Glass Hostaria. Bowerman centra di nuovo il bersaglio

Ristoranti

La scusa è ovviamente invitante. La nuova carta messa a punto da Cristina Bowerman al Glass Hostaria di Roma con qualche beta test. Un aggiornamento per uno dei miei ristoranti preferiti nella Capitale. Cristina mi disegna un percorso intervallato da quattro chiacchiere che riesco a scambiare con Fabio Spada nei rari momenti di un mercoledì sera da tutto esaurito. Il Glass è un incrociatore che si muove veloce tenendo il mare alla perfezione in un momento in cui le tendenze negative sono diventate come l’aria che respiriamo.

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E inizio con una panzanella con spuma di ricotta vaccina, semplice e molto gustosa. Mi piace e sono contento che l’apripista con uno dei miei prodotti preferiti sia alla tavola contemporanea di Trastevere per eccellenza. Ed eccolo il motivo per cui sono qui: spaghetti affumicati, caglio di latte di capra, friggitielli, peperoni rossi arrostiti, bottarga. Ecco lo spaghetto che mi intriga con un sapore deciso ma gentile allo stesso tempo. Doppio pollice in alto e la nota personale di un attimo di rappreso in più (ma cavoli, è sempre un beta test!).

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Vado a nozze con il sapore piccante della ‘nduja di Caterina Malerba da Tropea con la pizza sfornata da Cristina secondo le indicazioni di Marco Lungo. Gustosa senza compromessi anche grazie alla pizza casalinga. E qui mi sovviene che il ragionamento “rosticceria” la direbbe lunga per la pausa pranzo sempre fast, ma almeno un po’ good-godo nel panorama desolante del tutto pronto tutto crema (e sì che a volte faccio deviazioni per diventare come i salgariani navigatori dell’immaginario Canale della Meloria e approdare sulle rassicuranti spiagge del bocciano Pizzarium). Dalla carta mi arriva la tartare di filetto di manzo con arancia e salsa al wasabi. Un classico che amo molto al pari della cappasanta in crosta di pistacchi di Bronte e pancetta fresca che Cristina aveva inventato qualche anno fa. Mi arrischio in un “usuale”, ovviamente per l’ambiente Glass. Girato l’angolo è l’equivalente di farsi comprendere sulla torre di Babele.

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Mi colpiscono di più i ravioli di piselli liquidi, frutti di mare (cappasanta, gambero, cozza) annegati in una schiuma marina con una foglia che prendo per decorativa. Fabio in transito mi indica di mangiarla e, cavoli, sa di ostrica per i fatti suoi. Bello il gioco e un plauso incondizionato a Cristina che è la regina dei ripieni di pasta fresca. Praticamente impossibile che non ingarri al primo colpo la consistenza più adatta. Roba da media di martellatore da 3 punti sul campo da basket dei Los Angeles Lakers.

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Il piatto mi manda in panne perché fino a quel momento avevo eletto dominus della serata lo spaghetto affumicato al latte di capra. E invece cado nel dubbio. E dubbioso resto perché mi arriva il Tataki di manzo, cipolla rossa, guacamole, peperoni con un caprino in crosta di pane. Cristina opera con la grande attenzione che sa riporre nelle preparazioni di carne e va a compilare un pezzo di ottima esecuzione con l’accompagnamento giocato tra l’esotico e il nostrano. Anche qui consistenza da applauso.

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Alzo bandiera bianca visto che abbiamo sforato oltre il motivo dello spaghetto affumicato. Ma non riesco a resistere a scucchiaiarmi una mezza boule di cioccolato bianco e soprattutto cedo il passo a un soufflé di castagne che buco per far scorrere il cioccolato fondente.

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“Che te ne pare?” Mi pare che questi piatti siano coccole soprattutto per i clienti abituali del Glass Hostaria che non avranno mai timore di sbadigliare di noia per una carta che non si rinnova o al contrario essere agitati per un menu che diventa irriconoscibile e smette di farti sentire a casa tua. Per tutti gli altri? Che aspettate, ancora non siete andati al Glass Hostaria?

Di Vincenzo Pagano

Fulminato sulla strada dei ristoranti, delle pizze, dei gelati, degli hamburger, apre Scatti di Gusto e da allora non ha mai smesso di curiosare tra cucine, forni e tavole.