Chiude Sustànza, ristorante per cui si invocava la stella Michelin

Il ristorante Sustànza annuncia in un comunicato che chiude dopo 3 anni di attività. È la triste conclusione del percorso avviato nel cuore di Napoli, negli spazi di ScottoJonno in Galleria Principe a Napoli.
Il 28 febbraio sarà l’ultimo servizio.
Dopo il fulmine a ciel sereno della chiusura di Lido 84, una nuova chiusura di un ristorante curiosamente accomunato dall’accusa rivolta alla Guida Michelin di non saper giudicare bene e di non prendere in considerazione le cucine più innovative ed estreme. La Guida Michelin sarebbe colpevole di non aver assegnato due stelle al ristorante di Gardone Rivera. E allo stesso modo non avrebbe preso in considerazione l’assegnazione della prima stella a Sustànza.
Il comunicato stampa non spiega i motivi della scelta di chiudere il ristorante che era in hype nelle conversazioni tra i cosiddetti “gastrofighetti”. Come vengono etichettati appassionati e critici che sono attratti dalle cucine più radicali.
Resta la speranza che ci sia un ritorno affidato a poche parole. Chiudere non significa cancellare, significa proteggere ciò che è stato e preparare il terreno a un nuovo capitolo.
Ecco il testo.
Cosa dice il comunicato stampa di Sustànza che chiude

Sustànza è stato, fin dal principio, un luogo di visione: un indirizzo capace di tenere insieme ricerca, memoria e contemporaneità senza mai cercare scorciatoie. Una tavola che ha parlato di Mediterraneo non come cartolina, ma come geografia viva e complessa: scambi, migrazioni, spezie, braci, fermentazioni, acidità, stratificazioni culturali. In questi mesi, Ambrosino (Marco, lo chef, ndr) e la sua brigata hanno trasformato ogni servizio in un discorso coerente, personale, necessario.
La chiusura arriva come scelta consapevole, nel segno di un tempo nuovo: quello in cui anche i progetti più intensi sanno riconoscere il momento di fermarsi per lasciare spazio a ciò che verrà. Resta il lavoro fatto, restano le persone, resta una comunità di ospiti che ha deciso di affidarsi a una cucina non accomodante, ma profondamente generosa.
«Sustànza è stata una casa di pensiero prima ancora che un ristorante: un posto in cui la cucina poteva prendersi la libertà di essere cultura, identità, gesto politico e umano. Chiudere non significa cancellare, significa proteggere ciò che è stato e preparare il terreno a un nuovo capitolo», è il messaggio che accompagna l’annuncio.
Un momento che merita rispetto: non un “addio” gridato, ma una chiusura che ha il tono delle cose importanti, quando si scelgono con lucidità e con cura.




