Aeropress. Il caffè a colpi di stantuffo

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Come lo preparate il caffé? Con la semplice Moka, la più intrigante napoletana, il boiler americano, il French press o vi affidate alle cialde Nespresso e Lavazza? Metodi sorpassati, parola di Alan Adler, il docente della Stanford University che negli anni Ottanta ha messo a punto Aerobie, un frisby da primato che ancor oggi detiene il record del mondo per il lancio a mano più lungo mai realizzato. Aeropress, che assomiglia a una siringa da cavalli senza ago, ha conquistato dal 2006 schiere di intenditori. Che sperimentano nuovi metodi di preparazione e si sfidano in un Campionato Mondiale che l’anno prossimo si disputerà a Bogotà, a giugno.

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Aeropress è un elettrodomestico semplicissimo e poco costoso (33 €) che dispensa un caffè che secondo gli estimatori è migliore del tradizionale americano perché è possibile controllare la temperatura, mantenendola più bassa rispetto a quella di ebollizione, e soprattutto è possibile accelerare al punto giusto il passaggio dell’acqua carica di caffè nel filtro senza far restare nelle trame la parte più ricca e gustosa. In pratica mettendo a punto il grado di maìcinatura della polvere e quello dell’acqua calda si ottiene un caffè meno acido e meno amaro. L’obiettivo che l’inventore del frisbee con il buco al centro si era prefissato quando aveva cominciato a marchingegnare con un normale filtro a cono Melitta.

Il metodo Aeropress prevede la macinatura nella consistenza preferita (prima variabile), l’inserimento nel cilindro, l’aggiunta dell’acqua calda (altra variabile la temperatura), il mescolamento (secondo un tempo oggetto di studio) e il riposo (quanti secondi?!) prima del colpo di stantuffo la cui intensità e lunghezza rappresenta il colpo da maestro. Un dispositivo tra l’altro facile da portare con sé tanto che spunta anche sugli aeroplani.

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Senza diventare popolare come il frisbee Aerobie, Aeropress ha però già fatto il suo ingresso in molti locali come il Dose Espresso, lo Stumptown Coffee Roasters, il RBC NYC e Everyman Espresso, di New York. Come detto, esiste anche una competizione internazionale per il migliore caffé preparato con Aeropress (la campionessa in carica è la danese Marie Hagemeister) che ha portato alla codifica di diversi metodi di preparazione che appunto giocano sulle diverse combinazioni di temperatura, quantità di caffé, tempo di mescolatura e di infusione.

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Creare un dispositivo cult non era nelle intenzioni di Aldler che voleva un caffé più omogeneo del normale e meno bollente visto che “la temperatura più bassa riduce l’acidità e l’amaro” del caffé e lo rende di sapore “più delicato”. Ma la soluzione è arrivata: applicando al tubo un  filtro di carta.

[Fonte: New York Times]

Foto: World Aeropress Champion Photo /Liz Clayton, William P. O’Donnell, Illy