Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e uno sfacelo tali, che superano l’uno e l’altro, la nostra immaginazione
J. W, Goethe

Nella vita tutto è avere fortuna, diceva la mia zia Teresina quando ero nu cictle (bambino). Penso che avesse ragione e io, fortunatamente, le mie fortune le ho avute e anche le disavventure… Come in verità tutti.

Tra le fortune, c’è il privilegio di poter spesso scippare a una parte della famiglia, una deliziosa casetta nel Marais a Parigi. Di fatto godere di un piede a terre nella ville lumière a costo zero. Per un appassionato crapulone come me non è vantaggio da poco. Per questo la scorsa settimana rientrando da una quattro giorni di teorico accompagno dei bambini ad Eurodisney e reale occasione di sciacquare i panni nella Senna, riflettevo.

Parigi-eurodisney

Mumble, mumble. Pensa che ti ripensa e sull’aereo che mi riportava a Roma ero ancora una volta stupito dalla vitalità di questa città, soprattutto se paragonata all’immobilismo capitolino. Ancora una volta nella mia sosta parigina, a pochi mesi dalla precedente avevo trovato nuovi indirizzi e aperture, che si sommavano a quelli degli ultimi anni.

Mah, a Roma succede poco, anche se qualcuno parlando dei soliti quattro indirizzi, ci vuole far credere che chissà quale fermento ci sia. Intendiamoci: Nastri è bravo, Arcangelo e Stefania ‘na delizia e se stessero a Parigi sarebbero celebrati in altra maniera, i fratelli Roscioli hanno creato un posto incredibile, Bonci è il Michelangelo della pizza, Sanlorenzo declina il mare in maniera moderna e felice e bla bla bla, madama la marchesa. Ma sono sempre quei dieci nomi sulla bocca di tutti, quei soliti indirizzi che oramai sono arrivati anche su Alfa Centauri. Tavole alle quali ci sediamo quotidianamente con gioia e entusiasmo da più di un lustro, un poco fragile come rinascita di Roma, non vi sembra? 😉

Gilles-Choukroun

A Parigi invece oltre alla grandeur della grande ristorazione gommata, in verità oramai più terreno di caccia per nuovi ricchi annoiati e disattenti, c’è un fervore di aperture e di nuovi locali e localini accessibili e interessanti. Ai soliti noti: Chateaubriand, Bigarrade, Ze Kitchen, Comptoir, Gazzetta (solo per citare i primi saltati in mente), si sono aggiunti nell’ultimo anno: lo stile minimale e fine di Claude Coillot nel Marais, Rino del talentuosissimo Passerini, gli esotismi elegantissimi di Yam’tcha, il glamour di Thoumieux lo chicchissimo bistrot firmato Piagie, la cucina in libertà di Gilles Choukroun. A fianco di questi una pletora di locali e localini, che aprono con un pubblico giovane che accalca il banco e i tavoli. La ricetta è sempre la stessa, con poche variazioni: una lavagna, pochi piatti che ruotano spesso, una cucina gourmet e divertita che non teme di osare e talvolta di sbagliare, un servizio che gira come un orologio ma assolutamente informale, stigliature in tavola semplici ed essenziali, tavolini piccoli e vicini, carta dei vini interessante e limitata e soprattutto un conto che difficilmente supera i 50 euro.

frecciarossa-tgv

Il raffronto e la vitalità tra le due capitali è decisamente impari… non è che a Parigi non ci sia la crisi, nei giorni del mio soggiorno gli scioperi paralizzavano la città. Ma la mia impressione è che la ristorazione abbia saputo meglio attagliarsi alla congiuntura. Probabilmente sarà anche più semplice e accessibile aprire locali, l’accesso al credito sarà più facile, quel che diamine volete. Però che differenza! Soprattutto sorrido quando leggo gli articoli, di colleghi ed amici, che vorrebbero una rinascita gastronomica romana, io stento a vederla, anzi vedo una città (come tutto il Paese) bloccata, in cui i giovani stentano a trovare lo spazio che gli compete, ci sono alcune eccezioni, per fortuna, ma tutto sommate poche per rassicurarci. Da cosa dipenda questa situazione non lo so, anzi no, alcune idee le avrei e sarei curioso di sapere se i nostri 24 lettori hanno mai pensato a questo confronto.

Boh, che ve devo di’? Non sono di primo pelo ma i posti della città eterna mi sembrano più o meno sempre quelli!

Foto Torre Eiffel: Francesco Arena

15 Commenti

  1. Bella questione; ci ho lavorato un paio d’anni, frequentando quasi sempre il sottobosco dei bistrot, e mi sono convinto che il parigino non mangia quasi mai a casa, ci vive nei ristoranti, si sposta con frequenza e assaggia le novità con grande entusiamo.
    Ecco, forse a Roma ci manca, più che la proposta, un cliente così vivace; e considerate le nostre tradizioni più domestiche e la situazione socioeconomica attuale, oggi lo vedo difficile questo parto.

  2. Ne parlavo qualche giorno fa. Roma è una città sonnacchiona! Dorme su molte cose. Dorme sui posti, e molto spesso nei posti ci si addormenta. Poi, svegliandosi, magari si accorge che si è sbagliata. Gli indirizzi sono sempre gli stessi e si “fatica” a trovarne degli altri di uguale valore e qualità. Molti ne aprono, ma spesso sono Locali creati apposta per infornare turisti & Co. Però non disperiamo, magari da qui a Natale qualcosa di nuovo esce fuori…oppure ci sposteremo tutti sulle sponde della Senna 😉

  3. Quoto il sempre illuminato chefclaude ed aggiungo che oltre alla vivacita’ e dinamismo della clientela romana e italiana( ndr), la poca cultura gastronomica , che porta sempre i soliti noti negli stessi locali…la maggior parte non ha curiosita’,non vuole conoscere e non gli interessa. Vorrei vedere quanta gente va’ a parigi e cerca quello che cerchi te Ale, con la stessa curiosita’ e voglia, spinta oltre che da appetito anche da un ricerca di novita’ non fine a se stessa….rimarremmo tutti quanti poco sorpresi scoprendo che su 100 persone che vanno in francia solo uno o due cercheranno i tuoi gazzette o rino o chateaubriand , ed il resto moulin rouge e spaghetti o pizza. Quindi immagina a roma cosa ci dovremmo aspettare.
    Amare considerazioni? forse…ma al momento i fatti sono questi,

  4. Mah, non credo che la colpa sia tutta della solita barbarie italiana… In giro per parigi, per i ristoranti del mondo incontro tanti italiani… Certo Arcà, non tutti sono malati come me 😉 ma ce ne sono parecchi. Per quanto riguarda l’abitudine dei parigini di mangiare fuori, è sicuramente vero, ma anche i romani nun scherzano! Il problema è che frequentano, spesso, luoghi orribili… Provate a farvi un giro tra fintiristoranti di pesce e finte trattorie il sabato o il venerdì sera… Poi ne riparliamo 😉
    Un altro problema è la poca voglia dei giovani chef di osare… Gli basta uno stage stellato, una comparsata televisiva e nazionalpopolare e qualche consenso, che subito se credono Ferran Adrià, se a questo ci aggiungi la difficoltà oggettiva di accedere al credito e di reperire luoghi e licenze, il quadro è problematico alquanto… Però ve prego basta cor popolo bue e orendo, lo so che talvolta è così, ma anche no 😀
    Ciao A

  5. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Lo so’ che finisce per diventare uno stereotipo pero’ alla fine tutte le analisi ci portano li, sommandosi ovviamente alle problematiche del credito che le banche non accordano, l’eccessivo problema della gestione economica del personale( tra I PIU’ ALTI AL MONDO), i costi degli affitti sempre piu inarrivabili( chiediamo a passerini quanto paga d’affitto per il suo locale di parigi), aggiungiamoci una quasi o totale indifferenza della clientela romana alle novita’ che siano sostanziali e non modaiole…..e tiriamo le somme….

  6. ha risposto a Arcangelo Dandini: Quindi Arcà, per te i giovani chef nun hanno colpe? Quelli dell’ordine al telefono dell’agneau dei pirenei, o dei sentori di rhum e tabacco, o delle acciughe del cantabrico sempre e ovunque, e delle schiume o acque di qualsiasi cosa… Mah, secondo me c’è un problema anche li nella città eterna…. Poi se vai all’estero, ma persino in provincia la realtà che trovi è molto diversa…
    Se si vogliono risolvere i problemi bisogna prenderli per le corna 😉
    Ciao A

  7. ha risposto a Alessandro Bocchetti:
    …ma perché ce l’hai tanto coi pischelli?
    non è che escono da scuola e aprono ristoranti; e non è neppure scimmiottare una certa cucina. A noi ci rovina l’ennesimo piatto insignificante, il tradizionalismo moscio, i prodotti scadenti, la burokrazia, gli affitti, la furberia, i locali per i polli.
    Ci siamo costruiti un sistema fatto apposta per deviare le buone intenzioni, e svalutare il lavoro fatto bene. Se hai vent’anni e non hai un ristorante di famiglia, fai prima a fare il giro del mondo che a cambiare ‘sto paese!

  8. ha risposto a Chefclaude: Guarda che non ce l’ho affatto con i pischelli, semmai con un certo tipo di pischelli… Sono il primo a scrivere e riconoscere le difficoltà di costruire qualcosa per i giovani in questo strano paese, però nello girovagare per ristoranti in queto strano paese, non posso fare a meno di registrare, almeno nella città eterna, tanta improvvisazione, tanta voglia di fare o fenomeni e poca attenzione per la cultura enogastronomica, tantissimi prodotti del lusso massificato e pochissima conoscenza della materia prima…. Vedi chefclaude, prima di dire che la colpa è del popolo bue bisogna che ognuno si prenda la sua parte, se vogliamo trovare il bandolo della matassa, se no continueremo a lamentarci come il vecchietto che controlla i lavori stradali…

  9. ha risposto a Vincenzo Pagano: Vince’, vuoi mettere in partenza, escluso l’investimento iniziale l’handicapp del 33 per cento di personale, 25 per cento di materie prime, 12 per cento di affitto( se sei un drago o sull anagnina forse) le tasse che sappiamo e tutte le incombenza comunali e le utenze correnti….insomma non si finisce piu’. Capisco rischiare, ma se non hai il paracadute almeno del pubblico che crede nel tuo lavoro, non mi sento di biasimare i giovani che non vogliono osare oppure vanno ad osare altrove( tipo giovanni passerini)

  10. Una sciochezzuola. A Parigi, anche la scelta colore di una bicicletta a noleggio, è un mezzo per rinnovare una idea forte di sè, come comunità, E il cibo, come la cultura non conservativa, nè è un elemento.
    A Roma, l’idea di fondo, è opposta: se abbiamo il Colosseo, perchè mai dovremo inventarci altro? E’ una grandeur a rovescio, agli antipodi.

  11. ha risposto a umberto:
    …mi ricordi la battuta di Joyce, che Roma gli ricordava un figlio che sopravvive mettendo in esposizione il corpo della mamma morta.
    Ma (oggi) mi chiedo pure: come fa a volare una attività commerciale “ricreativa” in una città dove è quasi impossibile spostarsi, spesso difficile nello stesso quartiere? Che è un miracolo quotidiano raggiungere anche il proprio posto di lavoro?
    Non c’è bisogno neppure di fare troppo i piagnoni: oggi piove (qui è ‘na calamità tutta speciale).

  12. Non vorrei fare l’ovvio, ma guardate che Parigi è ben diversa da Roma per numeri e struttura di città. Gli abitanti sono il triplo, l’aerea urbana il quintuplo, ed è vero che ti sposti in 5 minuti ovunque con la Metro.
    Tutto ciò rende più facile il lavoro e il divertimento. Aggiungi poi che la cultura del francese nei confronti del ristorante è molto più profonda della nostra, dove ancora il nostro mito è la trattoria sotto casa che non c’è più…
    E allora? Vogliamo, chessò, metterci anche New York? Ragazzi, qui finiamo a fare il Verdone sulla moto con Eleonora Giorgi “Ma tra Parigi, Londra e New York…”… Vabbè, ai colti ricordarsi tutto lo scambio di battute!

  13. ha risposto a Alberto: Mah, i colti parlano di Stoccolma e di posti delle fragole… Tse Verdone e borotalco 😉
    Cmq parigi anche se fosse cinque volte Roma, ha più di cinque volte la vitalità della ristorazione romana… Come la metti la metti, nun se scappa…
    Ciao A

  14. Estensione: Parigi 105 kmq – Roma 1.285 kmq
    Abitanti: Parigi (intramuros) 2,2 milioni – Roma 2,7
    Stelle Michelin
    Parigi: 10 *** – 13 ** – 41 *
    Roma: 1 *** – 1 ** – 7*

    Londra: 2***, 8**, 40*
    New York: 5***, 10**, 42*

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