiamo alla tradizione napoletana – partenopea (peraltro, la cucina è esclusivamente regionale piemontese e il mio assistito è parimenti di origine piemontese). E per ben comprendere la situazione è sufficiente recarsi presso il locale, i cui arredamento e stile richiamano in ogni dettaglio riferimenti all’amore e al piacere dei sensi (“love” e “pleasure”).

Vi invito pertanto a inserire nella prima pubblicazione utile il contenuto della presente smentita al fine di garantire al mio assistito il diritto di replica.

Distinti saluti.                                               

F.to Avv. Andrea DE PASQUALE