Cappuccino 8 euro

Il cappuccino a 8 euro in centro a Roma. La piaga dell’indignato speciale

Il titolare del bar di Roma ha il diritto di vendere il cappuccino a 8 euro e noi di non andarci: cosa non è chiaro?

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Spendere 8 euro per un cappuccino in un bar con vista su Piazza del Popolo a Roma e indignarsi pubblicando lo scontrino su Twitter.

Oggi parliamo di una malattia sempre più diffusa: la piaga dello scontrino sui social.

Il problema è che ogni anno, a estate neanche cominciata, esce uno che va in un posto costoso e s’indigna per il prezzo esorbitante che paga. 

Nell’anno di grazia 2022 inizia il balletto Sandra Amurri per un cappuccino pagato 8 euro e 5 centesimi nel centro di Roma.

La giornalista del Fatto Quotidiano, per sorseggiare il cappuccino da 8 euro, si accomoda tra i tavoli del Bar Canova di Piazza del Popolo.

Aperto nel 1952 è un ritrovo storico della capitale, frequentato da Federico Fellini, amato dagli artisti che lavoravano nelle botteghe della vicina via Margutta. 

L’atmosfera è unica sotto gli alberi della terrazza del Pincio. 

Sandra Amurri lo sa ma forse non legge il prezzo del cappuccino regolarmente esposto. Sorseggia godendosi la piazza ma quando arriva il conto, evidentemente superiore alle aspettative, non resiste.

Sarà perché è una giornalista, ma cede alla tentazione di fare l’indignato speciale e corre su Twitter. Dove ricostruisce lo scambio avuto con il direttore del Bar Canova. 

Il tweet di Sandra Amurri con allegato lo scontrino del cappuccino pagato 8 euro al bar Canova di Roma

Benvenuti a Roma, fine lockdown: un misero cappuccino 8,05 euro. Risposta del direttore: ‘non l’ha visto il menu? Se le sembra troppo non ci venga’. Menu per un cappuccino?”.

Arrivano i primi di qualche migliaia di commenti. Il senso è che la gente va nei posti perché fa figo. Però poi piange miseria sui social.

“Io non ho scritto che non può farlo, resta che è sconvolgente 8 euro un cappuccino perché il bar dà su piazza del Popolo visto che la piazza è di tutti, ricchi e poveri”, replica la giornalista. Che aggiunge: “E anche i poveri, cioè persone che lavorano da una vita, hanno diritto una tantum di un cappuccino a piazza del Popolo”.

Ma il titolare del bar Canova ha il sacrosanto diritto di vendere il cappuccino a 8 euro e la giornalista di non andarci: cosa non è chiaro, Sandra Amurri?

I bevitori di cappuccino prima di entrare in un bar, non lo guardano? Non sono capaci mentalmente di catalogarlo: conveniente, caro, di tendenza, da evitare?

Gli 8 euro del cappuccino al bar Canova, oltre all’atmosfera e alla tazza di latte e caffè comprendono:

  • il selfie con lo scontrino;
  • il far sapere che sei stato in uno storico caffè del centro di Roma;
  • il lamento pseudo-proletario su Twitter;
  • il dolore di cabbasisi inflitto al prossimo per l’indignazione numero 2959.  

Ormai pubblicare lo scontrino sui social è come gettare la monetina nella fontana di Trevi. Da oggi chi andrà in vacanza a Roma cosa farà dopo San Pietro?

Non andrà a sorseggiare un cappuccino da 8 euro al Bar Canova per farsi il selfie con lo scontrino da pubblicare sui social?