Il Luogo Aimo e Nadia, ristorante di Milano che è un classico

Cos’è Aimo e Nadia? È il Luogo di classe dei milanesi, prima di tutto. E i milanesi, si sa, sanno mangiare. E quindi è il ristorante preferito da chi sa dove andare a mangiare a Milano, oltre le stelle e le guide. Da sempre è il ristorante dove portare gli amici, i clienti, gli appassionati. Questo nonostante la location fuori mano, non in una zona importante della città, non in centro.
Da Aimo e Nadia si va per mangiare bene, perché è una sicurezza, non perché è di moda, ma una certezza sempre. E nonostante ci si va perché la cucina non è mai ripetitiva, mai solita, mai banale. Molto difficile trovare qualcuno che, se invitato, non voglia andare in via Montecuccoli, a Milano.
E oggi posso riscrivere esattamente la stessa cosa.
La cucina di Alessandro Negrini e Fabio Pisani

Con la differenza, non banale, che la cucina di Alessandro Negrini e Fabio Pisani, si è ulteriormente affinata, chiarificata, delineata. Una cucina di territorio che continua quella dei fondatori, senza snaturarla. Ma la evolve rendendola più leggera e moderna, più affine ai palati di un pubblico internazionale, com’è quello che oggi frequenta il ristorante.
A questa è servita la lunga incubazione del progetto Territorio, che prende appunto spunto da una ricerca quasi maniacale di ingredienti, produttori, luoghi e colture. Che prendono quella che una volta fu la zuppa etrusca e la trasformano in una nuova, attuale e buonissima specialità.
Il territorio si dipana lungo tutta la cena, quasi come faceva Aimo quando narrava al tavolo il menù. E ti presentava i suoi fagioli Zolfini, arrotondando le mani sul grembo con fare complice.
Ma siamo veramente in un nuovo territorio, quando parliamo di questo “nuovo” Aimo e Nadia, quello di Alessandro e Fabio. L’accento su natura, sapore, piccoli produttori e attenzione alla manualità e al pensiero contadino si traduce perfettamente nei piatti studiati e realizzati dai chef.
Che ci accolgono con i benvenuti. Buoni. Molto buoni.
Cosa mangiate da Aimo e Nadia

La prima bomba. Riccio di mare con uovo di quaglia, morbido di patate della Sila e caviale Royal di Calvisano. Un concentrato di mare di rara bontà , con una presentazione che richiama l’alta pasticceria, più che gastronomia.

L’orto di Giancarlo. Giancarlo segue l’orto per Aimo e Nadia, e il piatto altro è una preparazione ottenuta con i vari vegetali prodotti. Grande semplice idea. Molto di territorio. Molto patrimonio di Aimo e Nadia.
Il piatto classico

Spaghettoni di grano duro Benedetto Cavalieri al cipollotto fresco, un’icona storica del ristorante. Sempre meravigliosi con il peperoncino, un filo d’olio e il basilico ligure.

In contemporanea all’altro commensale arrivano le Fettuccelle di pasta fresca con faraona di Miroglio e funghi porcini essiccati dell’Abetone. Gusto, umani, pienezza e rotondità in un piatto di grande bontà.

Controfiletto di vitella Fassona di montagna, gustosa, classicamente buona con la panure di camomilla e la composta di cipolle di Tropea.

E infine la Piccola Pasticceria. Raffaello al cioccolato bianco, cocco rapé e inserto di ananas. Cookies alle arachidi. Sugolo al lampone. Kiwi con pepe e rafano grattugiato. Tarallo di meringa e gel al limone. Panettone Aimo e Nadia.
Grandissima cena, da Aimo e Nadia. Bello ritrovare Alessandro Negrini e Fabio Pisani in forma splendente. E, rarissimo, confrontarsi con una sala perfetta, attenta, meticolosa senza essere pedante. Sorridente e calda senza annullare quel minimo di distanza tra chi si siede a tavola e chi sta in piedi a servire.
Bravi i ragazzi e le ragazze e bravo sempre Alberto Piras alle prese con Riedel e Zalto, e Nicola dell’Agnolo, Duca della Giuliana, alla supervisione e organizzazione di camerieri, piatti, tovaglie e forchette. Un team d’eccezione per una serata d’eccezione.
Ritrovarsi da Aimo e Nadia, il ristorante di Milano e dei Milanesi, ancora oggi fa bene al cuore.
Quanto costa il ristorante Il Luogo Aimo e Nadia

Il degustazione Territori Alessandro da 8 portate costa 260 euro a persona. Stesso numero di portate e prezzo di 260 euro per il menu Territori Fabio.
Il menu Territori dedicato alla selvaggina costa 270 euro a persona (solo su prenotazione).
È possibile scegliere da tutti i piatti della carta 2 piatti + dolce (180 euro), 3 piatti + dolce (210 euro) o 4 piatti + dolce (240 euro).
Il Luogo Aimo e Nadia. Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6, 20147 Milano MI. Telefono: 02 416886. Instagram
Milano. Il Luogo di Aimo e Nadia, favola della ristorazione italiana

4 gennaio 2017 – di Guido Ferraro
Ci sono luoghi del cibo e poi c’è il Luogo (di Aimo e Nadia) che è uno di quei posti dove tutto sembra immoto e invece la storia passa da qui per evolversi.
Ho conosciuto Alessandro Negrini e Fabio Pisani insieme a Stefania Moroni da oltre 10 anni alle loro prime escursioni gastronomiche a Festa a Vico, mentre la mia prima volta da Aimo e Nadia risale almeno a 25 anni fa.
In questo Luogo milanese si viene per fare una ricca esperienza. È uno dei templi del gusto, un vanto italiano come pochi ne esistono.
E ogni volta la mia emozione è forte.
Ve la racconto anche se ormai chi volete non sappia cosa significa sedersi alla tavola del Luogo di Aimo e Nadia a Milano?
Cosa si mangia da Aimo e Nadia

Inizio a dir poco scoppiettante con la Cozza farcita. Il sud ci accompagnerà in Padania durante questa splendida cena, anche perché il duo in cucina, valtellinese Alessandro, pugliese Fabio, fanno di questa loro eterogeneità geografica un punto di forza assoluto!

Nel Gambero di Sanremo su tarallo morbido, la materia prima parla da sola.

Lo Stoccafisso in raviolo croccante è una nuvola di bontà.

La Zuppa Etrusca è uno dei piatti storici del Luogo oggi abilmente rivisitato dai due giovani chef.

Ancora mare in tavola con il Risotto con gamberi di Sanremo, pomodori pugliesi e capperi.

I Tortelli farciti di ossobuco che, come recita il menu, sono un omaggio a Milano. Io aggiungo: semplicemente strepitosi!

Da 40 anni ci sono gli Spaghettoni al cipollotto. Un motivo ci sarà se un piatto non stanca mai, anzi, lo chiedete sempre. Non vi sembra?

Il Controfiletto di vitella Fassona di montagna in leggera panure di camomilla e cipolle di Tropea si scioglie letteralmente in bocca.

Chiudiamo con un Black lemon: crema di limoni di Sorrento, spuma al lime e polvere di ‘loomi’, con latte di mandorla di Toritto, un dessert fresco e di concezione moderna. Un fine pasto che non disturba con estreme dolcezze che si farebbe fatica a mangiare dopo un succulento menù come quello del Luogo.
Le offerte della carta sono un menu degustazione da 10 portate a 145 €, un menu Grand Tour in Italia 5 portate a 95 €. E un menu di Vino con 5 vini proposti da abbinare a altrettante portate a 110 €.
Siete pronti per entrare nella storia?
[Immagini:P. Bolis, Brambilla Serrani, smartphone Guardiano del Gusto]
Il Luogo di Aimo e Nadia, ristorante che regna su Milano da oltre 50 anni

24 marzo 2016
Il Luogo di Aimo e Nadia, due stelle Michelin, è il ristorante di Milano che da oltre 50 anni domina il panorama della gastronomia cittadina. Finestra che dal passato dà sul futuro, il Luogo creato da Aimo e Nadia nel 1962 è oggi nelle mani della figlia, Stefania Moroni.
È una donna forte Stefania, passo sicuro e stretta di mano decisa. L’immagine pertinace di capo, definita dal corto taglio di capelli e dall’austero tailleur, è rotta, frantumata da un sorriso immenso che si colora di entusiasmo quando presenta il suo “Luogo”. Dagli occhi traspaiono i ricordi e i movimenti delle mani sembrano voler ordinare il flusso di pensieri e parole. Seduta al nostro tavolo, Stefania ci ha accompagnato in un pranzo che si è fatto veicolo di una storia; traghettandoci, senza soluzione di continuità, attraverso la sua vita, ci ha mostrato come questa si intreccia, si allontana e – oggi – indissolubilmente si lega al Luogo di Aimo e Nadia.
La storia di Aimo e Nadia
Era il 1962 quando Aimo Moroni e Nadia Giuntoli decisero di acquistare un vecchio bar con cucina in Via Montecuccoli 6. Nel tempo l’affiatamento dei due nella vita e nel lavoro si traduce in una sincronia di gesti e idee che contribuisce a fare di Aimo e Nadia il portavoce della cultura gastronomica italiana. La vita in cucina è dura e impegnativa: fagocita il tempo, rendendone immobile lo scorrere tra le sue quattro mura, mentre fuori, come per effetto di un relativo contrasto, il tempo diventa fugace. Veloce, inarrestabile. Il resto della vita va avanti, passa attraverso le dita senza lasciare il tempo di essere afferrato.
Lo sanno bene Andrea e Stefania, i figli di Aimo e Nadia che scientemente scelgono di non entrare tra quelle pareti, non in cucina e non nel ristorante. Andrea diventa ingegnere mentre Stefania a 19 anni va via di casa. Prende tempo, si prende e vive il tempo che è mancato ai suoi genitori. Inizia il suo percorso che però, piano piano, assume forma elicoidale e la riporta al luogo da cui era partita. Nel 1999 Stefania Moroni inizia ufficialmente a lavorare nel ristorante di famiglia e in poco tempo ne diventa l’anima.
Il Luogo di Stefania Moroni


Platonico Luogo non luogo, quello di Aimo e Nadia con l’arrivo di Stefania diventa spazio di sperimentazione artistica e culinaria. Alle pareti immagini di sfolgorante potenza, sui tavoli sculture contemporanee, tutte a catturare l’attenzione: sono le opere di Paolo Ferrari, artista, scienziato e caro amico di Stefania. Insieme hanno dato vita a un progetto in continuo divenire, è la “Theoria degli Sguardi – Assenti e delle Pietre – Animate” che vuole trasformare lo spazio fisico de il Luogo di Aimo e Nadia in uno spazio psichico, riempito dagli umori dei commensali.
In cucina invece lo spazio è calpestato da Alessandro Negrini e Fabio Pisani (e dalla loro brigata): entrambi classe ’78, affiancano Aimo e Nadia dal 2005 e oggi raccolgono i frutti seminati durante il lento, lungo ma naturale e indolore passaggio del testimone. Seguito con costanza e attenzione da Stefania, questo passaggio ha fatto di Alessandro e Fabio gli eredi ufficiali della cucina de Il Luogo di Aimo e Nadia.
Il racconto di Stefania rapisce per il suo andamento ritmico e incalzante, interrotto solo dall’altrettanto ritmico e incalzante arrivo dei piatti.
Come si mangia da Aimo e Nadia

Per iniziare peperoni cruschi fritti: l’olio extravergine d’oliva in cui vengono immersi i già essiccati peperoni cruschi ha il merito di eliminare ogni residuo di acqua, rendendo ancora più intensa la concentrazione del sapore.

E sfoglie di grano saraceno con marmellata di arance amare e burro di montagna.

A seguire una purea di topinambur su cui poggia, delicata, una stracciatella pugliese. A completare una foglia di basilico e un filo d’olio.
I protagonisti

Tra una parola, un sorriso e un assaggio interviene Nicola Dell’Agnolo, maître di sala (anche lui parte del team dal 2005) a fare le veci del giovane Alberto Piras, “Sommelier dell’Anno” secondo la Guida I Ristoranti de L’Espresso e “Miglior Sommelier” per la Guida Identità Golose. Nicola ci consiglia un Ca’ del Bosco Vintage Collection Dosage Zéro Noir 2006: Pinot Nero in purezza da tre vigne diverse della tenuta Belvedere (Iseo, BS); otto anni e sette mesi di affinamento sui lieviti e nessuna aggiunta di liqueur d’expédition. Un piccolo gioiello che solo il Luogo di Aimo e Nadia può, in esclusiva, servire al calice.

In contemporanea arriva il Gambero viola di Sanremo cotto/crudo con puntarelle e tarallo morbido.
La zuppa etrusca

Continuiamo con un must, portato in assaggio anche al pubblico di Identità Golose 2016: la zuppa etrusca. Fagioli di Sorana, in parte passati in parte interi, cavolo nero, carote, zucchine o le verdure che l’orto offre secondo le stagioni. Spolverizzati in superfice si scorgono i fiori di finocchio selvatico: un unico prodotto che sprigiona, sospinto dal calore della zuppa, un bouquet di odori degno del più ricco dei curry. Gioco di profumi e consistenze la zuppa etrusca, che sembra il piatto più umile e semplice, ma che è il più ostico nell’esecuzione. Solo in pochi, tra i nuovi della brigata, riescono a portarlo a termine senza l’intervento di Alessandro e Fabio.

Gli assaggi “salati” si fermano con un Risotto Carnaroli all’olio Nocellara con calamaretti ‘spillo’ al nero, capperi di Pantelleria e profumo di limoni della Costiera. Iniziano i dessert.

Spuma di birra artigianale, su caramello salato, su carciofo. Da mangiare rigorosamente affondando il cucchiaio dall’altro verso il basso afferrando nell’ordine tutti gli ingredienti per rispettare la sequenza dei sapori che, se alterata, non restituisce l’armonico equilibrio.
Il dolce

Black lemon: crema ai limoni di Sorrento, spuma al lime e polvere di “loomi”, con latte di mandorle di Toritto. I loomi sono limoni essiccati e ridotti in polvere, originari del Golfo Persico e dell’Iraq. Sono arrivati nel Luogo di Aimo e Nadia con un ragazzo che ha fatto parte della brigata, li ha portati per condividere con la squadra i sapori della sua infanzia, perché è questo il linguaggio che si parla in cucina.

A concludere il pasto un trittico composto di marshmallow ai frutti di bosco, tartelletta con composta di mandarini e un cioccolatino fondente ripieno di caramello salato accompagnato da “Intatto”, caffè guatemalteco del Laboratorio di Torrefazione Giamaica Caffè (Verona).

“Sai Stefania siamo proprio fortunati noi, perché quando ti sembra di non farcela, di non avere più le forze, ci sarà sempre qualcuno della squadra a dirti che ce la puoi fare”, ci congediamo con le parole di Alessandro Negrini che parla del Luogo (non luogo) di Aimo e Nadia; parla, a Stefania, della squadra che è riuscita a costruire. Squadra con cui si discute, si litiga e si fa pace; con cui si lavora fino al sentire il dolore della stanchezza. Squadra che diventa famiglia.
La favola stellata del Luogo di Aimo e Nadia

5 agosto 2015
Il Luogo di Aimo e Nadia è più di un ristorante a Milano. E non solo perché ha due stelle Michelin. È un racconto magico tra cibo e storia, in un luogo popolato da tradizione, ricerca, avanguardia, con il semplice guizzo per il cibo che segna la differenza.
Il cibo nutre la sua massima espressione nelle pietanze preparate dai giovani chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani. Il legame stretto per il cibo è il loro impegno costante, che sigla la terza generazione di un intenso lavoro reso eccezionale da Aimo Moroni, e la sua compagna di vita, Nadia.

Qui ritrovo quell’impronta inconfondibile della civiltà del gusto che coinvolge anche la location in un’atmosfera illuminato dalle creazioni del pittore Paolo Ferrari che si allungano dalla sala al menu.
In sala Nicola Dell’Agnolo da più di otto anni maître del Luogo che vuol dire buoni consigli tra una spiegazione e qualche aneddoto.
Perfetta padrona di casa, Stefania Moroni altrettanto accorta nel ricevimento degli ospiti, una grande risorsa di famiglia.
I piatti di Aimo e Nadia
La parola d’ordine è sempre la stessa: conquistare.
Gli chef iniziano subito con una entrée che è saporita partenza: un’inedita versione della pappa al pomodoro.
Antipasto d’eccellenza: Gamberi viola di Sanremo e calamaretti spillo tiepidi con succo di primizie di stagione, marmellata di limoni e mentuccia. Pensato per dare una sferzata di energia al gambero.
Paté di fegatini di piccione, anatra alla crema di tartufo bianco di Grazioli e pane brioche caldo. Un piatto che spesso cambia look, ma rimane una colonna portante in ogni stagione.

Primi divini. Scelgo il Risotto Carnaroli Gran Riserva all’olio Nocellara con gamberi di Sanremo, origano di Vendicari e capperi di Pantelleria. Lascia in bocca una ventata di fresco.

Controfiletto di vitella Fassona di montagna in panure di camomilla e cipolla di Tropea, con carote all’aceto di lamponi. Non ho molto da riflettere e in due parole vi spiego il piatto: accende l’appetito.

Dolci ortaggi, ravioli di rabarbaro farciti di crema allo yogurt e zenzero, in succo di litchi e rosa, con grissini di pasta frolla. In questo dolce c’è tutta la grazia nel mescolare le materie prime.
Accanto ad un grande menu, c’è sempre una lista vini ricca ed essenziale. Qui è curata dal sommelier Alberto Piras che ha consigliato un Franciacorta Brut Satèn Magnificentia della cantina Uberti.
Un pasto a regola d’arte che nasce dalla ricetta di una storia senza fine.
[Isabella Scuderi. Immagine sala: F. Bolis. Immagini piatti: Brambilla e Serrani]
Aimo e Nadia, Il Luogo dove il prodotto incontra l’eleganza
15 marzo 2012 – di Alessandro Bocchetti e Lorenzo Sandano
Milano è uno stato d’animo, più un’emozione e un’idea che un luogo. A chi come me è cresciuto negli anni ’80 Milano rimanda subito un’idea di solidità europea, di un’Italia diversa e possibile, più vicina, e non solo geograficamente, all’Europa. Questo pensavo nelle brume di fine inverno, suonando il campanello di Via Montecuccoli.
L’indirizzo è lo stesso, dal 1962, quando Aimo e Nadia, coppia di vita e lavoro, decidono di mettersi in proprio. Quasi cinquant’anni di storia, non è poco di questi tempi, in cui i ristoranti aprono e chiudono nel volgere di una stagione. Un ristorante borghese, in ogni senso, con classe e eleganza molto old fashion, e piatti che stanno lì da sempre, immutati e immutabili.
In due da Aimo e Nadia
Io mi accomodo in un tavolo, ospite di amici brasiliani, al tavolo a fianco il nostro c’è Lorenzo Sandano. Come dire due generazioni di Scatti di Gusto a confronto. Chissà cosa penserà il giovane Sandano di tutto questo, della storia affascinante ed ingombrante che arricchisce questo “luogo”. Incroceremo forchette e sensazioni a distanza in un confronto generazionale che è la sintesi di locali come questo.
Aimo ci accoglie e spiega la sua visione: prodotto sopra tutto. Ma non Il prodotto con la P maiuscola, cui ci hanno abituato tanti giovani chef à la mode, per intenderci quello con nome e cognome, di cui sappiamo tutto e abbiamo letto di più. Ma un prodotto più umano, certificato “solamente” dalla scelta dello chef.
Iniziano a succedersi i piatti e non posso fare a meno di pensare: stile e classe allo stato puro. Molta sostanza e piacere, per una cucina totalmente al servizio del consumatore e non viceversa. La borghesia è il filo conduttore che lega tutto: lini canditi, argenti impeccabili, sedie comode, piatti solidi e sapori eleganti. Il posto perfetto dove consumare un pasto sofisticato e piacevole, dove non pensare tutto il tempo all’eccezionalità dell’esperienza, ma dove poter consumare la vita. Quanti fidanzamenti, affari, funerali, incontri, amori si sono celebrati a questi tavoli? Quanta vita vera è scorsa sotto queste luci soffuse? La quintessenza dell’idea di ristorante.
Ora vediamo i piatti secondo la duplice interpretazione.
La doppia recensione di Aimo e Nadia

Anatra muta tiepida al fumo di zucchero di canna, con melone giallo d’inverno, cous cous di semola e salsa di melagrana e zenzero.
Lorenzo Sandano. Esordio di gran classe in tutte le sue componenti. L’anatra mantiene un morso freschissimo supportato dall’uso prezioso dell’acidità della salsa. Il cous cous accompagna fedelmente la carne completando l’assaggio.
Alessandro Bocchetti. Una entrée che sa di salotto buono e di pranzo della domenica, non stupisce ma coccola e accompagna.
Pagello del mare ligure marinato ai soffi di sale di Mothia e limoni della costiera, con crema di pistacchi di Bronte e olio nuovo.
AB. Signori e signori, che classe. Raramente ho mangiato un crudo di pesce così armonico ed equilibrato. Il taglio è impeccabile, la marinatura centrata e composta, il sale lo verticalizza piacevolmente e i pistacchi arrotondano il tutto. La materia prima ci mette il suo, urlando il mare e il sole.
Verdure (da) amare: radicchio rosso tardivo, puntarelle, sedano, lampascioni, rape rosse, taleggio a latte crudo e rafano.
LS. Un piatto ben calibrato e per niente banale. Le verdure mantengono la loro personalità e il loro nerbo, coccolate dolcemente dalla grassezza del taleggio.
AB. Che piatto ragazzi, modernissimo ed insieme tradizionale. Le verdure danzano in bocca tra croccante, amaro e vegetale. Corroborate dalla morbidezza suadente del formaggio. Ne mangerei un vassoio.
Lo spaghettone classico

Spaghetto di grano duro di Cavalieri al cipollotto e peperoncino fresco al filo d’olio e basilico ligure.
LS. Un classico di questa tavola che rimanda il palato a tempi passati. Un piatto solido e casalingo, quasi immortale, che dimostra quanto la semplicità possa essere definitiva se si utilizzano nobili ingredienti.
AB. Ecco la summa della cucina di Aimo. Sapori guasconi, casalinghi e rassicuranti. Un primo piatto senza tanti salamelecchi, tutto efficacia e immediatezza. Il piccante verticale incontra la dolcezza del cipollotto, l’amido dello spaghettone lega il tutto senza troppe reticenze. Un uppercut di gusto! Bottura ne ha mangiati cinque piatti di seguito, io ne mangerei anche il sesto.
Risotto mantecato all’olio con seppioline, pomodori al filo, cime di rapa, finocchietto marino e capperi di Scauri.
AB. Si può venire a Milano e non assaggiare il riso? Questo che ci arriva in tavola è verde e all’onda. La cottura impeccabile, anche se l’eccesso di profumi di erbe e clorofilla non lo bilancia mai e copre completamente le seppioline. Fin troppa roba, non posso fare a meno di chiedermi se non andrebbe allegerito.
Zuppa etrusca con cavolo nero, verza, ortaggi, legumi e farro della garfagnana alle erbe.
LS. Un altro elogio alle verdure e alla semplicità, in questa zuppa dove tutto è al proprio posto ed esalta splendidamente le consistenze di ogni componente, dalle verdure ai legumi.
I fusilli di Aimo e Nadia

Fusilli di semola fatti a mano alla crema di tartufo bianco di Alba, acciughe di Monterosso e pane di farro croccante alle erbe.
LS. Un primo piatto goloso ed avvolgente. Non fornisce contrappunti interessanti ma mostra la grande fattura della pasta fatta a mano.

Fettuccelle fresche di farina Abbondanza con capretto al vino di visciole, castagne e funghi porcini essiccati dell’Abetone.
LS. Un piatto che troverebbe maggiore spessore nella stagione dei funghi freschi nonostante la pregevole fattura della pasta. Gli ingredienti sono ben legati da un filo logico che viene leggermente meno vista la presenza del fungo secco.

Salama di Aimo con puré al burro.
LS. La semplicità torna sovrana in questo insaccato naturale senza alcun conservante, servito adagiato su un sontuoso purè a dir poco commovente. What else?
AB. Appunto, cos’altro serve a questa salama impeccabile? Talvolta il prodotto basta a sé, serve solo accudirlo e accompagnarlo, in una parola coccolarlo come fa questo purè spaziale.
La trippa

Trippe di bue di Carrù con ceci delle Murge al profumo di finocchio selvatico.
LS. Le trippe mantengono un gran corpo e una succulenta masticabilità, ma la “zuppetta” di legumi che le accompagna tende a rimanere un po’ piatta, fortemente aromatizzata dal finocchietto.
Pre-dessert con arancia e olio di oliva.
LS. Un pre-dessert fresco e coinvolgente, anche se l’olio aggiunto all’ultimo non fornisce a mio parere nessun valore aggiunto.
AB. Sono d’accordo con Lorenzo, tre sorbetti di agrumi buonissimi, ma l’olio è sostanzialmente inutile.

Soufflé alla liquirizia con gelato alla nocciola.
LS. Un dolce un pò deludente nell’intensità definitiva e debole sulla fattura del gelato. Peccato. Una buona piccola pasticceria chiude dolcemente questo bel pasto in un tempio assoluto della ristorazione italiana.
AB. Questo il Luogo di Aimo e Nadia, un tempio della cucina italiana.




