I nuovi mercatini | Prezzi, qualità, ambiente

Tempo di lettura: 5 minuti

Per gli amanti della filiera corta, gli appassionati del biologico, i fan del chilometro zero o i palati sensibili all’avvicendarsi delle stagioni gli appuntamenti con lo shopping non mancano davvero. La Penisola è tutto un fiorire di mercatini dove il produttore incontra il consumatore senza l’impaccio del grossista, del magazziniere o del trasportatore. Apparentemente niente di nuovo. Il mercato di quartiere c’è sempre stato. Ai banchi del contadino le massaie di città hanno cercato, da che mondo è mondo, prezzi convenienti, freschezza e qualche chiacchiera mattutina. Ma ora c’è di più. L’atto antico del comprare e del vendere si tinge di nuovo perché nel passaggio di mano in mano della merce, che sia un cesto di lattuga, una busta di agrumi o un taglio di carne, il produttore annette, e il consumatore cerca, un valore aggiunto. Economico, ecologico, gustativo e qualche volta persino politico. Perché nell’era dello shopping consapevole la massaia (o il massaio) compie ormai scelte da consumatore attivo quando decide di lasciare alla cassa la busta di plastica, di boicottare merendine e finte torte, di dare una mano al commercio dei paesi poveri, di dire no agli OGM, di protestare contro il ricarico della filiera lunga, di ribellarsi contro i pesticidi. O magari di andarsi a prendere frutta e verdura direttamente sul campo, associandosi ad un bel Gruppo di Acquisto Solidale.

Michelle+Obama+Visits+New+Farmers+Market+Washington+zimbio-com

All’estero comprare alternativo è una moda tempo. Negli Stati Uniti i farmers market, i mercati dove il produttore incontra il compratore, hanno raggiunto già quota 4.385 e sotto la spinta verde della coppia presidenziale c’è da scommettere che cresceranno ancora. Uno di questi lo ha voluto proprio Michelle Obama, su sollecitazione dello chef di famiglia, a due passi dalla Casa Bianca.

farmersmarkets.swg.it_mercati

Che anche i nostri connazionali siano sensibili a modalità di acquisto alternativo lo confermano dati diffusi da Coldiretti secondo i quali due italiani su tre hanno acquistato almeno una volta direttamente dal produttore agricolo (in azienda o dal contadino al mercato) mentre tra cantine, frantoi e fattorie sono più di 63 mila le imprese agricole dove è possibile comprare direttamente. Il calendario degli appuntamenti con la filiera corta è piuttosto ricco. I più numerosi sono i farmers market di Campagna Amica della Coldiretti. 550 punti di raccordo di produttori nel 2009 (erano poco più di cento nel 2008) sparsi in tutt’Italia per un totale di 13,5 milioni di cittadini coinvolti (primi in classifica i  Lombardi) e un incremento del valore delle vendite dell’11%, in controtendenza rispetto a negozi e ipermercati. Un successo che gli stessi frequentatori giustificano con la maggiore genuinità dei prodotti (il 71% degli intervistati), con il risparmio (40%) e con il gusto (26%). Su risparmio e freschezza Coldiretti non ha dubbi. L’abbattimento dei costi comprando in un farmers market può raggiungere il 30% e i prodotti ortofrutticoli acquistati direttamente dal contadino (spesso raccolti il giorno stesso) durano una settimana in più rispetto a quelli acquistato in un supermercato. La mappa dei farmers market di Campagna Amica è particolarmente fitta in Piemonte (82) e in Lombardia (80), dove ha aperto i battenti ad aprile il primo mercato chiuso a Milano, nel Mercato Agrario di Via Ripamonti ma comincia a diradarsi nel Centro Italia (33 nel Lazio) e al Sud (38 in Campania, 21 in Sicilia, 7 in Calabria). Nella capitale, oltre all’affollatissimo mercato del Circo Massimo, Campagna Amica organizza, presso il Parco Pensile dell’Auditorium, quattro domeniche all’insegna dello shopping biologico e a chilometro 0 (apertura alle 10,30 del mattino). L’iniziativa, avviata a marzo, proseguirà la sua attività domenica 16 maggio, il 6 e il 13 giugno per concludersi il 19 settembre.

mercati-della-terra-tel-aviv

Meno numerosi i Mercati della Terra di Slow Food, ma con il valore aggiunto dei prodotti provenienti dai suoi presidi, prodotti rari, di eccellente qualità e a rischio di estinzione. Undici in tutto sono i Mercati della Terra, compresi quelli di Tel Aviv, Beirut, Saida e Bucarest (in Italia Alba, Bologna, Cairo Montenotte, Milano, Montevarchi, San Daniele del Friuli e San Miniato). Veri e propri paradisi per golosi e ristoratori in cerca di idee. La formula è sempre la stessa: prezzi contenuti, prodotti locali, di stagione e ecologicamente sostenibili e filiera corta più qualche presidio, anche di paesi lontani. Come i datteri dell’oasi di Siwa o il caffè delle terre alte di Huehuetenango, acquistabili al Mercato della Terra di Milano. O il raveggiolo, in vendita al Mercato della Terra di Bologna. Per chi è alla ricerca di prelibatezze esotiche, la destinazione sono i mercati esteri di Slow Food. Come il Mercato della Terra di Beirut dove si può acquistare, oltre a frutta, verdure e conserve, la manhoushe, la focaccia tradizionale libanese. O l’Akr-Bursa Marfurilor di Bucarest, il palazzo restaurato della vecchia Borsa rumena dove sono in vendita le Confetture dei Villaggi Sassoni e il prelibatissimo formaggio rumeno Branza de Burduf.

terra-terra

Scontrino etico, equonomia, centri sociali, semi OGM terminator, sovranità alimentre dei popoli: a parlare il politichese al mercato sono i produttori di terra TERRA, un’associazione di contadini, artigiani e piccole aziende che nei mercati di Casal de’ Pazzi, San Paolo, Centocelle, Casalbertone e Quadraro, a Roma, vendono quello che resta dell’autoconsumo. Nei mercatini terra TERRA i prodotti sono biologici (ma senza certificazione), depurati di ogni forma di “violazione dei diritti umani”, la trasparenza è assicurata da schede di autocertificazione e dalla pratica, per gli associati, di visitare periodicamente gli altri produttori, l’igiene è un problema di responsabilità individuale, le indicazioni sul prezzo contengono anche le voci aggiuntive al prezzo sorgente, le borse della spesa usa e getta sono bandite. “Un mercato senza mercanti” dove affluiscono i prodotti di tanti ex cittadini convertiti alla campagna, convinti che “dal ventre del gigantismo industriale sia nato un lento esodo verso la campagna”, e che “la terra non è un supermercato, il cibo non è una merce” e il profitto è una parola imbarazzante. Proprio come nei mercati dell’associazione Campi Aperti, a Bologna.

Assaggiare per credere.

FieraAutoproduzioni2010

Foto di Michelle Obama: Win McNamee/Getty Images North America

20 Commenti

  1. Come frequentatore e partecipante ai mercatini della Capitale da anni ,ad onor del vero devo dire che i Centri sociali come Terra Terra sono stati i primi a favorire l’ incontro tra produzione e Consumo , poi la coldiretti forte del suo potere politico e mediatico , sta cercando di monopolizzare la scena dei farmer’s market capitolini , tutti rigorosamente addobbati con molto giallo ! 🙂
    ma tant’e’ ! l’obbiettivo condiviso da tutti e’ quello di favorire l’ incontro tra produzione agricola del territorio bio e convenzionale e consumo romano , con , possibilmente, un giusto rapporto tra qualita’ e prezzo .
    Da ricordare che in tutta Italia il fenomeno dei Gas sta avendo un successo sempre + crescente 🙂

  2. ha risposto a Biola’: Egregio Giuseppe, è evidente che molte situazioni sono di “compromesso”. Il dito nella piaga è proprio quello: il potere politico di associazioni che perdono di vista il loro obiettivo perché devono trattare e mediare per i loro iscritti. Per ottenere maggiore visibilità senza poi spiegare perché al contadino viene corrisposto una miseria al quintale e nella GDO o a una piattaforma il prezzo sale di non si sa più quanto.
    La filiera corta, che qualcuno accusa di essere il grimaldello per chiuderci in un nuovo medioevo autarchico (come se tutti i giorni uno dovesse consumare papaya…), sta diventando un nuovo slogan buono per far sedere al tavolo delle contrattazioni qualche nuovo attore. Mi sa che il prossimo diventa Slow Food che vorrà, immagino, prendere le posizioni del fu partito di Pecoraro Scanio. Altrimenti come si spiega questa necessità di presidiare il territorio (e non i presidi) con 650 delegati a fronte di 300 condotte? Burdese dice “siamo più di 600 ma siamo solo il 30% della dirigenza diffusa della nostra Associazione”. Cioè circa 2.000 dirigenti? Quasi 7 dirigenti per condotta? E continua: “Ecco, è questa, secondo me, la sfida principale dei prossimi 4 anni: ogni nostra Condotta deve imporsi all’interno del proprio territorio come un forte soggetto politico, visibile, attivo, in grado di fare rete con gli altri soggetti presenti sul territorio. Un soggetto che attraverso il proprio impegno afferma e difende quelli che abbiamo individuato come i nostri pilastri: il diritto al piacere; il sostegno a pratiche di scala locale; la biodiversità; la sovranità alimentare per tutti; la lotta agli sprechi; la difesa del paesaggio, del suolo e del territorio; la valorizzazione della memoria locale; l’educazione”.
    Le chiamano “Le conseguenze del piacere”. A me sembrano le premesse per governare qualcosa. O forse sono io che avevo l’idea romantica dei guardiani senza macchia e senza paura dei giacimenti. Intanto qualcuno fa notare che spesso si approvano semplicemente decisioni piovute dall’alto. Ma saranno i bastian contrari, visto che il documento è stato approvato con 605 voti favorevoli e 1 contrario. Maggioranza bulgara. Da kolchoz insomma….

  3. Gentile Vincenzo ,
    visto dalla mia prospettiva di produttore primario , filiera corta rappresenta una aspettativa di sopravvivenza per la propria azienda in questo attuale filiera in cui la gdo ha preso prepotentemente il sopravvento .

    E’ una soluzione per tutti i produttori ?
    non credo , ma vista l’abbondanza di prodotti di nicchia in Italia , potrebbe esserlo per molti .

    Che poi coldiretti, SF o qualcun’altra delle innumerevoli associazioni , enti, sindacati , congregazione o accolita del panorama agricolo cavalchi o sponsorizzi nel bene e nel male questa tendenza , lo trovo inevitabile !
    Spero solo che SF , nel tempo , non si comportera’ peggio di altri ….

  4. ha risposto a Biola’: Scusa Giuseppe (passo al tu, proprio non riesco ad usare infiniti e terze persone sul web), la tua precedente osservazione sulla forza di Coldiretti mi ha spinto verso la riflessione su SF. Sia chiaro, non è che un soggetto grande e capace di trattare sia un male. Il problema è quando si mira ad un obiettivo in maniera non chiara o diretta. Tutto qui. Se SF vuole trasformarsi in un “partito verde” non mi sembra ci sia nulla di male. Basta saperlo.

    E vengo alle logiche di distribuzione che sono il tema che più mi sembra importante. Roma gravita sulla piattaforma del Car di Guidonia. La Gdo ha spostato tutto l’ago della bilancia sul segmento finale del percorso campo-tavola. Per cui le redditività si creano fuori dal campo e giustamente tu dici se accorciamo la filiera il produttore diretto può guadagnare qualcosa di più e il consumatore risparmiare qualcosa. Per far diventare “l’aspettativa di sopravvivenza” una realtà di mercato occorre stabilire il punto di equilibrio tra questa nuova domanda (sensibile alla qualità e al rapporto con il fornitore sia se parliamo di massaie che di ristoratori) con la vecchia offerta (passami il vecchio considerato che qualche produttore anche in tempi non di moda evitava di avvelenare tutto quel che coltivava o allevava…). Non possiamo pensare che tutti (o molti) abitanti di Roma si mettano in movimento per raggiungere il proprio produttore di fiducia (solo in termini di traffico e di impatto ambientale sarebbe terrificante) nè rientrare in una logica da piattaforma unica poichè si passerebbe da un monopolio all’altro. E’ su questi punti che in città grandi si giocherà la partita che per ora funziona quasi esclusivamente sulla leva prezzo ed è condotta dalla Gdo. Occorre passare da un potere di acquisto, che non è quello dei consumatori ma dei buyer, ad un potere di vendita che tenga conto delle realtà locali. E preveda nuovi modelli di distribuzione che consentano il risparmio sull’attività distributiva.

    Ma non si tratta di fare guerre. Pensa se la Gdo fosse alleata in un’operazione del genere: il processo sarebbe più veloce di quello che prende in considerazione l’arretramento dei supermercati su posizioni di difesa per piegare l’onda a proprio favore (tanto per dirla in breve, l’effetto biologico sugli scaffali).

    Soluzioni che dovrebbero andare oltre quello che abbiamo visto. GAS “espansi” come micropiattaforme localizzate in un territorio, servizio a domicilio sulla base degli orari, porta a porta “allargato” (banchetto interno a ministeri, enti di grandi dimensioni).

  5. La tua analisi e’ assolutamente rispondente , per quello che ho potuto vedere in questa esperienza di 5 anni di vendita diretta .

    Roma e’ una citta’ in cui raggiungere direttamente il Consumatore Finale e’ difficile per molti motivi , logistica, traffico , territorio, concorrenza commerciale , politica etc etc

    Tralascio la gdo perche’ non la reputo una via percorribile , anche se potrebbe esserlo.

    Gas evoluti ( uno ) e strutture ad hoc che consegnano a domicilio ( due ) stanno venendo fuori , anche con contatti in grosse strutture , i problemi sono organizzativi e relativi costi .
    Il rischio e’ di ricadere nell’allungamento anomalo della filiera con un prezzo finale esagerato e fare un porta a porta , dopotutto , non e’ poi cosi’ banale ed ha sicuramente i suoi costi 😉
    Altro fattore non secondario e’ che le produzioni ci sono ma non sono illimitate , anzi chi produce non in filiera corta e’ sempre piu’ invogliato a smettere per vari problemi .
    Sicuramente e’ un ‘settore’ in piena evoluzione e partecipare a qualcosa in movimento di questi tempi non e’ poco ! 🙂

  6. ha risposto a FrancescA:
    Sono in aumento , anche perche’ l’alternativa e’ chiudere …
    Il problema non e’ tecnicamente trasformare o preparare per la vendita il prodotto ma e’ quello di trovare il giusto canale per venderlo

  7. Siamo a questo punto? La redditività del campo per il contadino si è fatta così bassa? Ed è la stessa ragione per cui anche all’estero la filiera corta sta avendo così tanto successo?

  8. ha risposto a FrancescA:
    inoltre filiera corta per il consumo ha il valore aggiunto della tracciabilita’ , riesce a vedere in faccia chi produce e sapere da dove viene il cibo che consuma oltre ad un giusto rapporto prezzo qualita’ .

  9. ha risposto a Biola’: Questo io lo associo a un disvalore. Mi spiego, non è che per essere sicuro della tracciabilità devo avere una filiera corta. Se questa diventa la regola, lascio spazio teorico (!) a contraffazioni e frodi di vario genere. Nè d’altra parte la filiera corta diventa sintomo di qualità. Vogliamo vedere quanta della verdura “del contadino” che finisce anche nei mercatini nobili è coltivata sui bordi del Tevere urbano o quasi-urbano che non è proprio il posto migliore di Roma dove andare a coltivare?

    E, secondo me, diventa un errore lanciare il messaggio che guardando in faccia qualcuno sei sicuro di quello che ti vende. Perchè non sempre è così e bisogna tenerne conto.

  10. ha risposto a Vincenzo Pagano:
    Mi spiego meglio :
    con la VD si e’ riacquistato un rapporto sociale tra produttore e consumatore , attraverso la conoscenza reciproca si e’ ristabilito un legame e ti posso assicurare che e’ un aspetto estremamente gratificante da ambedue le parti

    P.e. i gas spesso visitano le aziende da cui acquistano per vedere e capire la situazione produttiva del fornitore , poi le frodi e gli inganni sono ovunque e i controlli anche specie se si da fastidio ( commercialmente ) a qualche lobby che di potere economico ne ha !

  11. ha risposto a Biola’: Perfettamente d’accordo sul punto del rapporto sociale. Solo che come ragionavamo, per poter prevedere una catena distributiva locale (micropiattaforma, porta a porta) che sommi i piccoli produttori in una filiera corta devi fidarti anche di quelli cui non hai stretto la mano. L’equilibrio tra il “punto a punto” e un orizzonte stellare (ad esempio una catena che metta insieme verdura+carne+latte+formaggi) di specializzazione mi sembrerebbe da indagare per i “venditori diretti”.

  12. ha risposto a Vincenzo Pagano:
    e’ la struttura che organizza la distribuzione che si fa carico della conoscenza dei produttori e della loro qualita’ , magari organizzando anche incontri tra consumatori e produttori , esiste un distacco enorme tra produzione e consumo che va recuperato anche passando attraverso l’ educazione alimentare e non dei bambini ,
    ma e’ tutto in evoluzione e pionieristico e sopratutto i numeri ed il prezzo li fa sempre la gdo !

  13. ha risposto a Biola’: A proposito di trasformazioni, metto qui un link a un’applicazione iPhone della Square che serve per pagare con la carta di credito strisciandola in un lettore collegato al telefonino attraverso la presa per le cuffie.

    Guardando una cosa del genere io penso a una vendita diretta ambulante con un’idea nuova. Un ambulante del XXI secolo lo immagino che gira con un mezzo elettrico, con un display su cui vedo le lavorazioni, il suo campo, il suo allevamento. Che ha uno spazio messo a disposizione dall’ente locale che lo ha attrezzato per consentirgli di ricaricare il suo mezzo elettrico. Uno spazio che diventa la nuova piazzetta del quartiere. Dove acquistare i prodotti della vicina campagna….

  14. ha risposto a Biola’: Visto che ci fai con un celluilare? 2 anni fa ci telefonavi e scattavi le foto per mandare gli mms….

    Il Municipio non ha la for5za che uno potrebbe ascrivergli perchè non c’è un reale decentramento. Quindi hanno fondi per qualche manifestazione e l’assistenza. Ma sull’aspetto Commercio penso sia possibile intavolare discorsi. Ovvio che non si può essere uno solo.

  15. ha risposto a Vincenzo Pagano:
    Concorrenza commerciale e crisi , e’ solo questo quello che serpeggia tra i mercati rionali e i pochi esercizi non fagocitati dalla gdo,
    oltretutto il municipio e’ votato dai residenti e non certo dal produttore agricolo di Fiumicino , per cui buoni propositi ma scarsissimi fatti .
    In un quartiere di Roma dove andiamo da 3 anni 2 volte a settimana con un altro produttore ( verdura e frutta ) , anche con forti pressioni di 2 Gas di zona , che votano , non siamo ancora riusciti ad avere uno straccio di suolo pubblico nonostante le assicurazioni del presidente e consiglieri del municipio ,

    guarda che se racconto tutte le peripezie del contadin itinerante esce fuori un libro ! 😉

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui