Osteria Mirabello a Roma, convince il ristorante nel quartiere Prati

Varchi la soglia di Osteria Mirabello, in Prati a Roma, e capisci che qui non si sta giocando alla nostalgia. L’insegna parla chiaro: osteria sì, ma con la voglia di fare un passo di lato rispetto alla comfort zone romana, quella carbonara–cacio–amatriciana che rassicura ma fatica a sorprendere ancora. Mirabello è una bella osteria di quartiere, vera, con tavoli ravvicinati e un’atmosfera informale, e con una cucina che prova a raccontare qualcosa di personale.

L’impatto estetico è rassicurante, accogliente, materiali naturali come legno, pietra, e stoffe grezze, con un tocco retrò nelle credenze in arte povera. Non si impone ai sensi e lascia spazio alle persone.
Mirabello, Osteria con la maiuscola

Dietro ai fornelli c’è Giulio Ancaiani, con un’esperienza sostanziosa tra cucine importanti a Roma e Bib Gourmand in Umbria, a Montefiascone con Osmosi. Rientrato a Roma, per qualche anno si è cimentato con una sala popolare ed esigente, sfidante per chi vuole innovare. Ancaiani dalla sua ha una tecnica solida, leggibile, che sa dosare la creatività. Non è un caso che questo indirizzo raccolga l’eredità di Scalone, ristorante che qui ha segnato un’epoca, soprattutto per chi il quartiere lo vive davvero. Lo stile di Scalone era forse più diretto, quasi ruvido, mentre Osteria Mirabello sembra voler alleggerire il gesto senza perdere l’anima popolare. Il passaggio di testimone non è stato indolore, ci sono voluti ben 4 anni, ma oggi la direzione è riconoscibile.
Come si mangia da Osteria Mirabello (invito stampa)

Si comincia con un baccalà mantecato con cacao e pane carasau. Il baccalà dalle Faroe è particolarmente delicato e gustoso e il cacao amaro arriva come una carezza inattesa: non copre, ma arrotonda il gusto, rendendolo più profondo. Il pane carasau porta la nota croccante e saporita, anche se finisce un po’ per perdersi nel dialogo complessivo del piatto. Resta un antipasto centrato e piacevolissimo (14 euro).

I ravioli di patate di Leonessa, champignon, crema e spigola spadellata su suo fondo raccontano bene la mano dello chef di Osteria Mirabello. Pasta fatta benissimo, ripieno equilibrato, e soprattutto un fondo molto gustoso, aromatico, lungo e persistente. L’idea c’è tutta. Il limite sta nel pesce spadellato e appoggiato sopra, che resta leggermente slegato dal resto del piatto. È buono, ma è uno di quei piatti che senti poter fare uno scatto in avanti con un piccolo aggiustamento (18 €).
Non il solito tonno

Con il secondo andiamo sul sicuro con un cavallo di battaglia dello chef di Osteria Mirabello. Il tonno panato al gomasio con teriyaki home made e cavolo rosso in agrodolce è forse tra i piatti più convincenti del percorso. Buonissimo, leggero, saporito, con un equilibrio ben giocato tra dolcezza, acidità e umami. Il tonno è appena un filo troppo cotto per gusto personale, ma non toglie nulla alla godibilità complessiva del piatto, che funziona e invoglia al boccone successivo (22 €).

Il dessert, fungo e terra di cioccolato con meringa al sale, chiude in modo intelligente e giocoso. Il divertimento visivo è accompagnato da una buona stratificazione di consistenze. Avrei preferito la frolla, però, un po’ più sottile, per poterla mangiare facilmente al cucchiaio insieme ai cremosi. Dettagli, perché l’idea resta centrata (8 €).
La cantina

Con la recente riapertura, la cantina dell’osteria Mirabello è in una fase di riconfigurazione, ma in carta non mancano i capisaldi dell’enografia locale. Il Frascati Superiore Eremo Tuscolano DOCG nasce nell’areale storico dei Castelli Romani, intorno a Monte Porzio Catone, da un progetto che unisce territorio, storia e vinificazione di qualità. È prodotto dall’Azienda Agricola Valle Vermiglia. E Frascati Superiore sia: un bel paglierino limpido che si presenta al naso con note di pesca e mandorla con accenni di fumé che racconta il suolo vulcanico dei Colli Albani. Bella l’armonia tra acidità e struttura al palato, per una beva fresca, tesa e d’impatto.
Il giudizio finale è positivo. Osteria Mirabello è una di quelle aperture che fanno bene al quartiere e alla città. Un posto dove tornare, senza formalismi, con la creatività necessaria per uscire dallo stereotipo della solita cucina romana senza per questo perdersi. E poi, se proprio volete la carbonara, Ancaiani la fa con le uova San Bartolomeo e il guanciale di Mangalitza (a 13 €).

Chiuso




