Se Marchesi va su iPad, i ristoratori pagheranno le guide per i lettori?

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… E casomai diventiamo tutti sommelier senza sapere un accidenti di vino. Detta così, sembrerebbe senza senso. Ma voi ve lo sareste immaginato il Marchesino che sostituisce una carta che ti da il gusto di sfogliare e trasmette calore al polpastrello con il freddo contatto di uno schermo touch? No? E invece signore e signori si cambia. Mi pongo la fatidica domanda: La tecnologia migliora la tavola? Potrebbe essere. Sono qui davanti ai miei iPad/iPhone con due programmi e una notizia che dovrebbero aiutarmi a rispondere.

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L’innovazione non ha età. Gualtiero Marchesi si è convertito all’elettronica dopo aver passato gli ottanta anni ed aver ricevuto in regalo una mostra. Al Marchesino il menu si sceglie sull’iPad. E per rendere ancora più reale la scelta sono state inserite le foto dei piatti in modo da poter comporre il menu scorrendo la lista degli antipasti, della pasta e del riso, del pesce, delle carni e dei dolci fino ai singoli piatti descritti in italiano e in inglese. Una realtà “aumentata” e migliorata con la possibilità di impostare eventuali allergie e intolleranze per conoscere la lista dei piatti realizzabili con gli ingredienti appropriati.

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Guida a pagamento per i ristoratori. Guk Kim insieme ad alcuni amici aveva trascorso una giornata sulle piste da sci del Trentino e stava cercando un ristorante. Non conoscendo la zona, pensa di affidarsi al servizio delle Pagine Gialle. Dopo 6 euro pagati per il servizio e 5 km di strada, scopre che il ristorante segnalato era chiuso. Nasce così a gennaio l’idea di Cibando, un’applicazione per i device di casa Apple che è una road map della tavola con la possibilità di disegnare in punta di dito l’area in cui si cerca un locale. Si interagisce come in molte applicazioni destinate alla mela morsicata aggiungendo le coordinate alla rubrica telefonica o calcolando il percorso. Non è una guida critica, anzi i ristoratori pagano (40€ al mese, ora 29 in offerta per la funzione Premium che permette di aggiungere foto illimitate, menu e aggiornamenti illimitati – insomma come le Pagine Gialle) l’inserimento del proprio locale e difatti i commenti degli utenti che scaricano dall’App Store questa applicazione gratuita riguardano il database ancora troppo povero. I lettori possono anche premere l’iconcina del cuore per segnalare il gradimento agli altri utilizzatori. Democratica o autorevole si capirà in seguito. Ma che sia questo il futuro delle Guide? Farsi pagare dai ristoratori l’inserimento e mandare gli ispettori solo in quelle? Ovviamente prevedendo una rigida separazione delle carriere tra agenti pubblicitari e critici. Difficile da immaginare un Enzo Vizzari che prende ordini dal responsabile della pubblicità, ma ormai il web 2.0 ci ha insegnato che tutto è possibile. Intanto la Mobatar del giovane Guk dichiara che in 3 giorni sono stati eseguiti 10.000 download della versione 2.1 lanciata a fine agosto.

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Conoscere il vino 2.0. Essere un vero intenditore di vino non è un gioco da ragazzi. Ma basta possedere uno smartphone, collegarsi al sito e scaricare l’applicazione necessaria a leggere un codice a barre applicato al collo della bottiglia. Avvicinando l’apparecchio telefonico alla targhetta intelligente ecco le informazioni per il consumatore dubbioso. Dati sul produttore, visite virtuali ai vigneti, consigli sugli abbinamenti con il cibo, recensioni pubblicate sul prodotto grazie al sistema di etichettatura messo a punto dalla società Scanbuy per il produttore ed importatore Lion Nathan Wine Group. Il codice a barre riuscirà a orientare gli acquisti in uno scaffale della GDO o la scelta in un ristorante che potrà disporre di una carta dei vini composta da tanti codici a barre? La scommessa per ora è stata accolta da quattro produttori: la statunitense Argyle, l’argentina Argento, la neozelandese Wither Hills e l’australiana St Hallett. La macchina della comunicazione è già in fermento e Cellar Key è su Facebook e su Twitter.

Fonte e foto: repubblica.it

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