Chi trova un amico trova un tes(oro) di pasta

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Le descrizioni degli amici e dei conoscenti della realtà gastronomica inglese, e in particolare londinese, sono sempre state piuttosto catastrofiche. All’opposto oleografico della pizza e mandolino ho sempre associato la pasta di grano tenerissimo e scottissima, possibilmente “lavorata” con pistole o marchingegni a vapore su tapis roulant e condita con l’immancabile marmellata o ketchup. Leggende urbane, ovvio, soprattutto dopo l’ottima riuscita dei fusilli all’ischitana della presentazione di scattidigusto.it all’Istituto Italiano di Cultura. “Sfido io, pasta preparata dalla squadra capitanata da Massimo Bottura!”, rintuzza Francesco. Certo, concordo, l’interprete grandissimo di una materia prima di qualità. Tra l’altro, uno dei grandi chef che hanno accordato la preferenza a una determinata produzione.

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A Roma piove come a Londra, o forse di più. Dopo una settimana trascorsa a fuggire dalle gelate e dalla neve che sulle Alpi Apuane mi ha confermato la bontà dello schema Giulia, il mio fido Duetto deve vedersela con i laghi che si formano tra l’Olimpico e Piazza Mancini. L’appuntamento è da Antonini, poco distante da Piazza Mazzini (ma sarà aperto?), che raggiungo con la classica visibilità di uno spider dotato di A/C (apri/cappotta) ovvero la nebbiolina da umidità che lascia il mondo esterno all’abitacolo all’interpretazione del momento. Fabiana, romana di Prati, è in trasferta natalizia da Londra dove è manager urbanista. Ha partecipato alla presentazione di scattidigusto.it e mi fornirà alcune indicazioni sulla Campania. Un patchwork, cultural-gastronomico.

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Ma è stata lei che mi ha fornito inconsapevolmente una delle migliori verifiche della qualità della pasta Verrigni. A Londra, in una giornata in cui la chiavetta del gestore mobile faceva capricci, mi ha messo a disposizione il banco di lavoro di casa sua, e relativa connessione Adsl, che divide con Matteo che di professione fa il filmaker. Così tra MacBook Pro, Hard Disk esterni e Cinema Display abbiamo consumato una mezza giornata di lavoro e di racconti. Per ricambiare l’ospitalità (e soprattutto perchè avevo bussato alla porta della loro casa ad Olympia sul fare dell’ora di pranzo), mi ero portato un paio di confezioni Limited Edition “London 9.12.2009” per rispettare il programma di allenamento.

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All’ora della campanella, spostando di un poco il groviglio mouse-alimentatori, è andata in scena la versione Londra del fusillo ischitano. Sul condimento non è il caso di dilungarsi (una “buattella” di pomodoro dal pedigree confuso e un barattolino di olive alla come viene). Ma sulla pasta non ci sono stati problemi. Sarà l’esperienza di 110 anni di attività, sarà la trafila in oro apprezzata tra gli altri da Massimiliano Alajmo (la nota di presentazione ve la allego così come è : “Da un esperimento mosso da semplice ricerca dell’innovazione che si è materializzato nella trafila in oro che il valente artigiano orafo Sandro Seccia ci ha aiutato a realizzare – spiega Gaetano Verrigni – abbiamo potuto verificare che spaghettoro e fusilloro presentano un aspetto ed una consistenza diversi rispetto alla pasta trafilata in bronzo. Le analisi ed i blind test effettuati presso un autorevole laboratorio italiano ci hanno confermato che ci sono delle diversità: maggiore capacità di legarsi al sugo per la pasta trafilata in oro rispetto al bronzo, maggior profumo, minore collosità. Il metallo nobile stressa meno l’impasto conferendo al prodotto finale una nuova ruvidezza, una sottile dolcezza e comunque una nota distintiva che, dopo averla assaggiata, non può restare indifferente al palato”), sarà il grano coltivato e raccolto nell’azienda agricola della moglie Francesca o i camerini mobili che permettono una essiccazione a bassa temperatura e a lunga durata (fino a tre giorni), fatto sta che i fusilli hanno un bell’aspetto tonico che la macchina fotografica, o meglio, la macchina fotografica manovrata da me, solo in parte riesce a restituire.

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Insomma, una conferma delle capacità seduttive di una materia prima che può contare su una selezione di grano fatto in casa dalla semina al raccolto e sull’utilizzo di antiche tecniche artigianali nobilitate dalla soluzione di una trafila in oro che sembrava un colpo ad effetto e invece si è rivelato un colpo di gusto. Da provare e riprovare anche “all’inglese”, con un semplice filo di olio di oliva extravergine.

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