Birra artigianale? Roma è in testa

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ritratto1-mazzolaDottore in chimica specializzato in tecnologie alimentari a Parma, Paolo Mazzola è un tecnico dell’industria birraria che lavora dal 1993 in Peroni, prima come responsabile del confezionamento ed oggi come responsabile di un progetto di WCM (world class manufacturing). Al di là della sua attività, il legame di Paolo Mazzola con le degustazioni di birre artigianali nasce dal rapporto con Slow Food. Fino al 2004 ha svolo tutti i corsi master of food relativi alla birra in Campania, Puglia e Molise, insieme ad importanti eventi di rilievo nazionale, come la conduzione di laboratori a Slow Food Agricolura a Napoli, e al Mercatino del Gusto in Puglia. L’altra sua grande passione è il vino.

Il 2009 è stato proprio un anno difficile, anche per il consumo degli alcolici, ed è continuata la oramai inarrestabile corsa verso il basso dei consumi procapite di vino, siamo a 39 l , quota impensabile qualche anno fa, specie se pensiamo che partivamo dai 120 l degli anni 60. Perde ovviamente di più il vino di non qualità, ma tutto il settore non se la passa bene, e la quantità destinata all’esportazione lenisce solo parzialmente la diminuzione sensibile del mercato nazionale.

Anche per la birra industriale il verdetto 2009 è infausto, consumo procapite sceso a 28 l, quindi in 3 anni, dal 2007 con olre 31 l procapite, il consumo è sceso del 9%.Siamo ritornati quindi ad inizio del 2000 quando si consumavano 28,1 litri procapite.

AnnoConsumo procapite (l/persona)
199927,1
200028,1
200128,9
200228,2
200330,1
200429,6
200529,9
200630,3
200731,1
200829,4
200928,0

La situazione dei primi mesi del 2010 mostra un lieve recupero intorno all’1,5% ( 28,5 l. procapite) ma c’è il dubbio che l’incremento, modesto, sia dovuto alla ricostituzione delle scorte. Quali le cause di questo tracollo?

Innanzitutto una diminuzione generalizzata del consumo di alcool, per lo stile più salutista della nostra società, siamo infatti a 6 l. di alcool puro procapite, poi senz’alro la crisi e il taglio su beni percepiti ancora come voluttuari. Non ulima causa del malessere di questo settore industriale, il peso fiscale che grava sul prezzo di vendita, l’accisa (la media è 28,2 Euro/hl.), per quasi un terzo dei costi di vendita.

Se si analizzano i dati europei, si nota che c’è una diminuzione di consumi generalizzata, ala in paesi come l’UK che perde più del 10% passando a 75,5 l. procapite, o Irlanda, più contenuta in Germania ed Austria. Anche i paesi dell’est Europa sembrano ormai saturi, ed inizia a scemare la corsa all’Est delle multinazionali
Nella tabella che segue, vi sono alcuni dati su Polonia e Romania, ma anche in Russia, Ungheria, Bulgaria la situazione è simile, magari esiste ancora qualche margine in Ucraina, e qualche paese dell’ex URSS, ma le prospettive per l’industria non sono più quelle di un lustro fa, quando tutte investivano all’Est per accaparrarsi un mercato in forte espansione.

Consumo birra Paesi Europa dell'Est200220082009
(consumo l/procapite)
Romania - Rumania (RO)53,093,0103,0
Polonia - Poland (PL) 70,793,085,0

baladin-teo-musso

Molto diversa la situazione dei micro birrifici artigiani, oramai più di 300, con una produzione, per il 2009, intorno ai 140.000 hl., che rappresenta circa l’1% della birra prodotta e venduta (1,1 % circa prodotta e 0,9% venduta). Molti sono brewpub, e quindi producono spesso principalmente per sé, altri invece producono esclusivamente per il mercato. Molto spostata verso il Nord la produzione, con Piemonte e Lombardia a farla da padrone, ma anche Veneto, Liguria, Emilia e Friuli con presenze importanti. 43 i birrifici piemontesi con lo storico Baladin di Piozzo e Beba fra gli antesignani, poi Grado Plato, Montegioco, Troll, Pausa Caffè, Pasturana, CitaBiunda, Croce di Malo, e tanti altri.

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Si va, per nascita, dal 1995 di Beba al 2008 di Croce di Malto in un flusso di crescita di birrifici ininterrotto. 50 i birrifici lombardi, Birrificio Italiano, uno degli antesignani del 1996, Orso Verde, BiDU, Lambrate, Babb, Birrificio di Como, Doppio Malto, Lodigiano e tanti altri. 25 in Veneto, con 32 via dei Birrai e Barchessa di villa Pola. Cittavecchia e Sauris fra i 17 birrifici friulani, Maltus Faber, Scarampola e Busalla fra i 14 liguri, Birrificio del Ducato, Toccalmatto, Vecchia orsa, White dog e Torrechiara fra i 27 emiliani. In Italia centrale, nuclei importanti in Toscana, Olmaia, Bruton, Amiata, Mosto dolce, Abruzzo con Almond 22, Maiella e Opperbacco e Lazio, che merita un discorso a parte.

birra-del-borgo-etichette

Molti birrifici storici si trovano infatti nel Lazio, anzi a Roma o nella provincia più legata alla città, probabilmente perché la città è un mercato fenomenale per prodotti innovativi e di qualità elevata, parlo di Turbacci a Mentana, nato nel 1995, di Stazione Birra nata nel 1998 e Atlas Coelestis nato nel 2001. Oggi nel Lazio risiede uno dei primissimi birrifici italiani, Birra del Borgo, e altri come BOA e Turan si sono sviluppati successivamente. Anche come luoghi di consumo la città è all’avanguardia, con via Benedetta a Trastevere, ribattezzata via delle birra, per la presenza di bir&fud e del Ma che siete venuti a fa; ancora 4&20, Mastro Titta, Open Baladin sono altri famosi locali della città, per non dimenticare i beershop, come Off license e Domus birrae e i tanti altri che stanno nascendo.

Pochi invece i birrifici di successo al Sud. La Guida alle birre d’Italia di Slow Food del 2011, ha premiato con 5 stelle solo Malto Vivo di Ponte (BN) fra i 15 micro campani, fra i quali vanno ricordati Il Chiostro, Karma, St. John’s e Aeffe. Infine in Puglia presenze importanti come B94, Birranova e Svevo. In Sardegna bisogna segnalare Barley.

In un mondo come quello birrario dove le mulinazionali hanno imposto un profilo di prodotto, quello della birra lager, fresca, dissetante e beverina, la nascita di questo fenomeno ha rimescolato le carte in tavola.
La produzione italiana ha alcune caratteristiche peculiari, si è rivolta a locali/pub specializzati, alla ristorazione, ma non è penetrata nella grande distribuzione, pizzerie, bar, sia per i prezzi elevati, tipici di produzioni molto frammentate e con costi fissi alti, sia per un difetto di distribuzione organizzata, sia per problematiche legate ad una certa standardizzazione della qualità…ma questa è già un’altra storia, un altro articolo.

4 Commenti

  1. Nulla da dire sull’ articolo, pensare che la nostra posizione di consumatori di alcol, e nella fattispecie di birra, la dobbiamo ai sardi, che sono il popolo regionale più alcolizzato, noi siamo a circa 30 lt all’ anno procapite, io 30 lt me li bevo in 2 mesi circa, giorno più giorno meno….
    Siamo degli homebrewers di livello medio alto, rispettando una regola del bon ton che dice di non parlare di persone se non hai nulla di bello da dirne (e uno ce l’ ho vicino casa….), citerò alcuni birrifici che conosco e che a me piacciono.
    Tra quelli che conosco sicuramente Birra del Borgo ormai è un istituzione, Leonardo non ne sbaglia una, a proposito, devo mettere in frigo la bottiglia di genziana…. fatto!
    Poi ci spostiamo nettamente al nord dove troviamo Bi-Du, tra le sue nomino la artigianAle e la Saltinmalto, la sua Gose (birra al sale) che a mio avviso pecca solo per la speziatura al coriandolo che è un po’ troppo leggera, ma che comunque merita!
    Altro è il birrificio Rurale che con la sua APA terzo miglio ha fatto un piccolo capolavoro, personalmente sul genere la ritengo la migliore.
    E poi chiudo col mio preferito, Lariano. la sua Miloud è una bitter che forse neanche gli inglesi farebbero così buona, poi spillata alla pompa è una vera goduria bere. E chiudo col suo capolavoro, la breva, la weiss artigianale più buona mai assaggiata. Le weiss artigianali sono un arma a doppio taglio, è un po’ come la crema al mascarpone per il tiramisù, basta un attimo e impazzisce; così le weiss fatte in casa ci mettono niente a spuntare di citrico, fino ad arrivare a odori e sapori che sconsiglio anche al mio peggior nemico. Qui invece abbiamo un frullato di banana ad alta fermentazione. Emanuele è proprio un genio!
    All’ I.B.F. (Italia beer festival, ndr) ci fece assaggiare (ero in buona compagnia, Giorgione del Mastro Titta e Stefano Frasca del Birrifugio di Ostia dove si possono trovare SOLO birre di qualità, acide comprese….) un suo esperimento basato su tipologia belga rifermentata in bottiglia, un capolavoro, spero che la produca a breve!
    Non sono un intenditore, sono solo uno a cui piacciono alcune tipologie di birre, gradisco quelle beverine, a prescindere dalla gradazione, direi più quelle maltate che quelle luppolate.

  2. La prossima settimana parleremo di Luigi Serpe e di MaltoVivo. Spesso parliamo delle birre, ma delle storie, dei retroscena no……

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