Taverna Flavia riapre a Roma: trattoria moderna e buoni prezzi

Per decenni Taverna Flavia, nel quartiere Ludovisi a Roma, è stata tappa della romanità più conviviale e della mondanità capitolina. Un luogo in cui la semplicità dell’ospitalità all’italiana si intrecciava con la presenza di star del cinema, della musica e dello spettacolo.
Dopo anni di chiusura, il locale ha riaperto con un nuovo corso. A guidare la rinascita è l’imprenditore Luca Di Clemente, già attivo in zona con altri progetti ristorativi, che qui prova a restituire vita e centralità a un indirizzo storico.
La storia attuale di una tavola mondana

La Taverna Flavia fu il regno di Mimmo Cavicchia, oste e padrone di casa carismatico, capace di trasformare il locale in un rifugio amato da attori e celebrità internazionali. La ristrutturazione sceglie di alleggerire l’impianto estetico, mantenendo però il legame con la storia del posto.
Restano le immagini delle icone che hanno frequentato la taverna, ma cambia il registro: meno veracità da parete “vissuta”, più eleganza da memoria selezionata. Sfilano così i grandi divi del passato — da Audrey Hepburn ad Ava Gardner, da Tony Curtis a Liz Taylor, alla quale Mimmo Cavicchia riservava una devozione speciale — insieme a nomi più vicini a noi. Come Hugh Grant, Andy Garcia, Sharon Stone, Al Pacino, Sylvester Stallone, e registi come Hitchcock, Almodóvar e Tarantino. Oltre a icone italiane come Sophia Loren e Claudia Cardinale.
Ai fornelli c’è Andrea Lattanzi, classe 1995, romano. Che firma una proposta definibile “tradizionale” solo a patto di intendersi sul significato del termine. La sua è una cucina di memoria, ma non museale, con qualche deviazione tecnica e creativa che alleggerisce e aggiorna.
Come si mangia oggi alla Taverna Flavia

Per preparare la bocca arriva un piccolo pan brioche spennellato con aceto balsamico, speck e carciofo. L’attacco è acido, pensato per far salivare, mentre la nota finale dello speck lascia il palato già pronto alle portate successive.

Ad aprire la cena è una proposta di antipasti ricca e stuzzicante. La tentazione è dividersi tra pan brioche con alici e salvia ripiena. Ma l’Ovetto in “purgatorio” — omaggio a una preparazione casalinga raramente presente nei menu di ristorante — si rivela una scelta centrata. Uovo da allevamento a terra strapazzato al pomodoro con pecorino e mentuccia, accompagnato da pane al cioccolato prodotto dal ristorante (8 euro). Come nella coda alla vaccinara, il richiamo al cioccolato lavora sul contrasto dolce-salato. Qui però il gioco è più sottile, e le note del fondente si amalgamano bene al pomodoro e alla consistenza morbida ma ancora corposa dell’uovo.

Più difficile la Tartare e puntarelle con Fassona piemontese, puntarelle, alici e bottarga d’uovo (12 euro). L’idea è interessante e il profilo gustativo è chiaramente orientato verso sapidità e umami, ma l’equilibrio non è pienamente a fuoco. L’acidità e la componente sapida finiscono per coprire la delicatezza della carne tagliata al coltello. In questo caso manca una nota più gentile, capace di smussare e riportare armonia.
Tra classici e rivisitazioni

I primi piatti della Taverna Flavia si muovono tra tradizione dichiarata e riletture più personali. Lo Spaghettone al padellino, croccante alla Norcina (14 euro) è uno dei piatti migliori della serata. La pasta si irrobustisce, acquista una croccantezza quasi da “frittata” da spezzare con il coltello, mentre il condimento alla salsiccia è goloso. I funghi sono presenti e corposi, anche se in alcuni bocconi l’acidità risulta un po’ spinta.

I Tonnarelli alla carbonara (12 euro) convincono solo in parte. Il piatto ha un buon sapore complessivo, con una base solida di uovo, pecorino romano e pepe, ma il guanciale risulta leggermente farinoso, togliendo precisione alla masticazione.

Molto riuscito invece “Lo chiamavano Trinità” (15 euro), uno dei piatti più convincenti della cena. Qui abbiamo spuntature, salsiccia, pomodoro e fagioli in un impianto che richiama la cucina popolare con un’esecuzione saporita. La carne è tenera al coltello, i sapori sono ben bilanciati, il sugo chiama la scarpetta e la salsiccia ha una bella spinta saporita senza eccedere.
Dolci classici, con una deviazione aromatica

La carta dei dolci punta su quattro classici rivisitati senza complicazioni inutili: Torta di mele con zabaione, Zuppa inglese, Marisù (maritozzo fatto in casa con inserto al caffè, crema al mascarpone e cacao) e Panna cotta alla lavanda con caramello di susine e origano (8 euro).
Proprio la panna cotta è una chiusura ben calibrata. Fresca, aromatica, con una dolcezza controllata e una componente erbacea che alleggerisce il finale dopo i primi. Un dessert che chiude con leggerezza senza perdere personalità.
Lo sguardo della Taverna Flavia al Lazio e al passato

La nuova Taverna Flavia resta fortemente ancorata a Roma anche nel bicchiere. La carta dei vini segue questa traccia con una selezione che guarda con attenzione al Lazio e alle sue etichette. Lavorando sul recupero di un patrimonio enologico spesso meno raccontato di quanto meriti.
Taverna Flavia porta con sé una storia mondana che a Roma è quasi leggenda. In operazioni di questo tipo il rischio è sempre lo stesso: restare schiacciati dal proprio passato. La nuova gestione sembra invece cercare una strada diversa: riconoscere il mito, ma rimettere il gusto al centro.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante della riapertura. Non solo il ritorno di un locale storico, ma la costruzione di una trattoria moderna che usa la memoria come materia viva, non come scenografia. E con un prezzo medio per 3 piatti di 40 euro.
Taverna Flavia. Via Flavia, 9-11, 00187 Roma RM. Telefono: 331 365 9124. Instagram



