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9 Febbraio 2026

Super Bowl ai Seattle Seahawks: perché vince la pizza di Confine

La pizzeria Confine di Francesco Capece e Mario Ventura nel mega spot di Stanley Tucci durante il Super Bowl 2026
Super Bowl ai Seattle Seahawks: perché vince la pizza di Confine

La pizza di Confine entra nel Super Bowl con la finalissima che ha visto i Seattle Seahawks conquistare l’edizione 2026 e il titolo di campioni di football americano. Travolti i New England Patriots, la squadra sostenuta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per 29-13. È la seconda volta consecutiva che Trump deve accettare la sconfitta della squadra che sostiene. L’anno scorso era toccato ai Kansas City Chiefs, battuti dai Philadelphia Eagles. Copione ripetuto quest’anno a Santa Clara, in California. 

Trionfatore della finalissima, l’artista portoricano Bad Bunny che ha cantato in spagnolo nell’Half Time ed ha ricevuto le invettive di Trump: “È stato lo show più brutto di sempre”. Spagnola la canzone, italiana la vittoria del cibo. Già, perché è andato in onda uno spottone di 50 secondi per la pizza italiana grazie a Stanley Tucci. Che per rilanciare il suo nuovo programma TV, ha deciso di mandare in onda la pizza di Confine a Milano con Francesco Capece star del racconto al Super Bowl.

La pizza di Confine per i milioni di telespettatori del Super Bowl

Un duro colpo per la supremazia americana in fatto di natali della pizza? Sicuramente un messaggio forte per una pizzeria che ben conosciamo.

Il successo della pizzeria Confine è stato subito grande e si sa, Milano aiuta. Giornalisti, cantanti, attori, grandi cuochi (un mio amico cuciniere di Modena, tra gli altri) l’hanno assaggiata, raccontata, coccolata. E ora, il colpo da maestro di Stanley Tucci, il testimonial americano del cibo italiano nel mondo. Nel break più seguito della storia della pubblicità, quello del Super Bowl, parla della pizza di Confine e di Francesco Capece e Mario Ventura. Incredibile.

Ma quale classifica delle pizzerie? Ma quale premio? Chi avrebbe mai potuto immaginarlo? Tu che scrivi, direte voi. No, neanche io. Forse l’avevo sperato, per i miei giovani amici, ma immaginato, mai.
Ed ora son felice per loro.

Unico problema che nasce: era già difficile trovare posto, da Confine. Ora sarà impossibile, ma tant’è.

I motivi del successo: la comunicazione di Confine, ristorante della pizza a Milano

A questo punto si impone una disamina della metodologia di comunicazione dell’impresa di Francesco Capece e Mario Ventura. Di cosa è fatto il loro successo comunicazionale? Chi sono gli attori? Quali, appunto, i confini nei quali si muove?

Esistono in comunicazione alcune regole ferree.

La prima è l’individuazione di un posizionamento, di quella posizione, cioè, in cui un certo prodotto, un servizio, un’azienda si situa nella mente del consumatore. Sono state costruite molte mappe dagli sociologi, molte tipologie di descrizione e di relazione. Se dovessi descrivere quella di Confine, il quadrante è quello “in alto a destra”, come lo definiscono gli uomini di comunicazione. Cioè quel quadrante della mappa dove stanno gli “affluent”, i benestanti, e dove sta anche il bello e il buono.

Un quadrante super positivo, che però ha un costo, per allestimenti e arredamenti, e quindi un prezzo: elevato. Stiamo quindi parlando di una pizza “costosa”, da Confine. Non cara (cosa è “caro” per chi se lo può permettere ?), ma certamente non alla portata di tutte le borse, anche se sempre di pizza parliamo. E questo posizionamento viene sostenuto anche dall’offerta di etichette. Insomma, un posto bello, buono e non a buon mercato.

La costruzione del mito

Ma questo certo non ne impedisce il successo, anzi. Questo contribuisce a creare il mito. Ecco, il mito.
Ed è questa costruzione che ha portato Mario Ventura e Francesco Capece al successo di Confine di cui il Super Bowl è una spia.
Non pubblicità, non sconti, non promozioni. Confine comunica attraverso ciò che fa. Ciò che produce. E attinge dalla “fama” e “ricchezza” di chi la frequenta: attori famosi, grandi chef, giornalisti, cantanti.
Ma in genere giovani, che fanno presa su di una clientela giovane ed affluente. Un po’ sulla scia di Trippa di Diego Rossi e Pietro Caroli.

Niente pubblicità. Molto passaparola. Difficoltà, quasi impossibilità a prenotare. E quindi la promozione avviene attraverso:

  1. L’affabilità e simpatia dei proprietari (Salerno docet!)
  2. La visibilità attraverso social dei vip e personaggi clienti (vedi la citazione di Stanley Tucci al Superbowl, vedi i post con Bottura, con cantanti e attori. E – meno – con calciatori famosi tipici delle pizzerie del sud che rendono fama ma abbassano il livello del percepito)
  3. La sensazione di “non essere in una pizzeria “, ma in un bel ristorante.
  4. Il passaparola, tipico
  5. E infine alcune, mirate, partecipazioni ad eventi culinari o meno, per rinsaldare la percezione di know how gastronomico.

Le classifiche valgono poco

la pizzeria Confine al Super Bowl

A poco o nulla servono o sono servite le classifiche. Per la promozione di questo tipo di attività. Ve ne sono mille, di classifiche, ma su questo target non hanno nessuna forza di impatto. Non sono i numeri che spingono Confine. Anzi, il contrario. È la selettività, l’alta innovazione, la poca standardizzazione.
Quindi, alta selezione di persone, zero grossolana popolarità.
Non importa “quanto” parlo di te (le classifiche), l’importante è come si parla di te.

Una comunicazione alta e selettiva che ad ombrello ricade sul brand e sulle persone. Mai essere messi in mezzo ad altri. Sempre parlare da soli: non ci sono altri.

Qualità, qualità e ancora qualità. Il lusso vince così. Anche per comunicare una super-pizza.

Dove è nato il mito della pizzeria Confine che è arrivato al Super Bowl

dalla Locanda dei Feudi a Confine che va sul Super Bowl

Mi sembra ieri quando Maria di Incibum mi portò a mangiare la pizza in un paesino della provincia di Salerno a Filetta di San Cipriano Picentino, alla Locanda dei Feudi. Dove provai la pizza di Francesco Capece, da allora – per me- Francis. Di Salerno invece è Mario Ventura, che aveva l’Emmanuel Cafè in pieno centro della città: mixologia e divertimento.

Amici da sempre, un giorno fanno il grande passo e si incamminano verso Milano. Ma non per aprire una pizzeria con tavoli ordinari, luci tristi, sedie ammassate e servizio appena decente. No. L’ambizione e’ grande: aprire un ristorante di pizza. Un posto bello, di design, con un servizio perfetto e un’atmosfera calda e piacevole, ma non “caciarona”.

E lo fanno. E invece della solita birra e Coca-Cola, offrire grandi vini e champagne, altra passione di Mario. La pizza si comincia a servire a fette, solo a fette.

Ora questo traguardo internazionale, direi mondiale della pizzeria Confine al Super Bowl. Mettetevi in fila, lo spettacolo è appena iniziato.

Argomenti:
Milano
pizza
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