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15 Gennaio 2026 Aggiornato il 15 Gennaio 2026 alle ore 09:20

Pandoro Gate, Chiara Ferragni prosciolta. Lucarelli: non è assolta

Prosciolta non assolta: è la fine di un incubo dice Chiara Ferragni dopo la sentenza del Tribunale di Milano
Pandoro Gate, Chiara Ferragni prosciolta. Lucarelli: non è assolta

È la fine di un’epoca, o almeno del suo capitolo più buio. Con una sentenza che ha scosso le fondamenta del mondo digital, il Tribunale di Milano ha messo la parola fine al cosiddetto “Pandoro-gate”. Chiara Ferragni, l’influencer che per un decennio ha dettato le regole del marketing globale prima di cadere nel baratro giudiziario, è stata assolta (tecnicamente prosciolta) dalle accuse di truffa aggravata.
“È finito un incubo,” ha dichiarato la Ferragni all’uscita dall’aula, visibilmente commossa. Ma se per lei è il momento del riscatto, per i critici e gli osservatori legali la questione è tutt’altro che una vittoria morale netta.

La sentenza: perché Chiara Ferragni è stata prosciolta e non assolta

Il verdetto del giudice Ilio Mannucci Pacini non entra nel merito dell’etica della comunicazione, ma si fonda su un tecnicismo giuridico insuperabile. La chiave di tutto è l’aggravante della “minorata difesa”.

1- La Procura sosteneva che Ferragni avesse commesso una truffa aggravata, sfruttando la distanza del web (che impedisce al consumatore di verificare le informazioni) per indurre in errore gli acquirenti sulla beneficenza legata al pandoro Balocco e alle uova Dolci Preziosi.

2- Il giudice non ha riconosciuto questa aggravante. Senza l’aggravante, il reato viene derubricato a truffa semplice.

3- La truffa semplice, a differenza di quella aggravata, non è procedibile d’ufficio: serve una querela di parte. Poiché il Codacons aveva ritirato la propria querela mesi fa – a seguito di un accordo risarcitorio e di una donazione di oltre un milione di euro – il processo non poteva continuare.

In sintesi il giudice ha deciso di non doversi procedere per estinzione del reato. Un successo legale per la difesa, guidata dall’avvocato Giuseppe Iannaccone, che ha sempre sostenuto l’assenza di dolo.

Selvaggia Lucarelli su Chiara Ferragni prosciolta

Selvaggia Lucarelli su Ferragni prosciolta
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Non si è fatta attendere la reazione di Selvaggia Lucarelli, la giornalista che per prima sollevò il caso e che da anni segue con occhio critico ogni mossa dell’imprenditrice. Attraverso i suoi canali social, la Lucarelli ha subito riportato la questione su un binario differente rispetto a quello del trionfalismo.

“Tecnicamente è stata prosciolta, non assolta perché il fatto non sussiste,” ha precisato Lucarelli. “Resta colpevole sul piano della pubblicità ingannevole, per la quale ha già pagato milioni di multe all’Antitrust. Il processo penale si chiude perché lei ha pagato chi l’aveva querelata. La verità storica di quello che è successo nel dicembre 2023 rimane intatta.”

Per la giornalista, l’esito giudiziario non cancella il “peccato originale” comunicativo che ha distrutto la reputazione della Ferragni.

La Nota dell’Ufficio Stampa di Chiara Ferragni

Dall’altro lato della barricata, lo staff dell’imprenditrice ha diffuso una nota ufficiale dai toni sollevati ma fermi. L’obiettivo è chiaro: voltare pagina e ricostruire il brand.

L’ufficio stampa Image Building ha sottolineato come la decisione del Tribunale confermi la “totale buona fede” di Chiara Ferragni e come l’intero iter processuale sia stato affrontato con “massimo rispetto per le istituzioni”.

“In merito alle dichiarazioni rilasciate dalla signora Lucarelli, ci fa piacere farle notare che il proscioglimento di Chiara Ferragni corrisponde a una piena assoluzione. La improcedibilità significa, lo può riferire all’esperto legale che le ha suggerito quanto lei scrive, che non era possibile procedere per truffa aggravata perché ne mancavano i presupposti. Quindi, se vuole, è anche peggio. Questo processo non si doveva fare”.

La nota evidenzia che i risarcimenti effettuati non erano un’ammissione di colpa, ma un atto di responsabilità verso i consumatori e di vicinanza verso le cause benefiche coinvolte.

Cosa Resta del “Pandoro Gate”?

Sebbene l’aula di tribunale si sia chiusa con un abbraccio tra la Ferragni e i suoi legali, il panorama dell’influencer marketing è cambiato per sempre.

La Ferragni si dice pronta a “riprendersi la sua vita”. Resta da vedere se il suo pubblico, dopo due anni di “morte sociale” (come definita da alcuni commentatori), sarà pronto a riaccoglierla senza riserve o se il marchio di quel pandoro rosa rimarrà una macchia indelebile.

Argomenti:
chiara ferragni
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