Caravanserraglio a Enologica. Caffè, Montalcino e Dogliani

Giornata intensa a Enologica, neanche la nebbia ha fermato gli accessi numerosi e festanti. Tra fiumi di vino e montagne di salumi, tra una birra artigianale e una saraghina con un pezzetto di pane, si comincia con il caffè: Leonardo Lelli torrefattore artigiano di Bologna ci racconta il caffè.

Il gesto della tazzina mattutina è nel DNA degli italiani, un gesto che profuma di quotidianità e di casa, cosa c’è di più semplice? Ma in realtà non ne sappiamo molto, dalla storia ai differenti tipologie. Io quello che so è che il caffè di questo gentile ingegnere emiliano sono da sballo, soprattutto sono diventato dipendente da un caffé etiope non lavato, profumato e sferzante, che mi aiuta in queste giornate caotiche.

Poi parliamo di Dolcetto con Francesca Ciancio e il suo video su Dogliani. Alta Langa, panorami idilliaci e un vino contadino che cerca di emergere nel mondo enologico piemontese. Produttori in evidenza come i Poderi Enaudi, Abbona, San Fereolo e Chionetti ecc. Un vino che è una festa di frutto e immediatezza, ma anche capace di invecchiamenti affatto banali e un territorio che colpisce per la sua bellezza e che per la prima volta decide di promuoversi in maniera diversa e moderna.

Arriva Jonathan Nossiter insieme con Gian Vittorio Baldi, come dire un pezzo della storia del cinema italiano, con un giovane e celebrato regista. Si parla di vita, di cinema, ma soprattutto di vino. Mi colpisce la velocità e intelligenza di Baldi, che anni fa lascia tutto per venire a fare vino in Romagna, semplicemente perche “mi ero rotto di andare nei ristoranti e non trovare mai un vino dell’Emilia Romagna”. Meno le molte certezze di Nossiter… Il vino si nutre di dubbi e curiosità, meno di regole e metodo. Da quando il legno non è naturale?

Ora è il momento del sangiovese, mi sposto alle sale di degustazione, parliamo della più più nobile zona di questo vitigno: Montalcino. Degustazione di Montalcino, Brunello Altero di Poggio Antico. L’azienda più alta del territorio ilcinese. 32 ettari vitati su 200 di bosco, un esposizione che guarda il mare per vini che giocano la loro partita tra acidità e profumi. Cinque i millesimi Dino degustazione dall’anteprima del nervoso 2007 alla complessità fresca e aromatica di un 1990 dal passo agile di un maratoneta. Buonissimo! (ne parlemo meglio)

Si chiude con una storia di territorio e di amore. Roberto Ormetto e Daniele Minarelli, due osti contemporanei. Il primo alla Baita di Faenza è passato da essere un alimentari, ad un’enoteca e trattoria celebrata in tutta la Romagna. Il secondo dallo stellato dandy, ristorante creativo, alla tradizione rivisitata dell’osteria Bottega, un posto straordinario. La chiave della chiacchierata è nella frase di Daniele: “tutto torna e il cerchio si chiude nuovamente sulla tradizione”. Attenzione non conservazione, perché la tradizione non è chiusa ma dialettica, fatta di prodotti, profumi e gesti, ma attualizzati nel contemporaneo. Una grande lezione di vita e di cibo, da due diversamente giovani con l’energia e l’occhio da ventenni.



lunedì, 21 novembre 2011 | ore 12:00

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