Pintauro, tempio di sfogliatelle, riapre a Napoli: sarà ancora storia?

Sussulto nei cuori e nei palati dei napoletani d’antan: in via Toledo riapre la storica pasticceria Pintauro 1785. Era considerata il tempio della sfogliatella – ricci e frolla – prima che la storia seguisse una parabola ahimè discendente. Nell’ultima rilevazione con tanto di classifica sulle migliori sfogliatelle di Napoli e dintorni, Pintauro si classificò solo all’11° posto.
Un vero smacco per chi la frequentava ai tempi in cui la scritta dorata sul frontone del tempio si accingeva a sciogliere il dubbio eterno davanti al bancone: frolla o riccia? Se fossero esistiti i social negli anni ’70 – ’80 quando Pintauro aveva già accumulato un secolo di storia il motivo sarebbe stato almeno pari a con mollica o senza.

La nuova storia di Pintauro riparte a marzo, come avverte il comunicato dell’ufficio stampa, che ha riesumato una foto dei tempi del Covid. Da qui si entra da qui si esce.
La ritrovata voglia di sfogliatelle fa affidamento sulla nuova proprietà composta dall’imprenditore partenopeo Francesco Bernardo con trascorsi nel tessile e impegnato nel segmento immobiliare e dal socio pasticciere Davide Piterà. Restaurano – assicurano – rispettando la storicità del luogo. Per cui rivedremo nei 50 metri della bottega, affacciata su una delle strade napoletane a più alto tasso di passaggio umano, l’effigie della Madonna Addolorata, le storiche vetrine, l’antica lampada settecentesca e gli arredi in legno e marmo.
Va da sé che quel che preme a tutti i napoletani (e non solo) è addentare una sfogliatella che non sia il remix delle congelate che allignano ovunque. La continuità dovrebbe essere assicurata dagli storici collaboratori di Pintauro: il banconista degli anni ’80 Peppe Tomei e il pasticcere Giuseppe Scardinale.
La storia si può ripetere con il nuovo Pintauro?

Bisognerà vedere quale parte della storia gastronomica sarà conservata. E se ci sarà qualcuno che avvolgerà a mano le sfoglie di pasta cosparse di strutto. Pronte a formare i coni – i tappi – dal profilo seghettato e accogliere il ripieno di semolino, ricotta e canditi.
A leggere il comunicato, si apprende che Pintauro affiancherà “alle specialità storiche, nuove proposte. Il progetto prevede, infatti, l’attivazione di collaborazioni con chef, pasticcieri e rosticcieri di rilievo. Con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la cultura gastronomica napoletana in chiave contemporanea, rafforzandone il posizionamento nel panorama nazionale e internazionale”.
La leggenda della sfogliatella frolla che vuole che Pasquale Pintauro porti a Napoli nel 1818. “Trafugandola” dal ricettario delle monache di clausura del convento di Santa Rosa in Costiera Amalfitana. La sfogliatella diventa “virale”. E, una quarantina di anni dopo la sua comparsa, Pietro Carraturo della omonima pasticceria a Porta Capuana si inventa la versione frolla. Nata dall’esigenza di farla mangiare anche alle persone di provincia che avevano problemi di denti.
Una geniale operazione di marketing che ci ha portato all’eterno dubbio: riccia o frolla? Sarà in grado il nuovo Pintauro di crearci il dubbio tra storicità e chiave contemporanea? “Si fruscia Pintauro”, crede di essere un grande, è proverbio che pochi ricordano.
Pintauro. Via Toledo, 275, 80132 Napoli NA. Telefono: 348 778 1645




