Dom Ruinart 2010, scene a tutto champagne in un giardino a Milano

La cena per la presentazione dello champagne Dom Ruinart 2010 è stata anche l'occasione per sfatare il mito dello champagne e caviale

Vino

Ho amato la presentazione dello champagne Dom Ruinart 2010. E non solo perché ho assaggiato una bottiglia molto costosa in una cena stampa.

Ho conosciuto uno spazio a Milano che fa la felicità dei creatori di eventi e degli instagrammer che si chiama Mariencò.

E per giunta ho appurato che non dovrete per forza abbinare il caviale allo champagne per essere fighi. O alla pizza fritta per fare i pop. Metteteci vicino il cervo con il sottobosco ed entrerete in una nuova dimensione. Il merito è tutto dello chef Riccardo Gaspari. Che comanda la cucina del ristorante stella Michelin (e novella stella Verde) San Brite a Cortina d’Ampezzo. Che quindi ho già inserito nella mia lista delle irrinunciabili tavole. E non solo in inverno.

Riccardo Gaspari
Riccardo Gaspari

Ora direte voi che tutta questa magnificenza è legata alla cena stampa a gratis. Ebbene, ricredetevi. Non potrò essere puntuale su rapporto qualità prezzo. Ma sulla qualità tout court dello champagne e dei piatti non ho alcun dubbio.

E poi c’è un altro motivo che spunta sotto il mantello ormai irrinunciabile della sostenibilità (cui ritengo sia da imputare l’abbinamento Dom Ruinart 2010 – San Brite).

Lo champagne celebrativo della Maison francese ritorna se non all’antico almeno al passato non proprio recente.

Il tappo di sughero del Dom Ruinart 2010 per l’affinamento

tappo di sughero affinamento champagne Dom Ruinart 2010

Eh già. Perché il passaggio dell’affinamento in bottiglia, lungo più di 10 anni (suppongo), avviene con un tappo in sughero e non con quello a corona. Qual è il vantaggio di questa scelta? Ci dicono che il tappo a corona è stabile nel passaggio dell’ossigeno, cioè lo permette in maniera uniforme dalla tappatura alla stappatura. Passa sempre la stessa quantità. Invece il sughero è più accogliente all’inizio e via via con il trascorrere degli anni abbassa le quantità di aria in ingresso. Questa tecnica del tappo di sughero in affinamento l’avevano provata nel 1998 con l’edizione millesimata assaggiata 10 anni dopo. Gli chef di cave sentenziarono che il vino era “più teso e complesso”.

E lo hanno rifatto nel 2010 con questo champagne millesimato Dom Ruinart. Io non so cosa significhi più teso e complesso per il 1998 e non ho la differenza tra il 2010 e un altro millesimato. Né sarebbe corretto confrontarlo con il Dom Ruinart Rosé 2007 apparso in questa cena.

Ma vi dico che è molto buono e spero che qualcuno di voi amatissimi lettori lo compri e ci illumini sul rapporto qualità – prezzo.

champagne Dom Ruinart 2010

Certo non è l’unica caratteristica di questo champagne dal sapore vintage almeno per quel che riguarda la forma della bottiglia. Potrete sempre dire che è prodotto con chardonnay provenienti dai territori più vocati della Champagne (90% da Côte des Blancs e 10% dai versanti settentrionali). O che la confezione, eterea nonostante riproduca le cave di gesso di Reims, con l’incisione in oro è riciclabile. Ma fossi in voi, me la conserverei.

Lascio perdere le descrizioni olfattive e gustative tanto se decidete di comprare una bottiglia di Dom Ruinart 2010 le leggete dal sito o dai blog in circolazione.

Cibo e champagne

champagne Dom Ruinart 2010 e cervo

Mentre mi appunterei sulla questione abbinamento. Che nella oleografica è champagne + caviale. Fragole se vi sentite conquistatrici/conquistatori.

E vi parlo del cervo. Sì. il cervo di Riccardo Gaspari nume tutelare dell’agricucina delle Dolomiti. Lo ha abbinato con il Dom Ruinart Rosé 2007 e ci sta benissimo.

champagne Dom Ruinart 2010 e gelato

Lo ha pure messo insieme al gelato al mais e mi ha fatto venire il dubbio che le pannocchie con il burro potrebbero andare a nozze con lo champagne rosé.

Vabbè, mi direte, ma stai cercando di convincerci ad acquistare il Dom Ruinart 2010 e ci parli dell’abbinamento con il rosé?

E perché non vi ho detto che se può apparirvi scontato metterlo insieme alla trota marinata, forse non vi sembrerebbe il caso di un piatto 100% vegetale.

Invece Gaspari lo ha abbinato al sedano rapa. E poi anche a un risotto mantecato con le erbe aromatiche.

Certo, questa è più difficile per fare le pulci alle mie impressioni. Non solo avete da comprare una bottiglia di Dom Ruinart 2010, ma dovete anche andare al San Brite. E assicurarvi che ci sia il risotto in carta. Vabbè, fate voi. Chiamate e vedete se nella carta dei vini del San Brite c’è il Dom Ruinart 2010 e poi abbinatelo con quello che c’è in menu. Sarà più semplice, o no?

[Immagini: Antinori]




Di Alessandra Fenyves

Ho una lunga e bellissima esperienza come headhunter nei settori moda, ristorazione e hotellerie Scrivo con passione di food, drink e lifestyle selezionando storie e prodotti che mi intrigano