Dimmi chi sei e ti dirò quale Nobile di Montepulciano scegliere. Qualche tempo fa ho conosciuto un giornalista enogastronomico che ha osato dirmi che i vini toscani sono tutti uguali. Alla base di questa convinzione c’era un dato molto semplice quanto ingannevole: la stragrande maggioranza del vino prodotto in Toscana è da uva Sangiovese. Ma il Sangiovese è un simpatico camaleonte in grado di mutare corpo e colore a seconda del terreno e delle condizioni in cui viene allevato. Se volete averne una riprova, cominciate a sondare un territorio piuttosto contenuto come quello che dà origine alla denominazione del Nobile di Montepulciano e ditemi se riuscite a trovare due bottiglie uguali. Partecipando all’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano 2019 ho selezionato cinque etichette per cinque personalità diverse.

1. Salcheto, per chi ama i vini naturali

http://www.salcheto.it

Non solo una moda, non solo un’esigenza, ma piuttosto una filosofia di vita: oggi i vini naturali sono sempre più ricercati, nel doppio senso di richiesti dal mercato e sofisticati nel gusto. Se appartenete a questa corrente di pensiero, il vostro Nobile di Montepulciano è Salcheto. Il Nobile 2016 vi stupirà per la pienezza al naso e alla bocca, i sentori di spezie dolci e frutta matura. La Riserva 2015 per l’acidità, il tannino e la carica aromatica, derivanti anche dalla tecnica del governo toscano, con doppia fermentazione. Il Salco 2015, cru di Salcheto ottenuto da 5 ettari di vigne con 26/27 anni sulle spalle, è un capolavoro di equilibrio. L’azienda ha recentemente prodotto una linea senza solfiti, chiamata Obvius, in onore a un processo il più naturale (e quindi ovvio) possibile. La fermentazione è spontanea, in ambiente riduttivo a causa dell’anidride carbonica prodotta, il vino non è filtrato, non fa legno e il tappo è a vite. Obvius in versione rosso è ottenuto da uve Sangiovese e ha bisogno di prendere un po’ d’aria prima di far emergere tutti i tipici aromi di frutta, il bianco da un blend di Trebbiano e Vermentino fa un piccolo passaggio in botte mantenendo una buona spina acida e una buona carica di frutta, il rosato da Sangiovese al 90% con piccole quantità di Merlot, Cabernet Franc, Petit Verdot e Canaiolo è divertente e croccante.

2. Poliziano, per chi sa aspettare

Poliziano vini

Ci sono bottiglie di Poliziano che hanno bisogno di essere lasciate in pace in cantina per oltre 8/10 anni prima di dare il meglio di sé. Un investimento che saprà essere ripagato per chi sa aspettare. Per fortuna ci sono anche bottiglie più pronte, come il Rosso di Montepulciano 2017, frutto di un’annata generosa che gli ha conferito una percentuale di alcol del 14,5% e un aroma di frutta matura, con una bella persistenza. Il Nobile 2016, ottenuto per l’80% da Prugnolo gentile (il clone di Sangiovese di Montepulciano) e per il restante 20% da uve Colorino e Canaiolo, arriva da vigneti compresi tra 280 e 350 metri sopra il livello del mare, è affinato in barrique e tonneaux, e conserva un’ottima freschezza, indice di una buona longevità. L’Asinone 2016, cru di Poliziano realizzato solo nelle annate migliori dai vigneti più alti e anziani, impiantati su un terreno tufaceo e argilloso, si accinge a replicare le performance dei suoi predecessori, sempre premiati dalle guide internazionali. Un po’ come il Nobile di Montepulciano Le Caggiole, 6mila bottiglie in tutto ottenute solo da Prugnolo gentile allevato su un terreno ricco di sabbia, dotato di una notevole eleganza. Un Nobile di Montepulciano in “stile Brunello”.

3. Palazzo Vecchio, per chi ama la bistecca

Palazzo Vecchio nobile montepulciano

C’è una domanda a cui ogni sommelier o aspirante tale prima o poi deve rispondere: che vino abbino alla bistecca alla fiorentina? Ecco, un’ottima risposta potrebbe essere il Nobile di Montepulciano Riserva 2012 dell’azienda Palazzo Vecchio. Diretto, concentrato, capace di creare un buco nello stomaco e aprire la strada alla carne, ripulire la bocca e riequilibrare la succulenza della bistecca alla fiorentina. Uno dei titolari di Palazzo Vecchio, Luca Sbernadori, sostiene di averlo testato con un gruppo di rugbisti a cena, riuscendo a far sparire qualche chilo di carne rossa in più rispetto alla “squadra avversaria” che pasteggiava con un vino più pastoso. Oltre alla Riserva, da provare Maestro 2015 (dal nome del canale che attraversa la Val di Chiana), Sangiovese all’80% con l’aggiunta di Canaiolo e Mammolo, cresciuti a 300 metri s.l.m su terreno argilloso e tufaceo, e il Terra Rossa 2013, più fresco e minerale.

4. Fattoria del Cerro, per chi ama andare sul sicuro

Fattoria del Cerro nobile montepulciano

Se non siete particolarmente amanti del rischio, quel che fa per voi è il Nobile di Montepulciano della Fattoria del Cerro. La vastità delle tenute, che danno origine a circa un milione e mezzo di bottiglie l’anno, garantisce una riuscita costante del prodotto. Il Nobile 2016 del Cerro ha del grande potenziale e una buona freschezza derivante dal terreno in cui predomina l’argilla gialla. La Riserva 2015 ha un colore più concentrato e un naso quasi opulento di frutta, spezie e legno, alla bocca è potente ma non aggressivo. Il Nobile di Montepulciano Antica Chiusina 2014, prodotto in sole 5mila bottiglie da un unico vigneto a circa 500 metri di altezza e dotato di un buono scheletro, è Prugnolo gentile in purezza e non teme un’annata che ha fatto tanto discutere. Il Rosso di Montepulciano che uscirà sul mercato in occasione di Vinitaly, invece, si lascia caratterizzare da un 10% di Syrah in aggiunta al Sangiovese. Altra novità in casa Fattoria del Cerro è lo spumante rosé da uve Sangiovese, in uscita sempre ad aprile.

5. Metinella, per chi vuole stupire

Metinella vino nobile montepulciano

Se invece amate sperimentare e volete stupire i vostri ospiti a cena, puntate su un’azienda come Metinella. Il Prugnolo gentile è vinificato anche in bianco e prende il nome di Ombra, richiamo al bicchierino di vino da aperitivo del nord Italia (il titolare è bresciano). Il Nobile è fresco, fruttato e speziato ed esce in una bottiglia dalla forma insolita, più compatta e maneggevole, pensata per agevolare la presa alle donne. L’azienda è giovane e usa un approccio innovativo a un marchio storico come quello del Nobile di Montepulciano: così ne ha prodotto anche uno “geolocalizzato”. Si chiama 142-4, dal numero della particella catastale, ed è la Riserva di Metinella. La stessa azienda produce anche un Cabernet (“Rossorosso”, 50% Franc e 50% Sauvignon) con un 10% di uve sottoposte ad appassimento.